Realtà e finzione nel teatro: un contributo progettuale: allestimento dell' "Illusion comique" in campo S. Trovaso a Venezia
Clarissa Fabiana Testa
Realtà e finzione nel teatro: un contributo progettuale: allestimento dell' "Illusion comique" in campo S. Trovaso a Venezia.
Rel. Sergio Santiano, Paolo Bertalotti. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2007
Abstract
La tesi da me svolta verte sull'esistenza del binomio realtà-finzione all'interno del teatro così come accade nel quotidiano ed in tutte le arti.
Tale binomio è presenta nel teatro a partire dalle origini, dove il teatro nasce direttamente dalle necessità quotidiane, tanto nelle società primitive quanto in quelle già sviluppate. Il teatro è l'ente regolatore della realtà e come tale riceve l'influenza della società ed a sua volta la corregge.
Queste caratteristiche vengono messe ancora più in luce nelle opere del cinque-seicento dove questo binomio prende spesso la forma del teatro nel teatro, dove sulle scene si finge un allestimento teatrale.
Vi sono esempi in Shakespeare, in Locatelli, Andreini, Baro e diversi altri, ma c'è un autore, Corneille, che, nella sua commedia "L'illusion comique", affronta diversamente il tema, lasciando fino alla fine lo spettatore nell'equivoco, rivelando cioè solo alla fine la finzione di uno spettacolo teatrale.
"L'Illusion comique" è un omaggio all'arte teatrale costruito attraverso la moltiplicazione dei livelli rappresentativi, dove il gioco delle illusioni si inscrive nell'idea barocca dell'identità tra teatro e vita, dell'impossibilità di discernimento tra persone e personaggi, della fusione tra attori e spettatori.
Dice Marco Sciaccaluga "L'illusione comica ci dice insieme quanto sia magica la vita e come solo l'arte riesca a spiegare questa magia".
Partendo da queste premesse ho studiato l'allestimento dell'opera. Innanzi tutto ho scelto il luogo, Venezia, poiché si tratta, cito Proust, di una "città inafferrabile e proibita", dove "la Venezia reale è un sogno in cui la Venezia scritta sarà la verità". Venezia è al contempo città reale e città onirica, è ambigua, è, in un gioco di matrioske, acqua e terra.
Venezia è una città dai mille volti, come mille sono i volti che rispecchia l'acqua dei canali, quell'acqua che hanno nel cuore artisti come Chateaubriand, Morand, Brodskij, Giraoudux, Barrès, Wagner...ma anche di Luchino Visconti, che ama Proust, e, ancor di più Venezia.
A Venezia luce e acqua si mescolano e creano magia. A Venezia ogni limite si confonde: tra sogno e realtà, tra presente e passato, colpisce l'irrealtà affascinante di questa città.
Venezia, tra i suoi mille volti, è città d'arte, e qui,a causa delle condizioni sociali, differenti dal resto dell'Europa, nel 1565 nasce il primo teatro pubblico.
La seconda scelta è stata quella del teatro, o meglio, in questo caso s'è trattato della scelta di un altro luogo, infatti ho deciso di seguire la tradizione tutta veneziana del teatro all'aperto, nei "campi" (le piazze veneziane).
Campo tradizionalmente utilizzato per le rappresentazioni è quello di S. Trovaso, localizzato nel sestiere di Dorsoduro.
Proprio in campo S. Trovaso, nel 1979, si assiste alla prima dell`Illusion comique" allestita da Walter Magliaro, unico allestimento italiano dell'opera precedente a quello della stagione passata guidato da Marco Sciaccaluga.
La scelta del "teatro all'aperto" è stata fatta per ottenere una finzione nel contesto reale, infatti si è ottenuta una scatola magica in cui tutto è parte di una finzione, e dove all'aperto ho l'incontro con la realtà, poiché si tratta non di un luogo sterile, un luogo non luogo, ma di un luogo in cui la gente "vive".
In tal modo ottengo un'interazione ambigua tra finzione e realtà, dovuta ad un teatro non teatro in una città che mille città e nessuna, dove i pieni e i vuoti sono costituiti da muri ed acqua, dove i rumori si ovattano e si riflettono rimescolandosi.
Ho scelto però di utilizzare, al posto del tradizionale campo, lo spazio, le "fondamenta" di S. Trovaso invece che il tradizionale campo, per poter avere un maggiore "contatto" con l'acqua, per avere maggiormente presente il binomio terra-acqua, dove i giochi del testo si moltiplicano, dove i sottintesi e gli accenni della commedia si fanno più sottili. Lo spazio forse si fa più difficile da gestire, avendo a disposizione una striscia, una lingua di terra, al posto del tradizionale spazio che consente una semplice localizzazione del palco e del pubblico, ma anche questa differente collocazione consente di amplificare l'effetto ambiguo dell'opera.
Ho deciso infatti di allestire l'opera utilizzando tutto lo spazio a disposizione, acqua o terra che sia, il praticabile contorna il pubblico ma non solo, occupa lo spazio della fondamenta di fronte ma non solo, entra a far parte della scenografia anche il canale stesso, come acqua e come specchio del cielo, ma anche, a sua volta, come spazio calpestabile, con l'uso di una zattera sulla quale gli attori recitano.
L'ultima scelta che ho fatto mi è stata suggerita dall'allestimento di Marco Sciaccaluga, che ha vestito i suoi personaggi maschili in abiti militari e fatto svolgere l'azione davanti alle macerie di una città contemporanea bombardata; mi sono chiesta in quale periodo storico collocassi la vicenda, e sono giunta alla conclusione che non c'è un'epoca esatta in cui collocarla, è atemporale, è ambientata in epoca moderna come nel I secolo a.C. come nel più lontano futuro, quindi gli abiti indossati saranno anch'essi in collocabili in un'epoca storica vera e propria.
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