Patrimonio, valorizzazione e identità: il caso delle villes nouvelles
Silvia Prodam Tich
Patrimonio, valorizzazione e identità: il caso delle villes nouvelles.
Rel. Cristoforo Sergio Bertuglia, Giorgio Preto, Andrea Stanghellini. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2002
Abstract
Introduzione
Il significato dei termine ville nouvelle, o città nuova, è molto ampio. Per Merlin e Choay, (1996, p. 709, nostra traduzione), una città nuova è una "città pianificata la cui creazione è stata decisa per via amministrativa". Città nuove sono state costruite in tutte le epoche e in luoghi molto diversi. Dagli antichi egizi, greci e romani fino alla fine del XVIII secolo, re, principi e imperatori costruirono regolarmente delle città nuove, aventi ruolo di roccaforti per la difesa dei territorio, poli di sviluppo economico, basi per la colonizzazione di nuovi territori o espressioni di una pura volontà politica. Oggi le città nuove sono, in prevalenza, la risposta dei paesi industrializzali ai problemi creati dalla rapida e disordinata crescita dei grandi centri urbani. Il movimento internazionale delle città nuove nasce in Inghilterra, nella seconda metà dei XIX secolo, con la pubblicazione dell'opera di Ebenezer Howard "Tomorrow: a peaceful path to real reform". Howard pensò di controllare lo sviluppo urbano di Londra realizzando delle città-giardino, centri urbani di dimensioni modeste, inserite in un contesto rurale, poste a poca distanza dalla metropoli e autonome rispetto ad essa. La soluzione proposta da Howard venne in seguito sperimentata nei maggiori paesi industrializzati (Inghilterra, Olanda, Scandinavia, Russia, Stati Uniti, Francia), adattandola alle esigenze specifiche di ciascuno di essi. Si possono individuare oggi tre tipologie di città nuova: quelle concepite nel quadro di una politica di pianificazione territoriale di una grande metropoli (come le new towns inglesi e le villes nouvelles francesi); le città nuove industriali, sorte per alloggiare i lavoratori dei grandi impianti di produzione, come in Russia, Polonia e Ungheria; le nuove capitali, come Chandigar e Brasilia, nate per ragioni politiche e per pilotare lo sviluppo di paesi economicamente arretrati.
In questa sede tratteremo le nove villes nouvelles costruite in Francia a partire dagli anni '60: Melun-Sénart, Evry, Saint-Quentin-en-Yvelines, Marne-la-Vallée, Cergy-Pontoise, Lille-Est, l'Étang de Berre, l'Isle d'Abeau, e Le Vaudreìl. Nate per porre un fieno all'espansione disordinata delle maggiori aree metropolitane francesi, esse hanno per fine quello di offrire un quadro di vita alternativo, che ritrovi l'equilibrio tra occupazione, habitat, trasporti e circolazione, qualità del costruito, del paesaggio e del verde urbano. La creazione di queste città segue le direttive dell'urbanistica contemporanea, e architetti ed artisti di talento sono stati chiamati a partecipare alla loro costruzione.
Il complesso processo di realizzazione di queste città nuove suscita alcune riflessioni. In particolare, è interessante capire di quali specificità sono state dotate per renderle competitive rispetto alle grandi città accanto a cui sorgono, e quali dispositivi sono stati messi in atto per dotarle di un'identità propria.
Considerato che l'architettura trasmette sempre, direttamente o indirettamente, un messaggio, e che in genere questo è l'espressione dei potere costituito, sorge spontaneo chiedersi se anche nelle villes nouvelles ci sia la volontà di trasmettere un messaggio, e quale. Per la creazione di questi nuovi centri urbani, gli studi urbanistici tradizionali sono stati inoltre integrati con studi economici, demografici, sociologici, tecnologici e ambientali. L'impegno e gli studi condotti per produrre una città che presenti un quadro di vita migliore possibile ci porta a chiederci se le villes nouvelles non si inseriscano nella storia delle città ideali, e se possano in qualche modo essere considerate come il manifesto della cultura urbana dagli anni '70 a oggi.
Non basta però costruire una città, pur dotata di tutte le sue funzioni principali (abitazione, occupazione, educazione, commercio, loisir), perché questa sviluppi una vita urbana e raggiunga gli obiettivi per i quali è stata creata. Le dinamiche più difficili da ricreare artificialmente sono la nascita di una vita sociale e di un'identità cittadina. Nelle città storiche, il processo di identificazione degli abitanti nella propria città avviene attraverso la lettura, la comprensione e la valorizzazione del patrimonio, sedimentato nel corso dei secoli. Nelle villes nouvelles, invece, il processo di identificazione si basa su un patrimonio urbanistico, architettonico e artistico contemporaneo. In questo caso, gli elementi di identificazione della città sono stati creati appositamente e politiche mirate di valorizzazione hanno aiutato i cittadini ad identificarsi in essi. La presenza di un patrimonio urbanistico, artistico e architettonico significativo, esteso alla scala della città e interessato da politiche di valorizzazione, può portare a chiedersi se le villes nouvelles possano essere considerate delle città-museo, confrontandole in qualche misura con le città-museo storiche.
Conclusione
Il patrimonio delle villes nouvelles, come si deduce da quanto detto in precedenza, è vario e complesso. Esso comprende opere urbanistiche di valore, che testimoniano l'evoluzione della concezione urbana dagli anni '70 a oggi: l'urbanisme de dalle, i tracciati ortogonali e gli assi prospettici degli anni '80, la complessità dei tessuto urbano degli anni '90. II patrimonio architettonico risulta altrettanto interessante, in quanto frutto di un programma di ricerca che ha prodotto numerose innovazioni, in particolare nel campo dell'edilizia residenziale (cfr.: par. 4.3). Le villes nouvelles sono anche città d'arte contemporanea, e campo di sperimentazione di nuove forme di fusione tra arti plastiche, urbanistica e architettura (cfr.: par. 5.2). Un ruolo importante è svolto anche dal patrimonio storico esistente sul territorio, di per sé non particolarmente consistente, ma di cruciale importanza per conferire alle villes nouvelles un maggiore radicamento nel territorio.
Al contrario di quanto accade nelle città storiche, in cui gli elementi del patrimonio urbano spesso si sovrappongono, dando origine ad una stratificazione verticale, nelle villes nouvelles si ha invece una sorta di `stratificazione orizzontale' delle differenti fasi di costruzione delle città (anni '70, '80 e '90). La velocità con cui queste città nuove sono state costruite non ha lasciato il tempo per una sovrapposizione di elementi urbanistici e architettonici, che sono invece sorti l'uno accanto all'altro. L'eterogeneità del costruito fornisce un'identità forte ai singoli quartieri della ville nouvelle, ma rischia al tempo stesso di compromettere la percezione unitaria della città. La stratificazione orizzontale favorisce, e in un certo senso rende necessarie, le politiche di studio e valorizzazione condotte sulle villes nouvelles: favorisce, perché queste si possono basare su elementi che sono ben distinti spazialmente e che non hanno subito modificazioni; rende necessarie, perché indispensabili per far comprendere agli abitanti il lavoro di concezione e le scelte alla base della creazione dei differenti quartieri, e per riunire concettualmente elementi che sono fisicamente molto differenti tra loro.
Dall'esame delle caratteristiche delle villes nouvelles emerge un'identità complessa, composta da differenti fattori: la forte impronta statale che ne ha caratterizzato la nascita, la sperimentazione urbanistica, architettonica e artistica, il rapporto con il territorio, la consapevolezza di costituire una testimonianza della cultura urbana contemporanea. La formazione di questa identità, ancora in corso, ha dovuto affrontare dei momenti critici. La forte caratterizzazione modernista dei primi nuclei di città, costruiti su dalle (cfr.: par. 4.2), ha marcato le villes nouvelles, anche se in modo solo parzialmente giustificato, come città astoriche, in rottura con le tradizioni e con il territorio. Questa prima immagine, unita alla forte impronta statale che le ha caratterizzate, ne ha dato un'immagine negativa che è tutt'ora difficile da rimuovere. La seconda fase di realizzazione, negli anni '80, ha visto la nascita di quartieri radicalmente differenti dai precedenti, che riprendono alcuni elementi della città classica: tracciati geometrici, assi prospettici, isolati chiusi su strada. Negli anni '90, la politica di decentramento operata dallo stato porta ad un'autonomia progettuale locale. Parallelamente, i nuovi progetti urbanistici integrano gli elementi storici presenti sul territorio (cfr.: par. 5.2). Soltanto a partire da questo momento, con la considerazione di tutti gli elementi (storici e contemporanei) presenti sul territorio, si può iniziare a ricomporre un'identità delle villes nouvelles. I nodi più problematici sono ora costituiti dal superamento dei luoghi comuni che le caratterizzano (appartenenza all'immaginario utopico modernista, laboratorio di architettura, ecc) (Léger, 1998) e la valorizzazione dei primi centri su dalle, ormai obsoleti (cfr.: par. 5.3).
Da quanto detto, si deduce inoltre che le città nuove ormai non lo sono più: hanno alle spalle più di trenta anni di vita, in cui si sono susseguite fasi di realizzazione ben distinte, e presentano già una sedimentazione del patrimonio. Si può osservare come, nella concezione urbana, si sia passati dalle forme moderniste dei primi centri urbani alle forme della città storica delle ultime realizzazioni (cfr.: par. 4.2): "alla fine le villes nouvelles hanno ripreso le sembianze delle villes anciennes, e tali diventeranno tra un certo tempo" (Merlin, 1997, p. 74, nostra traduzione). Le villes nouvelles, in realtà, ora aspirano a diventare città al pari di quelle storiche, ma concepite in maniera migliore, secondo teorie urbanistiche e architettoniche più avanzate e che rispecchiano maggiormente le esigenze della vita urbana contemporanea (Roubach, 1994). Perché le villes nouvelles possano consolidare la propria identità è però necessario ancora del tempo: "la città è un fenomeno complesso nel quale il fattore tempo ha un ruolo essenziale, bisogna che la città invecchi, che i suoi abitanti la vivano e che la sua storia si costituisca progressivamente" (Merlin, 1997, p. 82, nostra traduzione).
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
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