Olimpiadi come strumento di trasformazione e sviluppo : Torino non sta mai ferma
Andrea Maggiora, Carmel Morabito
Olimpiadi come strumento di trasformazione e sviluppo : Torino non sta mai ferma.
Rel. Giuseppe Dematteis, Marco Santangelo. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2006
Abstract
E' innegabile quanto sia parte del patrimonio di qualsiasi centro urbano l'indole, la capacità e la necessità di una trasformazione continua.
La velocità delle trasformazioni nelle città dipendono da una miriade di eventi che giorno dopo giorno segnano la vita urbana. A volte però questi processi di sviluppo trovano spazi di manovra molto più rapidi e decisi, sfociando in trasformazioni decisive che possono in pochissimo tempo decidere le sorti di interi pezzi di città. E' questo il caso degli eventi, che nel nostro tempo assumono un carattere incisivo, occasioni di reale mutazione degli assetti urbani.
In questo quadro si colloca la rincorsa alla candidatura delle città a qualsiasi cosa accenda su di sé l'attenzione, i riflettori dell'economia e della pubblicità. Una di queste occasioni sono proprio le Olimpiadi. Questo mega-evento porta su di sé la responsabilità di essere un catalizzatore non solo dell'economia di una città, ma anche del suo sviluppo, delle sue attese, la carta da giocare su cui puntare le risorse per un investimento a tutto tondo. Il mega evento risulta inoltre, a causa della sua natura di evento globale, internazionale, decisamente "standard" nel suo modus-operandi e, per questo motivo, comporta un difficile processo di adattamento al contesto locale nel quale va ad insediarsi. L'evento olimpico può quindi assumere il duplice significato di "sintetico": da un alto può essere inteso come evento catalizzatore di tutti gli sforzi fatti dalla città per riposizionarsi nello scenario sovralocale, dall'altro il mega evento è "sintetico" in quanto è un elemento artificiale, estraneo di per sé alla natura del luogo in cui si va ad inserire e per il quale diventa necessario impostare una strategia di attuazione coerente con i valori, i significati ed il contesto con cui si trova a convivere.
Ma come fare per trasformare l'evento catalizzatore in reale strumento d'innovazione? La strada da seguire dovrebbe fondarsi sui principi base della "logica urbana", attraverso un atto di coscienza, e conoscenza, consapevole fino in fondo di quella macchina complessa che chiamiamo "città". Capire Torino, le sue capacità, i suoi talenti, le sue regole specifiche, come prendere atto dei suoi limiti, della sua natura. La città contemporanea incorpora interessi, rivalità e conflitti: l'evento catalizzatore deve focalizzarsi sulla ricerca della qualità urbana, non sull'evento in sé e per sé (che altrimenti finirebbe per rappresentare esclusivamente se stesso). E ancor più grave della possibile inutilità di una eredità olimpica fatta di oggetti fini a se stessi è la possibilità di sposare una fede del cambiamento ad ogni costo che può portare alla perdita della memoria storica dei luoghi, snaturando anche il contraddittorio diritto ad esistere di certi vuoti urbani, di certe piccole realtà talvolta assurde ma non pper questo meno vere, meno "torinesi". Ben vengano, dunque, le Olimpiadi, se sapranno tradursi in una valorizzazione del territorio che, tenendo presente aspetti e caratteristiche diverse, ridefiniscano, reinterpretino e integrino il patrimonio territoriale garantendo, quale vera eredità olimpica, una ricapitalizzazione del milieu locale.
Relatori
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