La Venaria del Belice : tra memorie letterarie e riscoperte architettoniche
Flavio Binaggia
La Venaria del Belice : tra memorie letterarie e riscoperte architettoniche.
Rel. Carla Bartolozzi, Giuseppe Verde. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2016
Abstract
PREMESSA
Da sempre l'uomo nell'abitare un luogo ha prodotto dei segni, "eterizzando" la sua effimera presenza. Le diverse dominazioni che in Sicilia si sono succedute hanno così lasciato molte testimonianze del loro passaggio: bizantini, arabi e normanni, guidati dall'innato spirito di conquista, hanno anche "omaggiato" i popoli delle loro architetture, contagiando l'etnia siciliana nel loro modo di vivere quotidiano. Ancora oggi, infatti, riti e ritmi sono pregni della dominazione o dell'influenza di un popolo che ci ha preceduto e che ha abitato lo stesso spazio.
Giuseppe Tomasi di Lampedusa scolpisce nel Gattopardo il carattere dei siciliani dicendo che "tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche" e potremmo completare la definizione dicendo che in Sicilia, per i siciliani, la vita è un sogno. E niente evoca meglio il sogno dell'arte e dell'architettura dove la preziosità delle forme, la ricchezza dei ricami, la strabiliante scenografia è figlia di vertigini oniriche oltre che di esagerazioni retoriche, che fanno anche parte della natura dei siciliani.
La civiltà isolana, con le sue città medie e piccole (anche quelle feudali), possedeva gradi di ambizioni tali da affidare all'architettura un ruolo che oggi abbiamo dimenticato. Quelli che vengono frettolosamente indicati come segni invalicabili di potenza e prepotenza, i numerosi palazzi nobiliari, le chiese madri, erano anche luoghi che costituivano e costruivano il senso di appartenenza ad una comunità.
In questo lavoro si vuole narrare un passato dimenticato, spazzato via dal terribile sisma del 1968, che ha portato via in pochi secondi, non solum fragili vite umane, sed etiam mattoni caduti sotto la forza della natura che porta via con sè luoghi mai più recuperati.
Attraverso lo studio di un singolo caso, il Castello della Venaria del Belice, si narrano però la cultura, le usanze, le tradizioni di un feudo, di un territorio, di un comune che ha visto sviluppare al suo interno alcune delle famiglie più rappresentative dell'isola.
Ci si vuole occupare, quindi, dell'identità di un luogo partendo dal microcosmo di un palazzo di caccia, che narra però, nelle sue memorie edilizie, di una storia che inizia nel VI secolo a. C. con i greci, per passare al X secolo con gli arabi e giungere fino ai giorni nostri con le architetture esistenti e con le macerie dimenticate.
Si passerà quindi in rassegna la storia dei due comuni strettamente legati al Castello della Venaria: Santa Margherita e Montevago. Questi due paesi, per molti secoli, e in verità ancora oggi, hanno condiviso e condividono storie e vicissitudini che hanno portato alla loro nascita e a quella del castello stesso sotto la dinastia dei Filangeri. Grazie a questa famiglia il territorio, dal 1600 in poi, si sviluppa maggiormente ed è in questo periodo che nascono prestigiose architetture, molte della quali in stile barocco, non solo nel feudo del Misilindino, ma in tutta la Valle del Belice, incrementato dalla volontà dei signori feudali di accrescere il loro prestigio grazie alla costruzione di magnifiche fabbriche religiose e civili. Fabbriche che oggi sono state in molti casi dimenticate e distrutte, sia da eventi naturali che dall'incuria dell'uomo. Attraverso questa tesi si vuole, parallelamente al tema principale, riportare alla luce queste costruzioni che per lunghi anni sono state trascurate e omesse dai percorsi turistici del territorio, sia che siano sopravvissute ai secoli, sia che oggi siano nello stato di rudere, ma nonostante ciò narrano però storia intrinseca di memoria. Una memoria fondamentale per il popolo belicino, e non solo, che ha visto distrutto il presente da un terremoto fulminio che in una notte ha cancellato il passato, costruendo però un nuovo futuro.
A queste due tematiche, il barocco nel Belice e la memoria delle macerie, si aggiunge quello già citato legato alla figura e alle opere di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
È proprio lo scrittore che narra del particolare significato che questa terra ebbe per lui e per la sua letteratura. Per lunghi anni, soprattutto nella sua giovinezza, trascorse numerose estati e vacanze nel comune margheritese e queste sue esperienze riecheggiano in intere pagine nei suo capolavori, in particolar modo in maniera implicita ne II Gattopardo e esplicita nei Racconti. Lo stesso autore, in una lettera al
Barone Enrico Merlo di Tagliavia confessò che " Donnafugata come paese è Palma; come palazzo è Santa Margherita Questi luoghi e queste case prendono forma e vengono così narrate unendo luoghi e usanze, case e cultura. Grazie anche alla fama di questo scrittore riprende un frammento della storia del Belice, fatta di eventi a volte ineluttabili e a volte no.
Questi luoghi "gattopardeschi", comprendenti anche i palazzi e le ville del palermitano e il paese di Ficarra, sono oggi racchiuse in numerose attività locali e regionali, come, ad esempio, percorsi turistici, associazioni culturali e manifestazioni letterarie che trovano il suo fulcro nel Palazzo Filangerì Cutò di Santa Margherita, dimora che vide risiedere tutte le principali famiglie del territorio sino ai Tomasi e ancora oggi è sede della vita amministrativa del comune, racchiudendo, inoltre, al suo interno un importante museo dedicato allo scrittore.
Queste tre tematiche trovano un punto di riferimento tra loro, in un luogo dimenticato e distrutto, ma pieno di storia e ricco ancora oggi di fascino. È il Castello della Venaria, che posto alla sommità di un promontorio, si affaccia e domina l'intera vallata sottostante, giungendo con lo sguardo su tutti i territori belicini per arrivare sino alla costa selinuntina.
La fase conclusiva di questo lavoro si pone l'obiettivo di unire tutte queste tematiche e inserire la Venaria del Belice in itinerari turistici. Tramite la creazione di un camminamento che riprende il perimetro dell'originale struttura, si vuole rendere nuovamente accessibile questo luogo e farne un nuovo sito di meraviglia, in cui si potrà conoscere nella sua interezza la storia e la forma originale della casina di caccia e farne un nuovo luogo di ritrovo, di storia e di cultura.
Relatori
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