La periferia e i suoi spazi : le aree residuali come modello di crescita nel contesto di Barriera di Milano
Federico Brescia
La periferia e i suoi spazi : le aree residuali come modello di crescita nel contesto di Barriera di Milano.
Rel. Roberto Albano, Alfredo Mela. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2016
Abstract
PREMESSA
Accendere la coscienza penso sia il primo passo da compiere quando si tocca l'argomento periferie, per poter sperare in un futuro roseo dal punto di vista della vivibilità di un determinato luogo, in piccola o grande scala.
Accendere la coscienza sugli attori protagonisti che governano le città, allo stesso tempo è l'obiettivo che mi pongo per poter veder realizzato ciò che sarà analizzato in questo lavoro di tesi.
Le periferie della città di Torino presentano indiscusse doti dal punto di vista fisico, anche per quanto riguarda la loro posizione geografica in rapporto al centro storico.
Ma dov'è la periferia? Dove parte? Con che cosa va a rapportarsi? Può avere indice di gradimento? Da parte di chi? Cosa potrebbe essere migliorato? Come?
Tutti noi sappiamo quanto la periferia sia poco "fotogenica", date le criticità che si porta appresso affezionatamente; l'obiettivo è farla diventare fotogenica tanto quanto i centri storici. Negli ultimi decenni ci si è focalizzati principalmente proprio sui centri storici, questi presentano l'indiscussa bellezza della città, sia dal punto di vista architettonico che da quello sociale. Sono dell'idea però che le periferie lo siano in egual misura. Qui la bellezza è nascosta, non visibile ad un primo impatto, ossia quando si attraversano le larghe arterie che la dominano, oppure quando si fa ingresso in città affacciati ad un finestrino del treno.
La parte fragile delle città, le periferie, nascondono un certo fascino in ogni angolo, in ogni corte, in ogni spazio aperto o chiuso.
Una frase di Italo Calvino recitava: "Ci sono frammenti di città felici che continuamente prendono forma e svaniscono, nelle città infelici".
Penso che questa affermazione sia al di sopra di tutte le considerazioni che prenderanno forma nella tesi.
frammenti sulla quale vorrei focalizzarmi, sono quelle porzioni di tessuto su cui nessuno, o quasi, pare voglia interessarsi, o forse se n'è interessato in maniera superficiale.
Si dice che l'architetto sia un mestiere multi disciplinare, partendo da questo presupposto dovrebbe sfiorare anche la politica. Il termine "politica" deriva infatti da "polis", tradotto: città. Sarebbe però troppo presuntuoso pensare che gli architetti possano risolvere autonomamente i problemi delle periferie, per questo motivo la cooperazione fra differenti attori professionisti diventa imprescindibile.
Credo allo stesso tempo che la che componente fondamentale, per una buona operazione di trasformazione di un determinato spazio, grande o piccolo che sia, siano le persone che lo vivono e che lo conoscono meglio di chiunque altro.
Le porzioni di città che compongono il puzzle del tessuto urbano, come sappiamo, non hanno tutte la stessa reputazione agli occhi di chi le guarda o le vive, purtroppo alcune sembrano un ammasso di blocchi caduti dal cielo, inseriti in un contesto che non le appartiene.
È proprio da qui che credo si debba partire, dallo scovare una bellezza che apparentemente sembra non essere presente in alcuni quartieri. Se nei centri storici la bellezza è oggettiva ed è sotto gli occhi di tutti, lo stesso non possiamo affermare per quanto riguarda le periferie delle nostre città. (Piano, 2014). Molto probabilmente sono nate senza un nesso logico, sono state pensate e costruite senza rispettare il territorio naturale che le ospita. I motivi sono diversi, non è possibile quantificarli o elencarli, ma ora è il caso di dare una svolta, perché non è più possibile andare ad edificare nuovi spazi al di fuori dei confini cittadini, non ci è permesso da una serie di motivazioni, sia economiche che sociali; più che altro non è più necessario, (Battisti, 2014) dato che le città italiane non sono in crescita, dunque servirebbe riqualificare, non espandere. Diventa doveroso e responsabile da parte nostra concentrarsi su frammenti di città meno fortunati, sotto molti punti di vista.
Relatori
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