La pianificazione di protezione civile e il suo rapporto con la pianificazione territoriale e urbanistica : analisi dei casi studio di Druento e della comunità montana del Pinerolese
Stefano Pecoraro
La pianificazione di protezione civile e il suo rapporto con la pianificazione territoriale e urbanistica : analisi dei casi studio di Druento e della comunità montana del Pinerolese.
Rel. Luca Staricco, Elena Pede. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Ambientale, 2013
Abstract
L’organizzazione della Protezione Civile sta assumendo in Italia negli ultimi anni sempre maggiore importanza a livello mediatico. Questa affermazione si pone immediatamente come una prima provocazione di una tesi di laurea magistrale che andrà ad indagare il reale ruolo svolto dai Piani di protezione civile comunali ed intercomunali rispetto all’assetto della pianificazione a cascata introdotta dalla Legge 1150/42.
Si diceva una “provocazione”; tale vuole essere, infatti, indicando l’aspetto mediatico come il primo e principale enunciato tra tutti gli aspetti che hanno a che fare con queste argomentazioni.
L’enfatizzazione mediatica è dunque solo la punta dell’iceberg denominato “Protezione Civile”. La base dello stesso iceberg può invece essere indicato come l’insieme di azioni a tutela del territorio e delle popolazioni che lo abitano, determinando quindi per primo in ordine di importanza l’aspetto territoriale alla materia. In secondo luogo, ovvero il contenuto del solido dell’iceberg, si possono inserire le risorse umane e materiali (il Piano, le organizzazioni, i materiali e i mezzi ecc.) necessari a far fronte alle necessità per le quali la Protezione Civile è chiamata ad intervenire e, solamente in ultima istanza, quando i primi due aspetti presentano delle carenze o, perché no, degli esempi di good practices, si può sviscerare l’aspetto definito “mediatico”.
Se tale idea è vera, allora si può annunciare come vera sia l’affermazione che, in questo momento storico e social-politico italiano, i temi legati alla Protezione Civile che stanno venendo alla luce sono temi marginali rispetto alla vera operatività dei Piani. Si tratta di argomentazioni fondamentali per la buona gestione delle risorse ma passeggere e legate a vicende esterne (quali ad esempio utilizzo di risorse economiche pubbliche in maniera illegale, inchieste della magistratura italiana, sensazionalismo giornalistico, ecc.), tralasciando quindi il vero nocciolo del problema, la base ed il contenuto dell’iceberg: la pianificazione per la gestione dei problemi di assetto idrogeologico del territorio italiano, della manutenzione del territorio, dei nuovi importanti fenomeni climatici ecc..
Per definire correttamente i contenuti di tale base, possiamo utilizzare la definizione di Protezione Civile come “tutto ciò che viene predisposto e configurato per prevedere, prevenire o affrontare eventi eccezionali che colpiscono il territorio e la comunità sociale" (Moiraghi, 2002, p. 17). Più genericamente, la legge 225/92 cita quali argomenti fondamentali “ [...] attività [...] volte alla previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio nel territorio".
Vogliamo ora dare una brevissima descrizione dei due concetti appena evidenziati, in quanto saranno ricorrenti in tutta la tesi. Per previsione si intendono “le attività dirette allo studio ed alla determinazione delle cause dei fenomeni calamitosi, alla identificazione dei rischi ed alla individuazione delle zone di territorio soggette ai rischi stessi’ (Cellura e Bonfiglio, 1998, pg. 13-14). La prevenzione invece è legata alla previsione da un rapporto causa-effetto, scaturito dalle conoscenze apprese nelle attività di previsione, al fine di minimizzare gli effetti degli eventi calamitosi.
Si può continuare affermando che la pianificazione di protezione civile deve quindi adempiere a due scopi fondamentali:
• Provvedere a tutte le iniziative che tendono a ridurre la possibilità che un evento calamitoso si verifichi;
• In caso che l’evento si verifichi, minimizzare le conseguenze negative della reazione del sistema sociale (Moiraghi, 2002).
E’ opportuno in questo momento segnalare come in realtà la pianificazione di protezione civile debba necessariamente andare di pari passo con i concetti e con le norme poste in essere dalla pianificazione territoriale ordinaria (cft. Cap. 2 della presente tesi). Senza tale unione di intenti e senza coordinamento, qualsiasi iniziativa di coerente gestione territoriale avrebbe effetto minimale, determinando il fallimento di entrambi gli atti di pianificazione, in quanto si perderebbe il loro valore primario: la tutela delle popolazioni e dei loro beni.
Tutela che si attua mediante l’organizzazione di un metodo operativo da seguire dettagliatamente qualora si verifichi un evento gravoso (ovvero il Metodo Augustus, cft. Cap. 2.1.2.3). Il primo passo per giungere a ciò si attua mediante un’opera di analisi e progettazione di opere adeguate, le quali permettono di mettere in atto le citate azioni di previsione e prevenzione, prevedendo le catastrofi naturali, prevenendo così gli accadimenti
e limitando !e conseguenze che ne derivano. Una volta che purtroppo l’evento si è verificato, a! fine di ¡imitare al massimo gli effetti negativi di quest’ultimo, deve essere messo in atto il coordinamento delle forze coinvolte (forze sociali pubbliche e private, singole e collettive) previste sul Piano, definito e divulgato in tempo di pace. E’ la seconda azione, la cosiddetta Pianificazione dell’Emergenza, ovvero una sequenza di azioni atte a controllare e mitigare gli effetti dovuti agli eventi inevitabili e/o verificati.
Proprio per affrontare eventi eccezionali, come già anticipato pocanzi, è necessario aver precedentemente organizzato strutture e risorse appropriate, avendo predisposto inoltre le procedure operative necessarie alla più efficace reazione all’evento in atto. Le modalità di attuazione di questi comportamenti possono essere molteplici; dalla predisposizione di sistemi informativi alla realizzazione di sale operative, alla messa in opera di sistemi di monitoraggio alle opere di sistemazione del territorio e alla pianificazione territoriale alle forze di intervento.
Tutte queste operazioni possono essere riassunte in un Piano di protezione civile, strumento di pianificazione definito “settoriale” dal vigente sistema di pianificazione italiano, i cui obiettivi e le cui modalità operative saranno descritti approfonditamente nel Cap. 2. Indagando la reale utilità e l’operatività del Piano di protezione civile in condizioni di pace e di emergenza, si determina anche il suo rapporto con gli altri strumenti di pianificazione secondo un approccio da una parte accademico e dall’altra parte molto “territoriale” per mezzo deH’analisi dei Piani di protezione civile di Druento e di quello della Comunità Montana del Pinerolese, territori entrambi ricadenti nella provincia di Torino (vedi Cap. 3). Proprio questi obiettivi sono l’oggetto della presente Tesi .
Prima di cominciare la trattazione degli argomenti annunciati è necessaria una premessa: oggigiorno la pianificazione di protezione civile è una istituzione in forte evoluzione, ma senza una precisa identità. Manca infatti una chiara e completa definizione degli ambiti della materia e manca la creazione di modelli di riferimento, condizione essenziale per rendere la materia organica e realmente efficace ed efficiente (Moiraghi, 2002). Si hanno, ad esempio, difficoltà nel dire totalmente di cosa si occupa la Protezione Civile, in quanto interviene anche in condizioni anomale (quali ad esempio ricerche di persone scomparse, pandemie a scala globale, ingresso di profughi da altre nazioni legalmente riconosciuti da Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri e da Decreti Legge nel 2003 ) oltre che in situazioni classiche di emergenza legate a fenomeni naturali ed antropici. Come anticipato, quindi, nella presente tesi ci si occuperà di esaminare la Protezione Civile ed i piani di protezione civile secondo i contenuti che interessano la pianificazione territoriale, urbanistica ed ambientale italiana, ovvero quelli legati ad un approccio territoriale, legato all’esperienza di un piano comunale (P.C.P.C. del Comune di Druento) e di un piano intercomunale (P.I.P.C. della Comunità Montana del Pinerolese - Ex Valli Chisone e Germanasca) cui il tesista ha avuto modo di operare in tutte le fasi di elaborazione.
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