Berlin stamp city? : decostruzione degli immaginari urbani
Chiara Iacovone
Berlin stamp city? : decostruzione degli immaginari urbani.
Rel. Francesca Governa. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
Il protagonista principale di questa ricerca è la città. Il lavoro è strutturato per mettere in luce delle problematiche relative alla città, ai comportamenti urbani e agli attori che ne fanno parte; delle problematiche di comprensione e costruzione dell'urbano. Le questioni che si vogliono sollevare si pongono come spunti di riflessione sul modo di studiare e interpretare le città, in qualsiasi loro sfaccettatura. Queste problematiche cercano di sollevare degli interrogativi sul modo intrinseco di interpretazione dell'urbano mettendo in discussione le definizioni e le rappresentazioni date a priori. Attraverso l'osservazione e l'esperienza diretta, la domanda da cui questa ricerca è partita è stata: le città stanno andando davvero verso un'omologazione di forme e di contenuto?
Questa domanda è stata il motore della ricerca, l'obiettivo, o meglio la direzione di indagine è stata quella di avvicinarsi il più possibile per chiarificare la questione. Prendendo Berlino come illustre caso studio, si cercheranno di sviscerare le dinamiche che portano ai fenomeni di omologazione, dal punto di vista politico, economico e progettuale, attraverso lo studio delle immagini e delle rappresentazioni urbane e dei loro strumenti di realizzazione, i modelli. Andando a scavare nella letteratura e immergendomi nell'osservazione sul campo, la risposta alla domanda di partenza non è arrivata direttamente ma al contrario ha sollevato diverse problematiche riguardanti il modo di descrivere e di osservare la complessità urbana.
Si vedrà come nell'arco della ricerca venga sollevata una sottile questione linguistica e semiotica allo stesso tempo. Sarà esplicitato come l'atto di definire, quindi attribuire un significato ad un fenomeno, ad una tendenza o ad una qualsiasi situazione urbana sia un atto vincolante e dannoso per la città; ed anche come questo atto di definire si riferisca e si costruisca su codici compositivi dell'urbano. E una questione semiotica proprio perché "la ricerca semiologica [è] una ricerca che vede tutti i fenomeni di cultura come fatti di comunicazione, per cui i singoli messaggi si organizzano e diventano comprensibili in riferimento a codici" (Eco, 1968, p. 7). E un problema di costruzione e decostruzione di codici e di significati che, una volta che vengono attribuiti a fenomeni, esperienze e realtà dell'urbano ne indirizzano la comprensione. E dunque un problema di come questi codici acquistino validità e di come, auto-legittimandosi, diventino definizioni e quindi spiegazioni delle città. Utilizzare codici, o modelli per arrivare ad una definizione di città, è dunque un artificio: "la semiotica, in principio, è la disciplina che studia tutto ciò che può essere usato per mentire" (Eco, 1975, P-17). Il nocciolo della questione risiede nello smascherare questi codici, portando alla luce il loro ruolo di attribuzione di significati a determinate esperienze urbane, ed avere la consapevolezza di quanto sia vincolante rinchiudersi in una definizione, e quanto il normale, inteso nel suo significato originale di norma, possa essere pericoloso e totalitario nei confronti dell'immaginazione. Ciò che viene considerato normale "è dunque ad un tempo l'estensione e l'espressione di una norma" (Cangulhem, 1966, p. 199); in questo senso le definizioni assunte come normali, sottintendono regole, norme e vincoli che limitano e indirizzano la comprensione dell'urbano.
La questione linguistica è in stretta relazione con la seconda questione, quella della rappresentazione: grazie a quali immagini si arriva a una definizione, o al contrario come una definizione ha bisogno di essere legittimata utilizzando le rappresentazioni. Le pratiche di incasellare e di definire le varie realtà urbane sono affiancate ad una altrettanto artificiale costruzione di immagini e rappresentazioni. Questa ricerca è concentrata su quest'argomento per sviscerare cosa significa davvero dare un'immagine alla città, e dunque costruirne l'immaginario; "l'immaginarlo urbano è dunque quell'insieme di rappresentazioni di immagini e d'idee, attraverso le quali ma società urbana [...] costruisce per se stessa e per gli altri un autopersonaggio, un autoritratto" (Le Goff, 1982, pp.7). Le rappresentazioni dell'urbano, qualsiasi esse siano, celano una volontà di capire la città e di definirla; ma dare una definizione, un'immagine, sottintende negarne altrettante, "l'immagine urbana è un'espressione e uno strumento del potere" (Le Goff 1982, pp.5-6). La questione della rappresentazione, dunque ha un carattere selettivo e vincolante; interpretare la città attraverso un'immagine vuol dire escludere una moltitudine di aspetti che non ne sono conformi, o che non rientrano nelle categorie di quella determinata rappresentazione.
Il termine immagine viene dal latino imaginem, quasi imitaginem, o meglio mimaginem, dalla stessa radice del greco mimos, ossia imitatore (Vocabolario Etimologico di Pianigiani, 1907); il significato originale della parola quindi racchiude già in sé un concetto di fittizio, irreale, artificiale: un'immagine è un'imitazione del reale, e "l'immaginazione non costituisce più il potere liberante della finzione, ma il potere alienante del far credere" (Ricoeur, 2002, p-41).
CAPIRE = DEFINIRE = ESCLUDERE
Lo strumento con cui queste problematiche verranno affrontate e decodificate sarà il modello, prima interpretativo, poi progettuale. I modelli in questione saranno riconoscibili ed individuabili sotto forma di politiche, progetti o esperimenti urbani. Il modello, per definizione è "qualsiasi cosa fatta, o proposta, o assunta per servire come esemplare da riprodurre, da imitare, da tener presente per conformare ad esso altre cose" (Vocabolario Treccani, 1997). Riprodurre e imitare dunque sono le sue caratteristiche intrinseche; l'utilizzo dei modelli nella grammatica dell'urbano vuol dire utilizzare qualcosa già sperimentato, quindi già codificato.
In una ricerca di questo tipo, è tanto importante riconoscere i modelli progettuali, quindi le forme fisiche, o le politiche di applicazione, quanto i modelli interpretativi, quindi le loro rappresentazioni mentali. I modelli interpretativi possono assumere un diverso significato a seconda della direzione in cui li si guarda, non sono universali ma validi "solo sulla base di un significato codificato che un dato contesto culturale attribuisce a un significante" (Eco, 1968, p. 200), dove il significante è il modello progettuale, la traduzione fisica. Per questo motivo la ricerca non ha la presunzione di avere un carattere di universalità, ma di interpretazione, per l'appunto, considerazioni tratte dall'esperienza. Avendo introdotto il concetto di modello come costruttore dell'immagine urbana, bisogna aggiungere che i modelli intesi in questo modo, sono sempre esistiti nella storia delle città, e sono sempre stati legati a fattori economici e politici. Basti pensare alla piazza del mercato, archetipo del modello economico, o alle mura di cinta delle città medievali.
Ogni modello è costruito in base al sistema politico economico relativo al contesto storico, culturale e territoriale. I modelli qui trattati sono relativi agli attuali sistemi neoliberisti, nel modo in cui influenzano gli assetti politici, economici e culturali. Il fattore che rende gli argomenti sopracitati pericolosi per la città è un fattore di politica e di politiche. L'omologazione dei modelli interpretativi, dei modi di definire la città e dunque dei suoi problemi, porta ad una conseguente omologazione delle politiche. Il sistema politico che sceglie di attuare determinate politiche e costruire intorno alla città una o più immagini, quindi rinchiudere la città entro delle definizioni e categorie per assecondare e incentivare i flussi economici, è un sistema che ha perso la capacità di negoziazione tra le parti sociali e civili. Si spiegherà, nel caso specifico di Berlino, come le pratiche di normalizzazione e di soppressione dei movimenti sociali e politici abbiano annullato quel dialogo, quella discussione tra le parti essenziale per mantenere vivo il conflitto urbano. La normalizzazione delle forme antagoniste nell'urbano ha portato ad un'omologazione anche nelle forme di discussione, meglio ha portato ad una mancanza di discussione e di confronto, ad una perdita della dialettica urbana. Si vedrà come i movimenti siano stati svuotati dal loro contenuto e come siano stati sfruttati come forma di produzione di modelli.
Nella ricerca infatti, sono distinti quelli che sono i modelli globali, quindi che vengono da politiche, immagini, e rappresentazioni legate a reti e flussi economici di scala globale e che coinvolgono soggetti, aziende, corporazioni sovranazionali; e modelli locali, quelle esperienze che nascono dal basso ma che si pongono come modello in quanto forma ripetibile e legata a delle scelte di politiche che le regolano. Per quanto i due modelli siano stati sempre considerati in contraddizione tra di loro si vedrà quanto in realtà siano amministrate dalle stesse politiche e come partecipino entrambi alla costruzione delle medesime immagini e le medesime definizioni di città. E a questo punto, una provocazione potrebbe essere quella di chiedersi, un orto urbano è tanto diverso da un centro direzionale? Intendendo il modo in cui questi cambiano l'immagine della città in maniera non contestuale, ripetitiva e globale.
Per i temi trattati e le problematiche emerse, le questioni affrontate non possono essere risolte attraverso una proposta progettuale né una proposta politica o di politiche. Il mettere in luce le problematiche e sollevare interrogativi è già di per se un progetto, una ricerca che vuole stimolare la discussione riguardo a questi temi, che spesso vengono presi troppo alla leggera. Nelle conclusioni, dunque si presenta una proposta interpretativa. Le problematiche di carattere linguistico, rappresentativo e politico impongono, più o meno tra le righe, un determinato modo di interpretazione delle città; per questo nelle conclusioni si proporrà un modo diverso di interpretare questi fenomeni, "una nuova immagine del pensiero, o piuttosto una liberazione del pensiero rispetto alle immagini che la imprigionano" (Deleuze, 1971, cit. da Treppiedi, 2010, p.4) Si vedrà in che modo queste imposizioni si manifestano nella realtà urbana e come poi ne vengano modificate. Le conclusioni dunque, vogliono mostrare l'altra faccia dell'urbano, quella fatta di quotidianità, imprevedibilità e di immaginazione. Per lo studio e l'indagine di queste tematiche, Berlino si è prestata come caso studio calzante e appropriato. Sebbene questa non sia una ricerca su Berlino, ma una ricerca che usa Berlino come mezzo di indagine, la città, nelle sue contraddittorietà, è stata fonte di esempi, spunti e riflessioni. Si farà particolare attenzione alla storia di Berlino degli ultimi 30 anni, caratterizzata proprio dall'uso esplicito di modelli e di immagini per ritrovare un canale di sviluppo dopo le sue molteplici rinascite. Come la città ha deciso di mutare le sue immagini a seconda dei vantaggi economici e delle amministrazioni politiche, e come queste immagini abbiano mutato il panorama della città nella sua realtà fisica, economica e sociale.
La ricerca è strutturata in tre parti. Nella prima parte si cerca di dare una lettura della storia di Berlino dal punto di vista delle sue trasformazioni, in particolare dalla caduta del Muro ad oggi. In questa sezione si introducono i termini di modello globale e modello locale. La struttura di questa prima parte è da leggere come l'accostamento di due storie parallele; la parte sulle politiche invece racconta, estraniandosi dal contesto berlinese, quali sono le tendenze politico-economiche che dominano il panorama delle scelte decisionali nelle amministrazioni in Europa e nel Mondo, in questa parte si parlerà delle politiche neoliberiste, del ruolo delle città nel panorama economico e poi, in particolare, della teoria sulle creative city. Questa parte generale è stata scritta per introdurre le dinamiche e le scelte politiche fatte a Berlino dagli anni 2000 ad oggi e per far emergere come queste politiche siano state le stesse sia nell'amministrazione globale che di quella locale. Nell'ultima sezione di questa prima parte si parlerà infatti di tutte le trasformazioni, delle scelte politiche che portarono l'utilizzo di modelli precostruiti per raggiungere un'immagine prestabilita; questa sezione è di novo strutturata da leggere parallelamente, dal punto di vista delle trasformazioni dall'alto e dal basso, che questa volta non sono più così in contraddizione tra di loro, ma come si cercherà di far capire, sono amministrate dalle stesse decisioni politiche.
La seconda parte rappresenta il cuore teorico della ricerca, partendo dall'analisi delle pratiche di condivisione delle politiche, affronta poi il concetto di modello, di immagine, e pone il problema dell'omologazione e la normalizzazione delle forme e delle immagini di città. Grazie ad alcuni riferimenti teorici, già si preannuncia il carattere in divenire dell'urbano e la sua non staticità, come le forme vengono trasformate dalle pratiche. In questa seconda parte sono contenute anche delle schede grafiche, il cui intento è far capire in forma pratica e grafica quanto detto fino a questo momento. Saranno presentate otto schede, ognuna rappresenta una tipologia di modello (quattro riferite ai modelli globali e quattro a quelli locali); ogni scheda mostra un collage, per dare l'idea del modello di cui si parla, una sorta di modello interpretativo; poi il caso di Berlino, il modello progettuale; infine lo stesso modello nelle varie città del Mondo; questa parte è stata pensata per far capire come anche la formalità dei modelli sia comparabile. Un'ultima sezione della seconda parte descrive un esempio emblematico, una sorta di paradosso, una contraddizione rispetto alla staticità dei modelli riportati nelle schede.
La terza parte coincide con le conclusioni, riprendendo il filo dell'esempio trattato nella parte precedente, si mette in luce l'importanza del quotidiano e di come i modelli, impiantati nel contesto urbano assumano una forma e delle caratteristiche che in qualche modo stravolgono il modello di partenza. Concludendo, si propone, dunque un nuovo modo di interpretare le città, che proponga un modo alternativo di lettura dell'urbano rispetto a quelli tradizionali.
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