Architetture per cinematografo nella Granda all'inizio del Novecento: conoscenza e problematiche di conservazione.
Massimo Moscone
Architetture per cinematografo nella Granda all'inizio del Novecento: conoscenza e problematiche di conservazione.
Rel. Manuela Mattone. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2013
Abstract
Se si parla di cinema, si deve prestare bene attenzione al significato che si attribuisce a tale parola, o meglio, specificare a quale delle molteplici definizioni intrinseche alla natura del termine si sta facendo riferimento.
Nella lingua italiana infatti con la parola cinema definiamo, nella forma abbreviata, il cinematografo in qualità di edificio e l'arte stessa del proiettare su uno schermo una serie di immagini in successione; ecco perché occorre esser chiari, per non incorrere nell'errore di confondere il contenuto con il contenente, spesso considerato troppo superficialmente come un semplice involucro custode dello spettacolo animato1. Mentre i contenuti, i film, sono conosciuti e analizzati in ogni loro aspetto, dall'economico al sociale, con ampia critica, i contenitori non sono ancora molto indagati e, salvo qualche contributo monografico, sono spesso emarginati2.
Oggi più che mai, a mio avviso, contenuto e contenente sono staccati e questo distacco è avvenuto attraverso un allontanamento progressivo, cominciato con la nascita della televisione, e amplificatosi con la diffusione delle televisioni private, fino alla totale perdita di contatto con la creazione e diffusione capillare della rete. I film, grazie a connessioni ad alta velocità, possono essere scaricati e guardati ovunque, su diversi tipi di supporto digitale; lo schermo, di tela bianca e di decine di metri quadri, è diventato il display a milioni di colori di un qualsiasi smartphone o tablet; la sala, prima risultato di un progetto impegnativo, ha assunto le dimensioni del contesto in cui ci si trova: una stanza, uno scompartimento del treno, uno spazio aperto. Si sta perdendo la consapevolezza di come si sia giunti a questo punto, di quale sia stato il percorso di una "cosa" che oggi quasi diamo per scontata. Analizzare l'architettura del cinema che si evolve nei primi decenni del Novecento ci aiuta a mantenere un contatto con quegli edifici che hanno assistito all’affermazione, all'evoluzione e, perché no, anche alla crisi del fenomeno cinematografico con la recente decomposizione in multisale e la loro delocalizzazione in luoghi periferici.
Come sostiene Maria Adriana Giusti, lo scenario di sale che perdono il loro ruolo originario «è aggravato dalla mancanza di conoscenza del fenomeno in tutta la capillare diffusione sul territorio, presupposto essenziale per la sua conservazione e valorizzazione».3
Sensibilizzato da questa tematica ho intrapreso una ricerca volta all'individuazione di sale cinematografiche di inizio Novecento in un territorio diffuso, ma circoscritto, che è quello della provincia di Cuneo. L'individuazione ha richiesto impegno diretto, non essendosi ancora delineata una bibliografia rilevante sull'argomento, la ricerca è partita da guide illustrative amministrativo-commerciali della provincia di Cuneo per passare allo spoglio di documenti negli archivi storici, in quelli comunali e in alcuni casi anche privati. L'elaborato rappresenta un primo passo di un lavoro in fieri e non si propone come una semplice raccolta, bensì come un'analisi di alcuni esempi delle trasformazioni subite da edifici per cinematografo nel corso della loro vita, con l'individuazione di elementi caratterizzanti comuni e uno sguardo critico alle problematiche della loro conservazione.
Relatori
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