La FIAT Grandi Motori: la conoscenza tra storia, tecnologia e analisi del degrado
Davide Gulotta
La FIAT Grandi Motori: la conoscenza tra storia, tecnologia e analisi del degrado.
Rel. Maria Barelli, Simonetta Pagliolico. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2003
Abstract
Il tema dell'edilizia industriale si pone in maniera problematica e contraddittoria all'interno del dibattito sulla conservazione dell'architettura contemporanea, a causa delle sue intrinseche particolarità ed in particolar modo quando lo si pone in relazione ad un patrimonio di tipo tradizionale. L'architettura della produzione si concretizza in una successione di tipi estremamente mutevoli, non assimilabili, né confrontabili, con le categorie tradizionalmente codificate.
Gli edifici per l'industria nascono da motivazioni contingenti, mutano costantemente per la necessità di tenere il passo di un progresso della produzione che ha assunto ritmi di crescita esponenziali (ed altrettanto esponenziali ritmi di declino), e soffrono, di conseguenza, di un'inarrestabile e prematura obsolescenza, connaturata alle loro stesse condizioni d'origine. L'estraneità rispetto a matrici tipologiche sedimentate, in aggiunta ad un ciclo di vita necessariamente breve e caratterizzato da continue modificazioni, ne hanno fatto un campo di sperimentazione ideale per l'applicazione di nuovi materiali e per l'introduzione di sistemi costruttivi non tradizionali.
Il rischio insito in una sperimentazione di questo tipo spesso si riflette nell'insorgenza di dinamiche di degrado gravi ed inattese, sulle quali risulta problematico intervenire senza indurre una sostanziale modificazione della struttura originaria, con relativa perdita di valori e significati. A questo va ad aggiungersi l'apparente paradosso che si profila nel proporre la conservazione di architetture pensate e realizzate per una durata limitata nel tempo.
Nonostante tutto la conservazione è necessaria ed è la naturale conseguenza della presa di coscienza nel riconoscimento di specifici valori. L'architettura industriale va equiparata, in termini di rilevanza storica e documentaria, al monumento. Il valore testimoniale è indubbio: si tratta di opere che incarnano in maniera estremamente pragmatica i caratteri del proprio tempo, per le quali esiste ed è identificabile una chiara relazione tra produzione e contenitore entro cui si compie e che sono state al tempo stesso scenario ed elemento scatenante di trasformazioni sociali di ampia portata.
L'assimilazione del manufatto di architettura industriale entro la categoria dei beni da tutelare costituisce la necessaria premessa alle finalità della conservazione, affinché ciò si verifichi occorre, a priori, un riconoscimento dell'oggetto in tal senso, attraverso la definizione di un quadro conosciti~o il più possibile completo. Questo iter conoscitivo, e le riflessioni da cui esso trae origine, rappresentano la finalità e le premesse della presente ricerca. Lo studio del singolo complesso definisce un insieme di conoscenze funzionali all'emergere di quei valori storici, architettonici e testimoniali che rendono possibile, oltre che raccomandabile, l'opera di tutela finalizzata alla conservazione.
L'indagine, nella sua fase iniziale, ha riguardato una riflessione generale sulla dislocazione e sull'attuale consistenza del ricco patrimonio storico dell'architettura industriale della città di Torino. In seguito sono stati individuati i complessi ancora esistenti. Queste operazioni preliminari sono state fondamentali per l'individuazione dell'oggetto di studio.
Successivamente, dei molti e notevoli complessi esistenti, si è scelto di focalizzare l'interesse sulla Fiat Grandi Motori, che si estende tra i corsi Vigevano e Vercelli e le vie Carmagnola e Mondovì. Tale scelta è stata compiuta in considerazione della notevole quantità di informazioni e documentazione rinvenuta (finora mai raccolta e catalogata criticamente), della presenza di interventi diversi firmati da progettisti di chiara fama tra i quali Pietro Fenoglio e Giacomo Mattè Trucco, ed infine, motivazioni precipue, per la possibilità di ricostruire un'ideale linea di evoluzione delle forme e delle tecnologie costruttive, grazie all'identificazione delle stratificazioni attualmente rinvenibili e per un preciso interesse nei confronti delle soluzioni di facciata adottate nell'impianto originario.
La struttura della tesi prevede un'articolazione secondo ambiti di studio concentrici e progressivamente a minor raggio d'indagine, sia fisica, sia cronologico, ed a maggior dettaglio di definizione.
Nel capitolo introduttivo viene fornita una descrizione sintetica della situazione urbanistica e socio-economica della città, con particolare riferimento alla situazione dei borghi, quali luoghi privilegiati per l'accoglienza di opifici e strutture produttive nella prima fase dell'industrializzazione urbana. Parallelamente vengono puntualizzati e definiti i caratteri della nascente industria, in particolare del settore meccanico, inseriti entro un quadro generale della situazione produttiva, nel periodo compreso tra l'Unificazione del Regno ed il primo decennio del Novecento.
Il secondo capitolo affronta le figure dei progettisti ed il ruolo delle imprese costruttrici nella storia dell'evoluzione del complesso. Naturalmente, considerate le innumerevoli modificazioni, demolizioni e nuove costruzioni, ed ampliamenti che possono essere definiti "fisiologici" in un tipo di architettura tanto mutevole quanto quella industriale, si è scelto di soffermarsi solo su quelle figure che hanno contribuito a realizzare le tracce più significative, quasi delle matrici su cui gli interventi posteriori si sono innestati. Partendo da Pietro Fenoglio, progettista delle Officine Meccaniche Michele Ansaldi, vero e proprio nucleo primario dell'intero complesso, si passa poi a Giacomo Mattè Trucco; le imprese costruttrici considerate sono la Giovanni Antonio Porcheddu, concessionaria per l'Alta Italia del marchio Hennebique e la Società Nazionale delle Officine di Savigliano, attiva nella ricostruzione e negli ampliamenti post-bellici.
A partire dal terzo capitolo, ed in maniera progressivamente più circoscritta, l'attenzione viene focalizzata sul complesso, sugli aspetti relativi alla sua consistenza fisica ed alla sua evoluzione nel corso del tempo, definendo una successione di quattro grandi interventi, compresi entro un arco temporale che va dal 1899 al 1946, le cui delimitazioni sono ancora parzialmente riconoscibili, specialmente a livello planimetrico.
La ricerca documentaria, finalizzata all'identificazione ed alla ricostruzione delle fasi di sviluppo dello stabilimento e delle vicende legate alla loro realizzazione, è stata condotta in diversi archivi della città, pubblici e privati: atti, progetti, documenti e corrispondenze tra le diverse parti coinvolte sono stati rinvenuti presso l'Archivio Storico della Città di Torino, l'Archivio Porcheddu del Politecnico di Torino, l'Archivio Storico Fiat e l'Archivio della Società Nazionale delle Officine di Savigliano.
Nel quarto capitolo viene analizzata e confrontata la versione iniziale del progetto di Pietro Fenoglio per il primo stabilimento, conservata presso l'Archivio Storico della Città di Torino, con quella effettivamente realizzata, rinvenuta tra la documentazione dell'Archivio Porcheddu. Il nucleo dell'officina è attualmente l'unica traccia superstite del progetto del 1899 ed è oggetto di approfondimento nel quinto capitolo, per le soluzione tecnologiche adottate nella struttura muraria perimetrale e nella struttura metallica, graficamente documentate per mezzo di un rilievo completo dello stato di fatto.
La seconda parte della tesi è interamente dedicata allo studio della consistenza fisica e dello stato di conservazione della sua facciata dell'officina, su via Mondovi.
Definite, nel sesto capitolo, le finalità ed i metodi impiegati nelle operazioni di rilevamento e restituzione grafica, che, oltre a costituire un'ulteriore ed importante fase conoscitiva, forniscono un'indispensabile base iconografica per le operazioni successive, si èpassato allo studio dei materiali e del loro deterioramento.
Il settimo capitolo si sofferma sui principali materiali impiegati, con indicazioni su composizione e tecniche di lavorazione, che ne influenzano il comportamento in opera e la durabilità. I fenomeni di alterazione superficiale maggiormente significativi, per estensione e rilevanza dei danni apportati, sono affrontati singolarmente, con particolare attenzione alle possibili cause scatenanti ed alla dinamica evolutiva. Le analisi di laboratorio effettuate sui campioni direttamente prelevati, descritte nell'ottavo capitolo, sono state finalizzate ad una precisa definizione della composizione dei materiali originali e delle modificazioni che essa subisce per effetto dell'invecchiamento e del degrado. Sono stati approfonditi, in particolare, i temi legati ai fenomeni di aggressione biologica, per mezzo di biodeteriogeni, ed alle manifestazioni effiorescenti, per le quali è stata elaborata una sintesi critica della principale letteratura esistente.
Il capitolo finale espone i criteri generali d'intervento e le proposte operative, strutturate in maniera distinta per le superfici intonacate e per la muratura laterizia faccia a vista.
In allegato sono inserite le schede sintetiche dei campionamenti, delle analisi sul materiale prelevato, eseguite per mezzo di diffrattometria ai raggi x, e dei degradi.
La ricerca, quindi, partendo da considerazioni a grande scala sul patrimonio industriale della città di Torino, si focalizza sull'indagine del complesso Grandi Motori; ne segue la nascita e l'evoluzione, inquadrandola nell'ambito dello sviluppo socio-economico ed industriale del periodo, attraverso le figure dei progettisti e delle imprese coinvoite. L'obbiettivo del percorso seguito è; quello di suscitare un riconoscimento di valore, come premessa per le operazioni di conservazione. Si ritiene, infatti, che l'istanza conservativa possa divenire una possibilità concreta solo in seguito all'affermarsi di una chiara presa di coscienza dell'esistenza di una serie di valori che l'oggetto architettonico incarna e, potenzialmente, può trasmettere in qualità di documento. La conoscenza rappresenta il mezzo capace di fare emergere tali valori.
Lo studio della facciata dell'officina, sulla quale si concentrano le analisi dei materiali e le proposte d'intervento, è parsa una direzione di ricerca particolarmente interessante, medita, e con buone possibilità di sviluppi futuri. La tesi non fornisce indicazioni per un progetto di restauro complessivo, che non potrebbe prescindere da riflessioni sulla rifunzionalizzazione del complesso, difficilmente proponibile anche a causa delle problematiche relative ai numerosi passaggi proprietà, tutt'ora in atto, ed al fatto che esso costituisce un'area dismessa di un impianto ancora attivo.
Sulla base delle ricerche preliminari, tese alla ricostruzione della consistenza del patrimonio industriale ancora presente sul territorio urbano, l'indagine potrebbe essere estesa ad altre strutture significative esistenti, il cui studio si concentra, generalmente, sugli aspetti storici, produttivi e di distribuzione interna, lasciando in secondo piano il tema delle soluzioni di facciata, dal punto di vista compositivo e tecnologico, finalizzato alla conservazione, che, invece, pare degno d'approfondimento.
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
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