Pratiche di riuso di beni comuni : il caso dell'area Tabasso a Chieri
Fabio Schiavo
Pratiche di riuso di beni comuni : il caso dell'area Tabasso a Chieri.
Rel. Alfredo Mela, Roberto Albano. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2017
Abstract
Introduzione
L’argomento oggetto di tesi nasce dalla volontà di indagare un tema di particolare interesse e attualità, affrontato durante la fase conclusiva del percorso di studi in architettura. La pratica di sperimentazione negli interventi di riuso sul patrimonio esistente abbandonato risulta essere ormai di uso comune in questo periodo di restrizione degli investimenti pubblici. L’obiettivo è infatti quello di ridare vita a spazi abbandonati e vuoti mediante progetti e politiche di riuso che siano in grado di produrre azioni positive sulla qualità del territorio e contribuiscono significativamente allo stimolo e allo sviluppo degli aspetti sociali.
L’avvicinamento a queste tematiche è scaturito dal personale interesse nei riguardi del valore intrinseco dei manufatti dismessi e nei processi promossi dalle iniziative civiche riguardanti la rigenerazione e la cura dei beni comuni. In un orizzonte sempre più precario risulta incoraggiante la riscoperta, da parte dei gruppi cittadini, dei valori della partecipazione e dell’impiego, la volontà di essere conduttori dello sviluppo riappropriandosi di beni che sono, di fatto, patrimonio della cittadinanza. Il fattore più importante è indubbiamente il fine ultimo di queste iniziative: il benessere e la crescita della collettività stessa.
La tesi propone l’avvio di un percorso partecipato per il riuso dell’ex area industriale Tabasso a Chieri. Gli attori principali del processo, amministrazioni e comunità cittadina, dialogano per “trasformare” il bene pubblico abbandonato in un bene ad uso comune assumendosi le responsabilità della gestione e della crescita. A tal fine il metodo partecipativo fornisce elementi di riflessione e stimola ragionamenti concernenti le più opportune scelte per il soddisfacimento del bene comune. La realizzazione di questo percorso all’interno della tesi vuole poi giungere, nella parte conclusiva, a delle suggestioni in termini di interventi, funzioni e attività per il riuso del bene.
L’elaborato si suddivide in due parti. La prima è dedicata ad una corposa ricerca che indaga le esperienze di riuso con cambio di destinazione d’uso (da complessi industriale a poli attrattivi in ambito culturale) all’interno del continente Europeo ed è sintetizzata in una raccolta di schedature. Questa non vuole presentarsi come un semplice elenco di riqualificazioni virtuose ma racchiude diversi obiettivi: innanzitutto la necessità, personale, di migliorare la conoscenza e la consapevolezza riguardo il tema scelto; indagare sulle dinamiche del riuso prestando particolare attenzione verso gli strumenti legali e organizzativi; individuare i ruoli, le possibilità, gli intenti e le attitudini dei diversi soggetti coinvolti; studiare le tendenze in termini di gestione degli spazi, inserimento di funzioni e offerte per il pubblico e, infine, sviluppare considerazioni utili alla progettazione.
Con questi presupposti la seconda parte delle tesi intende delineare un percorso partecipativo e delle suggestioni per il riuso dell’area Tabasso sopra citata.
Questi due argomentazioni si articolano in sei capitoli.
Nel primo capitolo dell’elaborato viene introdotto il tema del riuso dei fabbricati per la produzione dismessi e la risorsa che questi manufatti rappresentano per lo sviluppo del territorio e della società. In particolare, si intende porre l’accento sulla complessità del tema in termini di definizione di una “metodologia” condivisa di applicazione.
Il secondo e il terzo capitolo riguardano la raccolta dei casi studio precedentemente descritta. A seguito delle indagini svolte sulle esperienze di riuso selezionate la creazione di matrici riassuntive ha permesso di sviluppare delle considerazioni sull’argomento oggetto di tesi. In particolare, nel terzo capitolo, si è provato ad individuare le principali variabili e tematiche che entrano in gioco nei processi di riuso mostrando, attraverso casi particolarmente virtuosi, come queste vengono affrontate, sviluppate e gestite. Fattori come il valore storico, la sostenibilità economica, gli obiettivi dei diversi attori coinvolti condizionano fortemente il processo di riuso conferendone complessità e prolissità. Allo stesso tempo la ricerca continua di soluzioni innovative, di sperimentazione di “buone pratiche” per rendere questi ostacoli dei punti di forza stimolano e alimentano costantemente l’obiettivo di rifunzionalizzazione.
Il quarto e quinto capitolo introducono il caso della Tabasso, mediante la descrizione dell’area e un’indagine riguardante le principali dinamiche politiche e sociali che hanno caratterizzato i tentativi di recupero del bene negli ultimi dieci anni. La parte di analisi comprende lo svolgimento di interviste effettuate agli attori che hanno mostrato maggiore interesse, sino ad oggi, al riuso dell’area. Il fine delle interviste è quello di comprendere, in vista della progettazione di un percorso partecipato, quali sono gli intenti di questi diversi soggetti, di chi rappresentano (Amministrazione pubblica, Associazioni Culturali, etc.), le loro idee, richieste, aspettative e cosa sono disposti ad offrire per la rifunzionalizzazione del fabbricato. Inoltre, si è deciso di toccare con mano e vivere in prima persona uno dei casi studio analizzati nei precedenti capitoli: l’ExFadda di San Vito dei Normanni (Br). Attraverso un’esperienza di “osservazione partecipante” si è voluto comprendere al meglio i meccanismi che regolano una comunità attiva nel riuso e nella gestione di un bene comune.
Nell’ultimo capitolo viene elaborata una proposta di percorso partecipativo che vede coinvolti tutti i soggetti interessati per il progetto di riuso dell’area Tabasso. Nel processo vengono specificati, attraverso la stesura di un cronoprogramma, i ruoli degli attori coinvolti, gli strumenti, le singole iniziative ed offerte per il recupero del fabbricato. La strategia progettuale consiste in un cambio di destinazione d’uso, da ex cotonificio a polo culturale quale elemento di aggregazione e fonte di attrazione per il territorio. Per il polo in questione viene definita una strategia progettuale che indaga i possibili interventi, attività e funzioni.
Relatori
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