L’Appartamento dei bagni del Castello di Agliè
Francesca Favaro
L’Appartamento dei bagni del Castello di Agliè.
Rel. Edoardo Piccoli, Monica Volinia, Lisa Accurti, Annamaria Aimone. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2013
Abstract
Nel corso di una visita presso il Giardino del Castello di Agliè, nella stagione estiva e primaverile, è possibile accedere ad un complesso di sei locali decorati, posti al piano terreno della manica ad ovest del castello, accanto ad una citroniera a tre navate. Gli ambienti si aprono su un giardino pensile con aiuole, una fontana e una piccola colombaia dal tetto a scandole colorate. I sei locali sono definiti “serre” e si immaginano, sulla letteratura recente di riferimento, come salotti per conversazioni e passeggiate. Sono camere di forme e dimensioni differenti, attraversati da un percorso che, a partire da un ambiente di ingresso con una fontana di alabastro, si snoda tra spazi scavati da nicchie, vere e false, ognuno con una decorazione differente, evidentemente modificata, riaggiornata, degradata e di difficile lettura..
Lo studio di tali locali, così complesso e avvincente, è l’obiettivo di questa tesi che è essenzialmente un lavoro di ricerca storica, di interpretazione delle fonti archivistiche e bibliografiche; ma anche di conoscenza concreta dell’oggetto, rilevato, ridisegnato e infine riletto alla luce della nuova consapevolezza maturata al termine di queste fasi e attraverso il punto di vista, per me del tutto nuovo, delle indagini termografiche.
Nato dall’interesse di studiare questo complesso di ambienti, trattato e tutelato come parte a sé stante dell’intero castello di Agliè e probabilmente mai indagato in modo mirato e approfondito, il desiderio di lavorare ad una tesi di questo tipo ha incontrato l’esigenza della Soprintendenza di intraprendere un percorso di conoscenza finalizzato al restauro conservativo del bene in questione. Questo lavoro avrebbe quindi contribuito a conoscere, conservare e riabilitare una porzione del castello finora oggetto di un’attenzione marginale.
Tuttavia, il progetto originario, lungimirante ed entusiasmante, si è poi scontrato con una realtà dei fatti che ha imposto un suo ridimensionamento, ma non ne ha, a mio avviso, sminuito il valore, anzi. La ricerca storica, che doveva essere inizialmente la premessa essenziale per inquadrare e legittimare le concrete operazioni sul bene, si è rivelata via via più complessa; il numero esiguo di fonti archivistiche1, la totale assenza di un rilievo attendibile degli ambienti, la scarsa bibliografia di riferimento hanno reso ancora più palese quella difficoltà di interpretazione e comprensione di questo oggetto suscitata già al primo sopralluogo.
Tuttavia, tali aspetti che subito sono apparsi limiti, nel corso del lavoro si sono rivelati opportunità; le difficoltà sono diventate occasioni per acquisire nuove competenze inaspettate e per imparare ad elaborare un (temuto) rilievo architettonico, ad affrontare una ricerca archivistica, a confrontarsi con le regole di un complesso apparato di gestione del bene studiato.
Inoltre, le complessità, le ambiguità e le contraddizioni spesso incontrate nell’ambito della ricerca storica hanno permesso di approfondire alcuni temi, di porsi domande e cercarne le risposte in ambiti apparentemente distanti da quello studiato: la mancanza di informazioni risolutive, alcune tuttora non reperite, ha costituito lo stimolo per ampliare lo sguardo e il campo di ricerca.
Via via che il lavoro procedeva si è appreso che il complesso dei locali studiato era in realtà un “Appartamento dei bagni” concepito già a metà Seicento2, che la manica di cui fa parte era, prima di metà Settecento, un padiglione isolato su tre lati con ingresso di rappresentanza dal giardino. La ricerca sugli inventari ha confermato una funzione di questo tipo solo a partire dalla metà del XIX secolo, ma le sue forme suggeriscono che tale destinazione dovesse essere prevista già nella fase di costruzione seicentesca. La necessità di chiarire e dimostrare questa affermazione ha condotto quindi la ricerca storica ad aprirsi ad un nuovo percorso di studio, del tutto inatteso al momento del primo sopralluogo ad Agliè che, a partire dalla tradizione dei bagni privati nella cultura architettonica francese del XVI secolo, ha tentato di ricercare a ritroso i suoi archetipi di riferimento, ritrovandoli sui trattati di Vitruvio, sui disegni dei Bagni romani di Palladio e Serlio.
Si è così individuato il legame essenziale tra un piccolo complesso di ambienti costruito in una delitia fuori Torino e lo scenario ben più ampio non solo del sistema piemontese delle ville sabaude, ma di una cultura architettonica di dimensione europea.
Il rilievo architettonico, invece, ha costituito il modo più efficace per la conoscenza dei locali nella loro consistenza fisica; misurarli e ridisegnarli ha chiarito alcune perplessità, reso evidenti determinate scelte progettuali e fornito un supporto attendibile da confrontare con le piante di altri modelli di riferimento o con le poche planimetrie del castello a disposizione.
Un ulteriore strumento di conoscenza è stato fornito dalla tecnica non distruttiva della Termografia IR, il cui supporto è stato essenziale sia nella fase di ricerca storica, per confermare ipotesi altrimenti non verificabili, sia nell’ultima parte di questo lavoro che, dedicata all’analisi puntuale di ogni ambiente alla luce degli esiti ottenuti, si è avvalsa delle indagini termografiche per studiare il comportamento termico delle pareti dei locali e sviluppare alcune considerazioni inerenti allo stato del degrado. Sui limiti degli esiti ottenuti da tali indagini si discuterà diffusamente nel capitolo dedicato all’argomento; qui si dirà solo che l’utilizzo, in fase finale dello studio, di un’indagine di questo tipo, vuole essere un modo per “aprire” la tesi ad auspicabili indagini future ed eventuali interventi di restauro.
In conclusione, il lavoro di seguito presentato, pur ridimensionato rispetto all’iniziale obiettivo, l’elaborazione di un progetto di restauro, costituisce un supporto utile, anzi essenziale, per intraprendere un qualsiasi percorso di conoscenza che, già valido di per sé, possa anche condurre al possibile restauro del bene.
Tuttavia, si vuole precisare che la validità e 1’ “utilità” di tale ricerca storica non risieda solo nella sua possibilità di essere funzionale ad un’azione concreta sul bene. Questa è utile, non tanto, o meglio non solo, nel senso più stretto e pragmatico del termine, ma anche in quanto prodotto di un legittimo interesse intellettuale; e a proposito del tema degli obiettivi e della legittimità della ricerca storica, una riflessione che lo storico Marc Bloch ha maturato negli anni Quaranta del Novecento ha accompagnato il corso di questo lavoro: “Nessuno, credo, si azzarderebbe più a dire [...] che il valore di una ricerca si misura, in tutto e per tutto, dalla sua capacità di servire all’azione. L’esperienza non ci ha soltanto insegnato che è impossibile decidere in anticipo se le speculazioni in apparenza più disinteressate non si riveleranno, un giorno, straordinariamente feconde nei confronti della pratica. Sarebbe infliggere all’umanità una ben strana mutilazione il rifiutarle il diritto di cercare, al di fuori da ogni preoccupazione di benessere, l’appagamento dei suoi appetiti intellettuali”.
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
