Un block-notes visivo per l'architetto : l'importanza della sicurezza nella progettazione urbana
Stefania Tron
Un block-notes visivo per l'architetto : l'importanza della sicurezza nella progettazione urbana.
Rel. Alfredo Mela, Roberta Novascone. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2017
Abstract
1. INTRO
Oggi, ogni attività legata all'architettura è da considerarsi prendendo atto di ciò che rappresenta oggi la figura dell'"architetto". Come affermava Vitruvio nel "De Architectura":
“Il sapere dell'architetto è ricco degli apporti di numerosi ambiti disciplinari e di conoscenze relative ai vari campi, e al suo giudizio vengono sottoposti i risultati prodotti dalle altre tecniche." (Vitruvio, 20-30 a.C., cit.).
Negli ultimi anni, infatti, si sono andate a ridefinire le sue competenze. Tra i fattori che possono aver contribuito a questi numerosi cambiamenti troviamo ad esempio: una ripresa del settore edilizio, le esigenti richieste della committenza in merito alle tempistiche, la forte concorrenza sempre più in aumento, appalti a ribasso che danno spesso origine a realizzazioni qualitativamente scarse, ma soprattutto la crescente importanza che viene data alla 'forma' piuttosto che alla 'sostanza' di un progetto. Questo insieme di cose, sicuramente affianco ad altri fattori, ha creato una situazione in cui, spesso, il progetto di architettura viene messo in secondo piano.
In ogni parte del mondo si sta iniziando a capire l'importanza di una visione unitaria e complessiva del progetto del territorio. Potrebbe essere proprio l'Architetto, la figura su cui si crede sia giusto fare affidamento per ottenere un restyling del mondo attraverso un mix armonioso di avanzate tecnologie, memoria e storia dei luoghi, utilizzando linguaggi contemporanei, sfruttando le competenze che gli appartengono e che derivano da una vasta formazione; una figura che fonde in sé aspetti tecnici e aspetti umanistici con un approccio olistico al tema di progetto ad ogni scala. L'architetto, dovrebbe quindi tentare di rivendicare il suo ruolo in questo nuovo mondo, con nuove esigenze, attraverso una sensibilità sociale - forse dimenticata da tempo - verso il territorio e l'ambiente, ma innanzitutto nei confronti di chi lo vive.
l'architettura, prima di essere strumento per incidere sulla qualità della vita dell’uomo, è percepita, comunicata e spesso si propone sempre più come strumento di marketing urbano e politico (Clemente, p.l).
Questo pensiero potrebbe essere interpretato come un invito alla sperimentazione del costruire, “al prendere parte a tutte le fasi del processo edilizio", e ad esporsi coraggiosamente con le proprie idee alla “violenza della critica" di chi le giudicherà; è un invito a 'perseverare' in un mestiere bellissimo e molto complesso, che deve sempre avere come obiettivo e punto di riferimento costante l'uomo e il suo ambiente e mai l'architetto e il suo Ego (Gropius, 1963).
"[...] L'architettura è azione necessaria, crea le pre-condizioni alla nostra esistenza, atto definitivo che modificherà per sempre la storia e le persone che vivranno in quel pezzo di mondo che andrà ad occupare. Esserne autori è privilegio ed allo stesso tempo responsabilità. Accompagnerà qualche generazione, riguarda la collettività, che sia: casa, piazza, ospedale, città, parco. Proprio per questo ci riguarda, riguarda tutti, perché coinvolge tutti, la vediamo, camminiamo, respiriamo, saliamo, viviamo. (Usseglio Prisi, 05/08/2013)'.
In quest'intervento di Eleonora Usseglio Prisi, in un articolo pubblicato su un noto sito Internet di architettura, emerge una mancanza d'interesse alla reale risoluzione dei problemi urbani, alla valorizzazione e riqualificazione dello spazio pubblico, mentre è data troppa attenzione ad architetture attente solamente alla loro apparenza esteriore.
Come si esula dalle parole della stessa E. Usseglio Prisi è necessario ragionare sulla valorizzazione e sulla creazione di nuove relazioni urbane e sociali, senza rinunciare alla sperimentazione:
"Bisognerebbe tornare a ragionare sulla città, sull’urbanistica, sugli spazi pubblici, ovvero costruire connessioni urbane." (Usseglio Prisi, 05/08/2013).
1.1. L’ARCHITETTURA SOCIALE
Alla fine dell'periodo Fordista, le città si sono
ritrovate di fronte ad una grande sfida, l'eredità della società industriale. Spazi, prima pieni di vita e simbolo del progresso, oggi caduti in disuso, spesso abbandonati a se stessi e talvolta trasformati e stravolti con un cambiamento più legato alla funzione che alla forma con il tentativo di creare un progetto collettivo che unisca diverse figure professionali legati all'architettura, urbanistica e comunicazione sociale, al fine di ottenere una progettazione etica e responsabile.
Il progetto dovrebbe essere visto come un'opportunità per riflettere su prospettive e valori condivisi come l'uso delle risorse, l'assetto del territorio, la gestione di spazi comuni.
L'architetto è lo strumento di questo processo di trasformazione. Ogni progetto deve essere visto come un'irripetibile occasione per riflettere sulla "sensibilità" dell'architetto, immaginando l'architettura il "bene comune" della collettività.
In tutto il mondo vi sono architetti, urbanisti e sociologi, nelle loro ricerche, mettono al primo posto la rigenerazione urbana.
Un esempio è la città di Madrid, che dal 2000 un team di professionisti guidati da B. Tato e J.L. Vallejo come spiegano sul loro sito internet ufficiale:
"[...] Definiscono il loro approccio alla progettazione di tipo sociale urbano, la progettazione di ambienti è intrinsecamente connessa alle dinamiche esistenti e agli spazi, allo scopo di migliorare le pratiche di autogestione dei cittadini in relazione allo spazio. [...] Il cittadino riacquista un ruolo chiave ed attivo nella creazione della città stessa, avvalendosi della tecnologia e della velocità della stessa per riappropriarsi di spazi che fino a cinquant’anni fa sembravano sacri e invalicabili come chiese. [...]" (Bruno, 16/07/2014)
1.2. LA FOTOGRAFIA: IMMAGINE SOCIALE - IMMAGINE DEL SOCIALE E IMMAGINE SOCIOLOGICA.
Con l’invenzione della fotografia si sono date
all'uomo infinite possibilità di ottenere immagini "reali" di sé, dei suoi comportamenti, degli ambienti in cui vive.
La fotografia restituisce immagini “oggettive" ma spesso questo non capita perché entrano in gioco alcuni fattori ingannevoli che inducono ad un' interpretazione poco veritiera come ad esempio l'alterazione cromatica, la bidimensionalità del risultato fotografico, ma soprattutto la mancanza di un contesto più ampio che l'osservatore non è in grado di determinare.
Si può dunque dedurre che i mezzi visivi non restituiscono il 100% della "realtà”, ma spezzoni e testimonianze di essa, assumendo significati e funzioni sociali variabili nel tempo e nelle circostanze.
Susan Sontag sostiene che la definizione del "significato e il valore di un'immagine" sia data semplicemente dallo scopo di essa (Sontag, 2004).
Ogni fotografia ha un contenuto sociale, vale a dire che essendo il risultato di un confronto di idee e culture, di un mix di individui, gruppi e classi sociali, è senza alcun dubbio il frutto di un'attività umana, il che le attribuisce valore sociale.
L’immagine sociale è quindi un'immagine che ha una funzione e un valore nella società (ad esempio fotografie come quella della superficie nascosta della luna che hanno avuto un ruolo nel progresso scientifico strettamente legato alle dinamiche sociali), altro è l'immagine del sociale, rappresentativa o descrittiva dei fenomeni sociali, immagini che contribuiscono ad illustrare la condizione umana, la relazione tra gli individui, i modelli culturali, i processi di socializzazione, il lavoro, il conflitto, i rapporti uomo-ambiente, e via dicendo.
L'immagine del sociale non è un'immagine “sociologica“ delle realtà umane. Le fotografie assumono valore sociologico quando se ne verifica la capacità descrittiva, la rappresentatività, l'attendibilità, e quando al di là della loro funzione sociografica, diventano strumento di indagine, di conoscenza e riflessione. (Spreafico, Ciampi, Pentimalli, Sacchetti, 2016)
Come osserva H. Becker (2007), ciò che differenzia un'immagine del sociale da una dal valore sociologico non è il contenuto ma la metodologia d’interpretazione e utilizzazione di quell’informazione visiva.
Le immagini del sociale possono essere mezzi di documentazione, d'informazione, denuncia, propaganda, esibizione artistica e persino di commercio; assumono validità sociologica se s'inseriscono come dati di un progetto di ricerca.
In questo caso la fotografia può fornire ottimi supporti alla ricerca, certo, il più delle volte è difficile valutare l’attendibilità delle informazioni veicolate dalla loro produzione. (Vergani, 2007)
Inoltre le fotografie sono da intendersi quali prodotti culturali che:
" [...] assumono il significato dal loro contesto. [...] La stessa fotografia può essere un’immagine sociale, che significa che è semplicemente frutto dì un’attività umana e in quanto tale ha un valore e una funzione della società; o può essere un'immagine del sociale, cioè rappresentare o descrivere fenomeni sociali sulla base della visione soggettiva del fotografo, o infine può essere un’immagine sociologica, valida e
attendibile in conformità a procedure legittimate sul piano metodologico." (Faccioli, Losacco, 1997, p.68).
Possiamo dunque affermare che la fotografia grazie alla sua funzione di documento, in ogni ambito rappresenta una preziosa risorsa, ma chiaramente come ogni cosa ha i suoi pregi e i suoi difetti. Il suo difetto più grande sta nella restituzione parziale della realtà.
1.3. LA FOTOGRAFIA PER L’ARCHITETTO
L'arte della fotografia, è da sempre proiettata verso
un futuro creativo e artistico, ma in ogni caso fedele alla sua originaria funzione informativa, documentaria e descrittiva della realtà umana. Per questo motivo si è scoperta molto utile e alle volte quasi indispensabile a progettisti, architetti e ingegneri, storici e studiosi d'architettura, nel campo della ricerca, invenzione, documentazione e comunicazione. Chiaramente se dobbiamo parlare della valenza della fotografia per la sociologia, essa è tanto importante quanto la parola per uno scrittore, essa esprime un pensiero, solo che non è sotto forma di parola ma di fotogrammi.
Anche il rapporto degli architetti con la fotografia è
antico e risale al periodo pionieristico della storia della fotografia. Nel corso del tempo il rapporto tra i due si diffuse e si articolò sempre più, finché per gli architetti contemporanei la fotografia divenne il mezzo, talvolta sostitutivo della rappresentazione grafica. (Fanelli, 2009)
Qualcun'altro (come J.Ruskin ed E.E. Viollet-Le Duc)
fece della fotografia lo strumento per riflettere, documentare e testimoniare la storia e l'evoluzione delle architetture.
L'importanza della fotografia crebbe notevolmente nel XX secolo. (Mazza, 2002)
L'architettura e la fotografia, anche se due arti apparentemente indipendenti l'una dall'altra, sono strettamente legate da elementi che le alimentano entrambe come: luce, misura, atmosfera, spazio e colore.
Si può dire quindi che la fotografia sia allo stesso tempo 'arte mestiere' e 'gioco', un modo di documentare la realtà, la propria percezione del mondo. Il rapporto con lo spazio che si fotografa è vissuto in maniera del tutto personale. Gli scatti devono cercare di raccontare una storia o di indagare oltre la realtà manifestata. Fotografare per l’architetto è misurare lo spazio, non solo le sue distanze, ma le sue luci e le sue ombre.
Relatori
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