La rete ecologica locale nell’anfiteatro morenico di Ivrea : studi e proposte progettuali
Silvio Carlucci
La rete ecologica locale nell’anfiteatro morenico di Ivrea : studi e proposte progettuali.
Rel. Angioletta Voghera. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale, 2014
Abstract
INTRODUZIONE:
Questa tesi si pone l'obiettivo di affrontare il tema delle reti ecologiche in una logica abbastanza ampia ma con i dovuti limiti del caso, visto che solitamente nelle situazioni reali convergono una pluralità di contributi che fanno capo a diversi campi disciplinari, in modo da comprenderne i tanti risvolti che all'atto pratico entrano a far parte del processo, in modo specifico per quel che riguarda gli aspetti legati alla pianificazione (considerazioni e valutazioni da fare, possibili strategie di intervento).
Le analisi e gli interventi, operati sul caso studio dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea (AMI), saranno incentrate sui temi prioritari della conservazione ambientale e delle trasformazioni insediative, quest’ultime considerabili la causa prima di tutti i problemi legati alla riduzione della biodiversità e della funzionalità ecologica che, come sappiamo, è conseguenza della frammentazione degli habitat, cercando le risposte per una possibile risoluzione nel campo della pianificazione e con i strumenti e le chiavi interpretative tipiche di questa disciplina. Il tema della rete ecologica viene affrontato per lo più da un punto di vista eminentemente strutturale (elementi fisici, continuità ambientale) rinviando la parte funzionale ad altre trattazioni. Il fine ultimo della tesi sarà poi quello di definire una metodologia di analisi, avanzare delle proposte d’intervento e proporre un assetto di massima finalizzato all'individuazione di una rete ecologica locale che per le sue caratteristiche possiamo definire allo stato preliminare visto che necessitano tutta una serie di conoscenze di dettaglio che spettano ad altre sedi e specialismi.
La scala prevalente di indagine è quella di paesaggio perché più idonea a studi di tipo territoriale mentre i tipi d’intervento proposti rientrano per lo più tra quelli canonici della pianificazione (individuazione di obiettivi, strategie, azioni, metodi di intervento, norme, destinazioni d’uso e localizzazioni) lasciando aperte le specificazioni di dettaglio ad altri settori (biologia, ecologia, scienze forestali ed agrarie, ingegneria). Come si può bene capire, si tratta di indicazioni rivolte principalmente ai piani da interpretare come azioni preventive finalizzate ad una strategia e un assetto d’insieme più coerente e rispettoso delle qualità ambientali e delle necessità funzionali dei cicli ecologici del territorio. Ci si sofferma perciò principalmente sulle dinamiche insediative e su ogni tipo di ripercussione-interazione che questa instaura o può instaurare con la struttura ecosistemica in modo da ipotizzare alcuni possibili interventi di riequilibrio e riconciliazione. Utilizzando il linguaggio proprio di alcuni campi delle scienze naturali, più che sui frammenti (patches) l’oggetto di studio è stato la matrice, cioè l’intorno, le aree che circondano gli habitat, quantitativamente maggiori e interessate da diffuse alterazioni dovute alla presenza e all’azione umana, o meglio al regime di disturbi operato dai processi e dalle strutture insediative. L’intervento sugli aspetti insediativi riveste in questo senso un ruolo prioritario se non strategico per rendere efficace la conservazione ambientale e il progetto di rete ecologica, questo perché ogni azione di carattere ecologico-ambientale può essere vanificata dalle previsioni dei piani che agiscono localmente. La rete ecologica, in questa tesi, viene perciò assunta come un criterio-guida per la pianificazione, cioè come uno schema a cui la pianificazione deve costantemente attenersi e far riferimento, da ciò deriverebbe una pianificazione ancorata ai principi ecologici o detta in altri termini di tipo “ecologicamente orientata”. Così facendo le considerazioni a carattere ecologico-ambientale diventano parte integrante della pianificazione e della gestione del territorio, in modo sistematico non come un semplice recepimento passivo. Questo discorso vale principalmente per la pianificazione alla scala locale, più precisamente a quella comunale-urbanistica che appare oggi più restia a questi tipi di considerazioni.
La rete ecologica si prefigura poi come una strategia di supporto alla conservazione della natura e della biodiversità, in aggiunta a quella delle aree protette. In tale logica le aree protette vanno interpretate come i principali tasselli (o gangli) di un sistema naturale più diffuso composto da ramificazioni che si spingono anche all’interno della matrice antropizzata e in aree a modesta naturalità per garantire un miglior funzionamento complessivo del sistema, o più semplicemente il collegamento delle aree protette. Lo scopo di proteggere e rafforzare questa naturalità diffusa spetta principalmente ai piani ordinari (PTR, PTCP e PUC) con modalità non per forza vincolistiche, ragion per cui il piano gioca ruolo forza in questa missione. Questo lascia intendere anche che, per l’ottenimento di risultati più efficaci, bisogna spingere la tutela della biodiversità oltre i piani settoriali dei parchi, diffondere la cultura della conservazione e dei principi ecologici anche agli strumenti ordinari di pianificazione, nonché alle pratiche amministrative di tutti i giorni. Scopo di questa tesi e proprio quello di provare a proporre delle indicazioni e delle azioni correttive indirizzate alla pianificazione locale che raccordino il più possibile le necessità trasformative con quelle di conservazione e sviluppo della natura.
- Abstract in italiano (PDF, 309kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 212kB - Creative Commons Attribution)
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
