Problematiche di conservazione e valorizzazione del patrimonio cinematografico : confronto tra realtà torinese e parigina
Caterina Grosso
Problematiche di conservazione e valorizzazione del patrimonio cinematografico : confronto tra realtà torinese e parigina.
Rel. Manuela Mattone. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2014
Abstract
INTRODUZIONE:
Il cinematografo è parte integrante del nostro patrimonio culturale, non solo dal punto di vista architettonico in senso materiale, ma anche immateriale. Come la maggior parte degli edifici a fruizione pubblica, il cinematografo funge da fulcro per la popolazione, che vi si riunisce per condividere sì la visione di una pellicola, ma anche un momento di svago comunitario.
Tale è una componente fondamentale del patrimonio; infatti, come precisato da Giuliano Urbani e Luigi Torsello “nel codice dei beni culturali e del paesaggio si è precisato il concetto di patrimonio culturale considerato nelle sue componenti[...]; e si è sottolineata la funzione sociale del patrimonio culturale medesimo, ossia la fruizione pubblicai...]”
Questa tesi è stata elaborata al fine di comprendere le cause che portano l’Italia alla perdita progressiva del patrimonio cinematografico, e alla mancanza della sua valorizzazione in quanto bene culturale. Avendo notato come la Francia, Paese a noi vicino geograficamente quanto culturalmente, goda invece di una situazione fortemente differente, dopo aver analizzato le condizioni di questo bene architettonico, culturale e sociale in ambedue i Paesi, sono state elaborate alcune considerazioni critiche e si sono avanzate alcune idee per un possibile miglioramento della situazione italiana.
La perdita del nostro patrimonio cinematografico, inteso come beni architettonico, culturale e sociale, è provocata non solo da un inevitabile degrado naturale dovuto al passar del tempo, bensì da un degrado antropico, causato da diverse mancanze che si registrano sul nostro territorio nazionale.
Secondo la Convenzione sulla protezione dei beni culturali nei conflitti, mondiali, adottata ad Aja nel 1954: “sono considerati beni cultura prescindendo dalla loro origine dal loro proprietario: i beni, mobili immobili, di grande importanza per patrimonio culturale del popoli”.
Per la Carta di Venezia, stilata n 1964, “la nozione di monumen storico comprende tanto la creazione architettonica isolata quanto l'ambiente urbano o paesistico che costituisca testimonianza di una civiltà particolare” si introduce quindi il concetto di bene culturale quale testimonianza avente valore di civiltà.
Le sale cinematografiche, in quanto espressione culturale che a partire dall’inizio del Novecento caratterizzano i diversi popoli, possono essere reputate beni culturali cui è associato patrimonio immateriale, costituito da legami sociali che il fruitore stabilisce con e grazie all’edificio. Tale patrimonio viene riconosciuto e definito nella Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale immateriale, stilata a Parigi nel 2003 e riconosciuta in Italia nel 2007, secondo la quale:
“per patrimonio culturale immateriale s’intendono le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how - come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi - che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale.”
Il bene cinematografico rappresenta dunque un patrimonio culturale materiale e immateriale, che nel nostro Paese è stato nel tempo spesso perso o fortemente trasformato. Tale bene in realtà necessita di essere salvaguardato e adeguatamente valorizzato. Nell’Art. 6 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio viene definita come valorizzazione:
“l’esercizio delle funzioni e la disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, (anche da parte delle persone diversamente abili), al fine di promuovere lo sviluppo della cultura. Essa comprende anche la promozione e il sostegno degli interventi di conservazione del patrimonio culturale. In riferimento al paesaggio, la valorizzazione comprende altresì la riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a tutela compromessi o degradati, ovvero la realizzazione di nuovi valori paesaggistici coerenti ed integrati.
2. La valorizzazione è attuata in forme compatibili con la tutela e tali da non pregiudicarne le esigenze.
3. La Repubblica favorisce e sostiene la partecipazione dei soggetti privati, singoli o associati, alla valorizzazione del patrimonio culturale.
Riconoscendo dunque il cinematografo come un patrimonio che debba essere valorizzato, ma che sembra oggigiorno fortemente trascurato, si è deciso di analizzare le cause che stanno portando alla sua perdita, considerando l’esempio torinese e proponendo interventi e strategie volti a consentire la nuova promozione e la di tale patrimonio culturale. Per poter individuare possibili soluzioni sono state analizzate le caratteristiche della florida attività cinematografica francese e, in particolare, quella parigina.
Tale paragone è stato fatto studiando la storia delle sale cinematografiche, della loro diffusione ed evoluzione architettonica, della legislazione e delle normative in vigore a Torino e Parigi, e confrontandosi con diversi personaggi che oggi operano nel mondo della settima arte. Dopo aver effettuato ricerche d’archivio lo studio è stato portato a termine intervistando, sia a Torino sia a Parigi, alcune figure implicate nella attività cinematografica, come esercenti, rappresentanti istituzionali e così via.
Invece di concentrarsi su di un esempio puntuale di struttura architettonica e studiarne l’eventuale riuso, questa tesi è diretta ad analizzare il bene cinematografico non solo come oggetto fisico, ma anche come oggetto avente una sua incidenza sugli aspetti urbanistici e sociologici di una città e avente quindi valore di civiltà.
Relatori
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