Intorno alla facciata
Francesco Abatematteo
Intorno alla facciata.
Rel. Silvia Gron, Massimo Camasso. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2015
Abstract
Come fotografie scattate dal finestrino del treno in corsa, rubate alla velocità di un viaggio che conduce diritto a posti già conosciuti e visitati, questa raccolta di ragionamenti vuole essere una ricerca di quegli aspetti che spesso passano inosservati. Aspetti trascurati, ma al cui interno portano con se la potenzialità di donar luce nuova a quello stesso viaggio, che, ripetuto innumerevoli volte e memorizzato meccanicamente, appare improvvisamente diverso.
Sono quei dettagli che il passeggero, seduto ai sedili posteriori dell’auto, annoiato dalla monotonia di quel viaggio che compie ogni giorno, scorge, faccia al finestrino, e tutto diventa magia.
Ecco, in questo lavoro, non voglio essere l’autista. In questo momento, non voglio passare avanti, puntando dritto. Sono il bambino, sono quello curioso, quello che guarda a lato, e rimane affascinato, incuriosito, si fa domande, e chiede al papà di rallentare, magari accostare e fermarsi un attimo, e riuscire finalmente a godere del viaggio.
E se la meta fosse semplice da raggiungere? Se fosse talmente vicina, così immediata da non permettere un viaggio, un trip (mentale) sufficientemente lungo da poterne godere?
In fin dei conti, come appare chiaro dal titolo del presente lavoro, qui si parla di facciata, e se proprio si volesse semplificare, cosa non è una facciata se non un muro?
Certo, costruire un muro è ben altra cosa che disegnarlo, magari in pianta (e in questo i mastri muratori, almeno, sarebbero d’accordo). Ma anche nel costruirlo fisicamente a suon di malta e mattoni, non c’è forse celata una lunga storia di concepimento e progressivo affinamento della tecnica, che affonda le sue radici negli albori della civiltà, nella notte dei tempi, da quando, da una caverna, l’essere umano ha deciso di fare da se il luogo in cui vivere?
Per noi, futuri architetti, di certo non è difficile tracciare una linea, e dire... dire che questo è un muro! Ma quante e quali altre cose diciamo in quel momento, inconsciamente o non?...
Una semplice linea, una traccia, un segno nero in un foglio bianco (o bianco su uno schermo nero), ma non è questo atto in se che interessa in questa occasione di studio, ne indagare su come è fatto, di cosa è composto, o se rispetti le normative energetiche vigenti al momento.
E’ il resto. Che sia il “vuoto”, o il “pieno”, un limite, o altro ancora, in questo momento vorrei come abbandonare quello che è il centro dell’attenzione suggerito dal titolo, non andare dritto su di esso, ma girarci intorno. E guardarlo, osservarlo, e cercare di vedere cose che si danno per scontato, che sono corredo inscindibile di questo elemento architettonico che fin dall’ideazione, dal suo concepimento, rappresenta elemento chiave di quella che è la civiltà umana e la nostra tradizione storica, fino ad arrivare ad essere oggetto di discussioni e di interesse ancora oggi.
Nel tempo saranno cambiati i materiali, la tecnica costruttiva, lo spessore, l’apparenza, ma esistono aspetti che ne sono diretta e inscindibile conseguenza, che si tratti di qualsiasi elemento facciata: dalle cinte murarie di una città di epoca romana, ai muri “trasparenti” dell’architettura moderna, ai muri performanti capaci di sfruttare la la radiazione per il raggiungimento del confort.
Immaginare di girare intorno con un movimento ciclico, studiare l’oggetto da diverse angolazioni, come in un servizio fotografico, e gustarne ogni suo lato, ogni aspetto talvolta trascurato.
Girare intorno, ma non per una azione fine a se stessa. L’obiettivo è raggiungere l’oggetto del desiderio. Quindi avvicinarsi, lentamente, e prendere coscienza dell’oggetto.
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
