Architetture dello spirito a Malta : proposte di conservazione, valorizzazione e gestione di un paesaggio archeologico
Elisa Tartaglino
Architetture dello spirito a Malta : proposte di conservazione, valorizzazione e gestione di un paesaggio archeologico.
Rel. Emanuele Romeo, Riccardo Rudiero. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2014
Abstract
INTRODUZIONE: I PAESAGGI ARCHEOLOGICI ALL’INTERNO DEL BACINO MEDITERRANEO
Le civiltà megalitiche si svilupparono in un'area assai vasta: dalle regioni europee centro-settentrionali e le isole britanniche fino ai territori sul Mediterraneo e nelle sue isole.
Una possibile sintesi delle teorie che si sono sviluppate nel corso degli anni in merito alla nascita ed all’espansione di suddette civiltà può essere la seguente:
- dapprima prevalse la concezione di derivazione orientale, o egea, secondo la quale la civilizzazione europea gli era debitrice: missionari, via mare, si diffusero in un primo momento sulle coste spagnole per poi espandersi nel Mediterraneo e nel resto d'Europa;
- l'ipotesi nordica si basò invece sull'evoluzione tipologica delle architetture germaniche settentrionali e danesi (anche se difficilmente ciò avvenne negli altri centri europei e del bacino mediterraneo);
- la congettura precedente fu infine affiancata a quella mediterranea impostata sui templi maltesi, portatori dell'idea megalitica - oltre che della civiltà preistorica originale - e responsabili della sua espansione.
L'innovazione portata dalle misurazioni al radiocarbonio e una conoscenza maggiore della preistoria europea permise datazioni più precise: fu così stabilito che i primi sepolcri megalitici della Bretagna - nord della Francia - risalivano all'età neolitica (V millennio a. C. circa); nuovi centri nacquero in seguito in Portogallo, in Spagna e nelle isole britanniche. Scomparsa così la concezione di una sola corrente megalitica, si arrivò alla conclusione che diverse popolazioni, indipendenti luna dall'altra, svilupparono una propria idea religiosa e la interpretarono in base al loro grado culturale (il megalitismo fu praticato per circa 3000 anni). Si accettò l'esistenza di due differenti correnti: la maggiore di origine occidentale ed atlantica; la minore appartenente al Mediterraneo centro-orientale.
Una fascia dalla costa verso l'entroterra della larghezza di 150 km circa, è l'area in cui furono eretti numerosissimi esempi di architetture megalitiche: menhir, dolmen, tombe a camera e a galleria, allineamenti, circoli, ecc; pare quindi un fenomeno d'origine marittima, diffusosi probabilmente, grazie alle rotte commerciali.
Esempi di paesaggi archeologici megalitici europei sono Stonehenge ed Avebury (Inghilterra), Cornac (Francia), Los Millares ed altri siti minori nelle isole Baleari (Spagna), il "Tesoro di Atreo" a Micene (Grecia); il territorio italiano offre invece un possibile confronto grazie alle strutture dei nuraghi come quelle presenti a Barumini (Sardegna). La localizzazione di tali siti è apprezzabile dove si sono evidenziati quelli descritti successivamente (in rosso gli appartenenti al bacino mediterraneo).
Il complesso inglese di «Stonehenge, Avebury and Associated Sites», fu realizzato nel periodo 3000 - 1700 a.C. ed utilizzato fino al 1600 a.C. Si compone di due aree distinte: quella di Stonehenge - comprensiva dei siti dell'Avenue , del Cursus (3600-3400 a.C., 2,7 km), dei Durrington Walls, di Woodhenge (2300 a.C.), e di numerosi tumuli - e quella di Avebury - il circolo di monoliti più grande al mondo composto di 180 elementi a formare due circoli minori - anch'essa associata ad altri siti minori. Il megalite maggiore si trova a Stonehenge ed è alto 7,3 m (45 tonnellate di peso circa); apparteneva ad un primo circolo di 30 pietre fitte ed architravi, i cui materiali provenivano dal Galles (a ben 240 km di distanza).
Il sito francese, realizzato tra il 5000 ed il 3000 a. C., si compone di circa 3000 megaliti disposti in file lunghe circa 1 chilometro ciascuna che si presume avessero legami con l'astronomia. Gli allineamenti si dividono in tre raggruppamenti - 1099 megaliti per Menec, 1029 per Kermario e 555 per Kerìescan - e due tumuli (quello di Kercado e di Saint-Michel).
Los Millares, definita la «città della metallurgia preistorica», è un villaggio risalente al 2700 a.C. in cui l'aspetto difensivo e quello legato alla sepoltura avevano assunto particolare rilievo: il sito sorgeva difatti su un altipiano protetto da quattro mura di cinta concentriche, realizzate in tempi diversi seguendo l'espansione della città. Tale fortificazione arrivò a raggiungere i 4 metri d'altezza e poteva accogliere fino ad un migliaio di persone, la necropoli era invece costituita di un centinaio di tombe a tumulo. L'aspetto metallurgico è invece testimoniato da reperti, come i forni necessari per la fusione del rame.
Nell'Ottocento l'archeologo tedesco Schliemann scoprì la città di Micene e, conseguentemente, il «tesoro di Atreo», sito sulla collina di fronte all'acropoli. Tomba ipogea della tipologia a tumulo datata al 1400 a.C. a cui si giunge dopo aver percorso un corridoio esterno ricavato nel terreno, possiede una pianta circolare di 14 metri di diametro, con copertura a falsa volta data dalla sovrapposizione di anelli concentrici di pietra che si concludono in un'unica lastra. Un passaggio dalle dimensioni limitate conduce ad una camera rettangolare dedicata alle tombe regali.
L'area archeologica sarda fu scoperta e portata alla luce da Giovanni Lilliu nel periodo 1940-1950 e dal 1997 fa parte della World Heritage List dell'Unesco: è l'esempio più rappresentativo dei nuraghi complessi costituiti, cioè, da più di una torre. Realizzato principalmente in basalto, una roccia vulcanica - per scopi militari nel 1500 a.C., fu riadattato e riutilizzato fino al 600 d. C. come villaggio.
Le abitazioni possedevano un ambiente unico e coperture lignee; la più rappresentativa è la «capanna 80»: «vasto edificio circolare che presenta lungo il perimetro interno un sedile anulare e nelle pareti 5 nicchie» all'interno della quale si presume che si svolgessero le assemblee. Nel periodo 800-600 a.C. il sito andò quasi interamente distrutto e fu realizzato un nuovo centro sulle rovine con «capanne a corte centrale o capanne a settori», costituite da vani rettangolari e coperture lignee. Altra particolarità è la "rotonda": una piccola stanza con un sedile interno ed un bacile posizionato centralmente per accogliere l'acqua probabilmente impiegata in riti specifici; a Barumini, tali capanne, raggiungono un alto grado di complessità.
La tesi si concentra sui templi megalitici maltesi riconosciuti Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco tra il 1980 ed il 1992: partendo da un confronto tra la legislazione internazionale, italiana e maltese in materia di tutela; passando per l’analisi dei templi grazie a fonti archivistiche, bibliografiche, iconografiche (cartografie e fotografie d’epoca); arrivando alla formulazione di proposte di conservazione, valorizzazione e gestione di tali paesaggi archeologici.
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