A partire dal 1884 il Parco del Valentino assume il ruolo di vetrina della produzione italiana, ospitando esposizioni di carattere industriale, economico, agricolo o di propaganda di nuove avanguardie, artistiche e architettoniche. L'etimologia stessa del termine esposizione si riferisce ad un qualcosa di effimero, di conseguenza la strategia organizzativa ed insediativa tipica di tutti gli avvenimenti che si sono susseguiti in questa particolare parte della città di Torino è quella a padiglione.
Nella maggioranza dei casi i padiglioni venivano realizzati per la sola esposizione e poi smantellati, salvo qualche rara eccezione, come il Borgo Medioevale di Alfredo d'Andrade (1884) ed il Palazzo del Giornale (1911), ma, nonostante il mantenimento di queste strutture, i confini del grande giardino restano ben definiti: parco e città rimangono due realtà distinte.
Solo nel 1936, a seguito di un percorso che interessa non solo il dibattito architettonico, ma anche le possibilità di miglioramento industriale ed economico della città di Torino, sembra avviarsi l'integrazione della parte sud-ovest del parco al tessuto urbano.
Questa condizione rimane stabile fino al 1952, anno in cui il discorso urbano comincia a lasciare spazio unicamente a quello architettonico-strutturale. Con un'operazione opposta rispetto a quella del 1936, si decide di saturare completamente la parte sud-ovest del parco, tanto da riportare il luogo alla condizione precedente, che rimane inalterata ancora oggi: separazione netta tra parco e città.