La Terra ci serve, per vivere, pianifichiamola e usiamola bene
Davide Bono
La Terra ci serve, per vivere, pianifichiamola e usiamola bene.
Rel. Carlo Alberto Barbieri. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Ambientale, 2013
Abstract
L’idea di scrivere questa tesi di laurea nasce dal desiderio di rispondere a una serie di domande che sono emerse sempre più frequentemente durante gli anni studi, alle quali si dovrebbe trovare una risposta nel minor tempo possibile: perché in Italia si continua a costruire incessantemente? È possibile contenere quello che in gergo tecnico viene chiamato “consumo di suolo”? Per rispondere a questi interrogativi è stato necessario analizzare le tendenze in atto, al fine di comprendere quali siano le dinamiche che stanno alla base di questo fenomeno.
L’immagine 1 simboleggia come ormai non esistono praticamente più zone al mondo nel quale l’impronta umana non sia nettamente visibile e in questa sede si è cercato, attraverso l'analisi delle cause che provocano l’eccessivo consumo di suolo, di dare una risposta alle domande precedentemente proposte.
Si é partiti cercando una definizione di consumo di suolo, per circoscrivere il fenomeno e la problematica su cui svolgere analisi e studi necessari per la stesura della tesi.
Tutto ciò per capire se sia possibile contenere il fenomeno e a che modelli ipotetici ispirarsi.
La Tesi è stata strutturata in cinque parti: la prima inquadra il problema consumo di suolo, cercando di capire come mai tale fenomeno sia considerato fortemente negativo, analizzando l’evoluzione della struttura urbana avvenuta in Italia negli ultimi 50 anni.
E’ emerso come negli ultimi anni in Italia si è assistito ad una incessante e sempre crescente attività edilizia: centinaia di migliaia di ettari di suolo libero sono stati lottizzati, trasformati per ospitare nuove abitazioni, nuove infrastrutture, nuovi centri logistici e commerciali. Il fenomeno è particolarmente rilevante nell'area della pianura padana, dove il continuum edificato e urbanizzato ha portato gli studiosi a coniare termini come la megalopoli padana, territorio della metropolizzazione o del metropolizzato.
La seconda parte della tesi affronta il problema del consumo di suolo dal punto di vista normativo, analizza il ruolo della Pianificazione del territorio in Italia e cerca di portare alla luce le lacune che le normative italiane che affrontano le problematiche riguardanti le città ed il territorio dovrebbero essere affrontate e risolte.
Lo scopo della Tesi è individuare quale dovrebbe essere il ruolo della pianificazione oggi ed in un ottica futura, quali sono le linee generali che si dovrebbero seguire per poter andare oltre la legge fondamentale di urbanistica, ferma alla 1150 del 1942, ormai completamente obsoleta e incapace di rispondere alle esigenze che oggigiorno esistono.
Dopo aver analizzato le normative italiane che affrontano il problema del consumo di suolo si è passati a studiare il ruolo che i Comuni svolgono al’interno delle politiche che riguardano il governo del territorio e qual è l’attuale sistema di finanziamento degli Enti locali in Italia.
Successivamente nella terza parte della Tesi è stata dunque affrontata la necessità o meno di una riforma della legge fondamentale di urbanistica, questione che come si vedrà nelle parti successive di questo prodotto è all’ordine del giorno sia nel dibattito tra gli urbanisti, sia nell’agenda politica.
La necessità che emerge da questo lavoro è il bisogno di un nuovo approccio al governo del territorio, tema che si intreccia con numerose discipline, dalla sociologia all'ecologia, passando per l'economia e la politica. Il termine “consumo di suolo” infatti rimanda per definizione al modello di sviluppo di tipo capitalista, che trova nel consumo sempre maggiore delle risorse, dei beni, dei prodotti, e dei servizi la sua principale ragione di essere e di produrre crescita. Il fatto, poi, che la risorsa consumata sia il suolo pone l'attenzione su problemi di tipo ecologico ed economico. Le amministrazioni non riescono a impedire la sua trasformazione e, anzi, continuano a concedere diritti edificatori: questo atteggiamento fa emergere “nuovi” problemi, di tipo amministrativo, politico, e fiscale. Si tratta dunque di un campo molto ampio nel quale si inserisce trasversalmente il ruolo della VAS, che con le sue innovative prescrizioni dovrebbe fornire un contributo fondamentale nel contenimento e nel buon uso del suolo.
Come detto in precedenza, l’eccessiva attività costruttiva ha suscitato grande attenzione negli ultimi anni, e nella quarta parte della Tesi si sono considerate e commentate alcune linee guida per affrontare il problema, come ad esempio, in Italia, alcuni provvedimenti del Governo italiano, recenti Disegni di legge parlamentari, a livello europeo, la “coalizione contro il consumo di suolo” proposta dall'UE solo negli ultimi anni, o ancora la possibilità di recupero di miglia di vuoti urbani lasciati in eredità nel corso degli anni che invece che essere abbandonati al degrado potrebbero essere riutilizzati, limitando la necessità di nuove urbanizzazioni.
Tale dibattito sulle possibili soluzioni è il linea di massima lo scopo della Tesi, anche attraverso alcuni concreti e semplici esempi, come evidenziato nella quinta parte, di comuni che hanno cercato di porre fine al consumo di suolo (Quarrata e Cassinetta di Lugagnano).
Personalmente, ho sempre percepito con particolare tristezza, nella mia città come in altre, ma anche in luoghi non urbani, agricoli e rurali, le trasformazioni avvenute nel tempo e l'ingrandirsi delle superfici costruite che hanno portato i territori a snaturare le proprie vocazioni economiche e, alcune volte, a cadere nel degrado anche molto grave. Avendo trascorso parte della mia infanzia e adolescenza in luoghi meno urbanizzati ho spesso osservato l'avanzamento di processi infrastrutturali di dubbia utilità, l'incrementare del fenomeno dello sprawl e del consumo e spreco di suolo con le conseguenze molto negative che possono colpire anche quelli che fino a 50 anni fa erano borghi rurali con proprie essenziali funzioni.
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