Paola Gallo Balma
L’edificio si presenta : la facciata.
Rel. Matteo Robiglio. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Costruzione), 2014
Abstract
Nel soffermarsi ad analizzare un’edifico nella sua interezza l’elemento che per primo si osserva è la sua facciata: il suo biglietto da visita.
Guardandola attentamente si possono capire immediatamente alcune caratteristiche proprie dell’edificio: il numero di piani, la tipologia, i materiali, in quali anni può esser stato costruito, ecc...
Le definizioni di facciata possono essere molteplici: elemento di divisione fra una parte esterna pubblica e un interno privato e intimo, piano limite verticale che separa gli spazi chiusi da quelli aperti, rivestimento, pelle, involucro, diaframma, interfaccia, prospetto, superficie, ecc.. Sono quindi molti gli aggettivi, i sinonimi e i termini che sembrano poter sostituire il termine facciata ma, leggendo le loro definizioni, a volte descrivono elementi molto diversi fra di loro.
La ricerca inizia indagando la nascita e il giusto utilizzo di alcuni di queste parole, quali facciata, rivestimento, pelle ed involucro, attraverso l’analisi di dizionari, trattati ed enciclopedie.
Definito l’atteggiamento bidimensionale della facciata si è delineata la storia del termine dal punto di vista semiologico, dal periodo dei classici ad oggi, considerandola appunto come piano di incontro tra articolazione interna e dimensione urbana, filtro e diaframma tra privato e pubblico, e si sono definiti i suoi strumenti di relazione e comunicazione. Analizzando il percorso della storia della facciata, i significativi cambiamenti architettonici e le diverse espressioni sviluppate nei differenti periodi storici, sono stati determinati anche dall’innovazione tecnologica e dal diverso uso e impiego dei materiali.
A partire dal Movimento Moderno, con il definitivo distacco tra la struttura portante e le pareti perimetrali si è ottenuta la massima libertà della facciata. Questa divisione ha portato diverse novità anche nel modo di rapportarsi tra l’edificio e il contesto nel quale si inserisce.
Negli stessi anni, con Mies van der Rohe, si afferma anche il concetto di trasparenza della facciata, riscontrando un suo maggior utilizzo successivamente nell’architettura contemporanea. L’uso del vetro ha portato all’assottigliamento e alla smaterializzazione del rivestimento permettendo la massima permeabilità tra ambiente esterno ed interno.
Relatori
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