Le condizioni socio-economiche ed i caratteri tecnicocostruttivi che hanno determinato l’edificazione dell'ingente patrimonio residenziale dall’immediato dopoguerra sino ai primi anni Ottanta, oggi soggetto ad un degrado fìsico e ad un 'obsolescenza funzionale importante, che ha generato, negli ultimi anni, una riflessione approfondita sulle strategie gestionali e sulle metodologie ed opportunità degli interventi di riqualificazione. La ricostruzione, iniziata nel dopoguerra, principalmente connessa ai fenomeni dell’inurbamento e della crescita demografica, è stata di tipo prevalentemente quantitativo, con una scarsa attenzione ai livelli di qualità globale delle costruzioni. Si tratta quindi di un patrimonio importante, il cui recupero costituirà nel medio periodo una percentuale significativa delle attività nel settore edilizio, decisamente superiore agli interventi di nuova costruzione.
E possibile rilevare che, ad oggi, in Italia così come in Europa, una considerevole percentuale degli edifici residenziali ha superato il limite di efficienza prestazionale in assenza di interventi, rendendo pertanto necessaria una ricognizione diffusa del deficit qualitativo ed energetico esistente, anche alla luce di un quadro normativo più stringente.
La riqualificazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica costituisce un campo di indagine significativo sulle problematiche e le opportunità di un miglioramento prestazionale del costruito, anche in termini di conferimento di valori degli aspetti sociali prima assenti, e sull'introduzione di metodologie di valutazione della qualità edilizia e architettonica nelle differenti fasi del processo edilizio. La debolezza iniziale di numerosi quartieri ed edifici di abitazione sociale può, infatti, consentire una maggiore sperimentazione negli interventi di riqualificazione ed il conseguimento di economie che derivano dalla compresenza di esigenze di adeguamento di diversa natura.