Il teatro d'Angennes a Torino : un teatro neoclassico tra archivi comunali e nobiliari
Martina De Bortoli
Il teatro d'Angennes a Torino : un teatro neoclassico tra archivi comunali e nobiliari.
Rel. Paolo Cornaglia. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2017
Abstract
INTRODUZIONE
"Teatro è parola di significato ambiguo. Vedremo che in principio fu usata dai Greci per designare la gradinata semicircolare da cui si contempla la rappresentazione drammatica; e anche la massa del pubblico che vi s'assideva. Poi fu estesa a tutto l'edificio destinato alla rappresentazione". (Silvio d'Amico, 1982)'
La bellezza del teatro risiede già nel suo nome. Quante altre parole nella nostra lingua possono essere usate per indicare il significato e il significante, il contenuto e il contenitore? Gli accademici della Crusca parlerebbero molto probabilmente di metonimia, ma di retorico nel teatro non c'è nulla. Quando si pensa di aver appreso a sufficienza, vi è qualcosa di nuovo che invoglia ad approfondire maggiormente l'argomento. La frase di Silvio d'Amico dunque non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, le due accezioni del termine sono note a chiunque. Questa tesi si concentra naturalmente sull'aspetto architettonico, ma è chiaro che l'evoluzione dell'edificio (e di un edificio in generale) non è avulsa da quanto avviene al suo interno e dalle esigenze di coloro che utilizzano, attori o spettatori che siano. La nascita del teatro, dal greco théatron, "spettacolo", è la prova di questa relazione e va attribuita alla civiltà ellenica. Patria della filosofia, l'Antica Grecia diede i natali alle tragedie di Eschilo e alle commedie di Aristofane. Nel contesto culturale, non solo la letteratura, ma anche tutte le arti, dalla scultura all'architettura, erano tenute in grande considerazione.
I doveri dei cittadini delle polis erano diversi, tuttavia tra essi emergeva, nell'ottica dello sviluppo dei teatri, la partecipazione attiva alla vita religiosa. Questa sfumatura comprendeva anche le rappresentazioni: non erano considerate una forma di svago, quanto piuttosto un rituale, uno strumento di purificazione dell'animo dalle pulsioni peggiori dell'uomo, una catarsi. Per questo motivo erano aperte a tutta la popolazione e duravano un giorno intero.
teatro greco sorgeva fuori città, sul pendio di un colle, fattore che lo ha reso un esempio insuperabile di acustica. Era privo di copertura ed era composto da tre parti principali: la cavea, l'orchestra e la scena. La cavea (koilon) era costituita da una gradinata semicircolare con le estremità leggermente prolungate: dapprima realizzata in legno, solo in un secondo momento si fece ricorso a una struttura stabile, in pietra, con gradinate intervallate da corridoi (diazomà) e interrotte da scalette radiali, per facilitare la circolazione degli spettatori. I gradoni erano alti all'incirca 40-50 cm e larghi 55-70 cm. I posti più ambiti, riservati alle autorità cittadine, tra cui l'Arconte Eponimo, erano quelli in basso, vicino all'orchestra, dotati di spalliera e braccioli5. L'orchestra era inizialmente il luogo dell'azione scenica, mentre successivamente diviene la sede del coro, uno spazio intermedio tra cavea e scena, a cui si accedeva tramite i parodoi, le entrate laterali. Al centro dell'orchestra, realizzata in terra battuta, era posto l'altare dedicato al dio Dioniso, la thymele, a cui fare sacrifici. Infine, la scena (skenè), rialzata rispetto a cavea e orchestra. In origine era costituita da un muro, per celare agli spettatori la vista degli attori intenti a prepararsi; solo in seguito diventa il punto focale dell'azione, il luogo deputato alla recitazione. Si passò pertanto all'articolazione di questo spazio, alla creazione di veri e propri ambienti di servizio, dal magazzino per costumi e attrezzature ai camerini. Questo complesso prendeva il nome di scenoteca. La scena era generalmente rettangolare, con due avancorpi laterali, i paraskenia, che racchiudevano al loro interno il logeion o proskenion, il palco su cui si esibivano gli attori quando l'orchestra e la scena non furono più sufficienti.
Va infine sottolineato che il teatro greco era pensato per ospitare migliaia di persone, come il Teatro di Dionisio ad Atene, la cui capienza, a detta di molti studiosi, era di circa 15000 spettatori. Ciò dipendeva dal fatto che all'epoca gli spettacoli erano finanziati da ricchi cittadini, i coregoi, cosicché anche le fasce più povere della popolazione potessero accedervi per compiere la catarsi di cui si è parlato in precedenza. Tra i teatri greci tuttora conservati si rammentano, oltre al già citato Teatro di Dionisio: il Teatro di Epidauro, opera di Policleto, che ospitava circa 17000 spettatori; il Teatro di Megalopolis; il Teatro di Delfi, costruito nel IV sec. a.C. L'aspetto odierno di quest'ultimo è dovuto ai lavori condotti nel 160 a.C., per volere di Eumene II di Pergamo. Vi sono esempi di teatri greci anche in Italia, a Segesta e Siracusa, per citarne alcuni.
Parallelamente al teatro greco si sviluppa il teatro romano. A differenza della civiltà ellenica, quella romana non considerava la visione dello spettacolo come un evento per la collettività (e per il bene della collettività), quanto piuttosto un ludus, un divertimento alla stregua del circo o dell'anfiteatro. Alcuni imperatori, Caligola docet, ne fecero un vero e proprio strumento politico, utilizzando gli spettacoli per placare il malcontento popolare. Più volte la tecnica del panem et circenses, diede i suoi frutti sventando rivolte. Se posti a confronto, il teatro greco e quello romano presentano caratteristiche architettoniche simili. Anche nel teatro romano infatti si nota la presenza della cavea, dell'orchestra e della scena. La cavea però è un semicerchio perfetto e i parodoi, coperti da volte, creano in questo modo i vomitoria, i passaggi destinati al pubblico. La scena è maggiormente ornata rispetto a quella greca, con più piani, logge e colonnati sovrapposti. L'unico punto di distacco è rappresentato dall'ubicazione dell'edificio. 11 teatro romano era sovente costruito al centro della città e non aveva bisogno di un pendio a cui appoggiarsi, poiché era dotato di una massiva struttura in muratura, alleggerita da archi e gallerie, con annesse fondamenta. Tra i teatri romani si ricordano: il Teatro di Marcello a Roma, costruito nel II a.C., con 15000 posti circa, e quello di Pompei, risalente al 200 a.C., il prodotto di diversi rimaneggiamenti. E' bene infine sottolineare la differenza tra teatro e anfiteatro. Quest'ultimo, di forma ellittica, era adibito ai giochi dei gladiatori. Il più noto è naturalmente l'Anfiteatro Flavio, il Colosseo, inaugurato a Roma nell'80 d.C.. Attorno al 200 d.C., però, la sorte del teatro inizia a cambiare. Ne è un esempio quanto scrive Tertulliano: "Allo stesso modo ci viene ordinato di scacciare ogni forma di impudicizia. Per questo solo motivo eccoci dunque lontani anche dal teatro che la sede privilegiata dell'impudicizia, dove appunto non si approva nient'altro che non sia condannato altrove. 2. Così il sommo favore di cui gode il teatro deriva soprattutto dall'oscenità che l'attore di atellane rappresenta coi suoi gesti [...]. Che se noi dobbiamo esecrare qualsiasi forma di impudicizia, perché mai è lecito sentire ciò che non si può pronunciare a parole, dal momento che sappiamo che anche la scurrilità e ogni parola vuota sono condannate da Dio?[...]"w. Le frasi riportate non sono che un'eco del pensiero della Chiesa. E' proprio la Chiesa che scandisce e domina la vita medievale, in un clima di chiusura e terrore che tocca il culmine con la caccia alle streghe. Come altri passatempi giudicati immorali, il teatro è visto dunque come qualcosa di diabolico, un covo di perdizione, un luogo che induce alla tentazione e come tale va evitato e messo al bando. Non esistono testimonianze o resti di teatri medioevali poiché non ne sono mai stati costruiti. Le uniche rappresentazioni concesse erano quelle a sfondo religioso: si inscenavano generalmente episodi della vita di Gesù, come la Passione, tramite la Via Crucis con le varie stazioni, la cui durata complessiva poteva estendersi fino ad una settimana. In un primo momento si recitava in Chiesa, poi all'esterno, ad esempio nel piazzale davanti ad essa. Le quinte impiegate, chiamate matisions o luoghi deputati, erano molto semplici e, affiancate, mostravano contemporaneamente tutti i luoghi dell'azione scenica. Gli attori (religiosi o laici facenti parte di qualche congregazione pia) si spostavano di volta in volta davanti all'ambiente opportuno oppure rimanevano fermi davanti al luogo realizzato per il proprio personaggio (ad esempio il diavolo stazionava davanti alla quinta dell'inferno). Il carattere di queste rappresentazioni era dunque religioso e temporaneo e sarà così fino alla fine del Medioevo. Solo nel Cinquecento si assiste a una svolta, con la ripresa dell'esecuzione degli spettacoli "profani", drammi e tragedie, principalmente nei teatri di corte, poi anche nei teatri pubblici. I simboli di un primo cambiamento dal punto di vista architettonico sono essenzialmente due: il Teatro Olimpico di Vicenza, che rappresenta il passaggio da edificio all'aperto a edificio coperto e da teatro provvisorio a teatro stabile, e il Teatro di Sabbioneta, che costituisce il primo esempio di edificio teatrale a sè stante, progettato ex novo e non inserito in strutture esistenti.
Il Teatro Olimpico di Vicenza, tuttora esistente, fu progettato e iniziato da Andrea Palladio nel 1580, terminato probabilmente da Vincenzo Scamozzi nel 1584 e inaugurato nel 1585. Era stato commissionato dall'Accademia Olimpica, istituzione culturale nata nel 1555, di cui peraltro Palladio faceva parte. La sua particolarità risiede nel carattere permanente con cui fu concepito. Era un Teatro stabile, progettato per durare, ed è questa la vera rivoluzione: il Teatro diviene un'esigenza per la comunità ed è da essa richiesto come un qualunque altro servizio pubblico. Questo Teatro, nello specifico, si colloca all'interno del Palazzo dell'Accademia: è chiuso da un soffitto dipinto che richiama il cielo aperto del teatro greco, azzurro con nuvole sparse. La struttura delle gradinate non è più semicircolare, come nei teatri greci, ma semiellittica. La chiusura superiore è costituita da un colonnato, sormontato da una balaustra continua e statue in corrispondenza delle colonne, che ne segue l'andamento. Nella parte centrale il colonnato è chiuso da nicchie ospitanti altre statue. Serve da cortina per nascondere le due scale d'accesso retrostanti. L'orchestra è ribassata rispetto alla quota del proscenio, delimitato da un fronte scena rettangolare in muratura a tre piani con colonne e nicchie, talvolta sormontate da timpani curvilinei, talvolta da timpani triangolari, in alternanza. Vi sono tre aperture (fornici) frontali e due laterali. La porta regia (la principale, costituita da un arco a tutto sesto) e i due hospitalia (gli accessi ad essa affiancati, uno su ogni lato) testimoniano l'evoluzione della scenografia nel Rinascimento.
L'altro simbolo del cambiamento è il Teatro all'Antica di Sabbioneta, in provincia di Mantova, voluto dal Duca Vespasiano Gonzaga per la sua Corte. Costruito tra il 1588 e il 1590 da Vincenzo Scamozzi, questo è, come sopra accennato, il primo teatro pensato come edificio e non come porzione di un edificio: in fase progettuale l'architetto ha potuto esprimersi liberamente, senza vincoli di sorta. La struttura è rettangolare ed è sempre meno intuibile al suo interno il ricordo del teatro greco. La cavea è composta da una gradinata semicircolare in legno le cui estremità sono a loro volta incurvate. Come nel Teatro Olimpico di Vicenza, le gradinate sono circondate da un colonnato sormontato da statue, destinato all'epoca alle signore. Tra cavea e palcoscenico, in corrispondenza dell'orchestra, sulle pareti vi sono scene dipinte a trompe l'oeil, con colonne corinzie e archi a tutto sesto. La scena, rialzata, impiega le nuove tecniche della prospettiva, con due serie di quinte. Il soffitto è ligneo, con travi e tavolato a vista.
Se si dovessero dunque sintetizzare le caratteristiche del teatro cinquecentesco, bisognerebbe
sottolineare che nella maggior parte dei casi è frutto di un adattamento di una sala esistente alle nuove esigenze della collettività. Gli spettacoli hanno luogo in occasione del Carnevale o in circostanze particolari, come la visita di un'autorità o un matrimonio nella famiglia Reale. Il teatro è considerato un semplice divertimento, ben lontano dall'idea di rito purificatorio originale. Generalmente la sala, di forma rettangolare, collocata all'interno di un edificio di proprietà di un'Accademia culturale oppure del Comune, ricorda solo vagamente il teatro greco: le gradinate, che si dissociano dalla forma semiellittica, assumono nuovi andamenti; il palcoscenico si fonde con la scena e porta alla creazione di quinte sempre più complesse. Ma è nel Seicento che si compie un ulteriore passo in avanti e si arriva alla struttura a "celle" o ad alveare, la cage de poulets, che incarna il prototipo del teatro "all'italiana". Subentra infatti l'esigenza di dividere il pubblico: dividere non solo a seconda del ceto di appartenenza, ma dividere anche all'interno di una stessa classe sociale. Nascono dunque gli ordini, per stratificare i ceti, e i palchi, per garantire privacy agli occupanti. Le logge ospitano i nobili e i ricchi, mentre la platea è destinata ai popolani. Anche lo spazio del palcoscenico muta, con la separazione tra sottopalco, piano scenico e soffitta a graticcio e l'introduzione di nuovi macchinari. Dal 1650, ad esempio, si passa dal sipario a caduta al sipario a risalita. Nello stesso periodo inizia il dibattito sulla curva della sala. Uno dei primi Teatri frutto di una riflessione su questo tema è il Tor di Nona14, a Roma. Come consuetudine dell'epoca, era stato ricavato da una vecchia sala, pertanto gli accessi e la distribuzione interna non erano ottimali. Quando dovette essere ristrutturato, nel 1671, si decise di utilizzare la distribuzione planimetrica a ferro di cavallo, con sei ordini di palchi, senza prestare grande attenzione allo sviluppo dei locali accessori, che assumerà una grande importanza tra Sette e Ottocento. Dei teatri in questi due secoli, però, si parlerà in seguito.
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