Il Silos granaio Hennebique nel porto di Genova
Gabriele Scotti
Il Silos granaio Hennebique nel porto di Genova.
Rel. Silvia Malcovati, Stefano Suriano. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2012
Abstract
Il silos granaio nel porto di Genova, conosciuto come Hennebique per la tecnica costruttiva utilizzata nel suo primo impianto, giace silenzioso nel cuore del porto di Genova dalla sua cessata attività causata dal fallimento della società allora proprietaria - il gruppo Ferruzzi - sul finire degli anni '80. Da allora il mastodontico manufatto in cemento armato è stato oggetto di numerose proposte di rifunzionalizzazione, l'ultima delle quali prevedeva in esso la sede della Facoltà di Ingegneria; tutte abbandonate nonostante l'importanza storica dell'edificio e la sua posizione strategica all'interno del sistema portuale e dell'assetto urbano del capoluogo ligure. La tesi prende spunto, quindi, da questa empasse in cui il silos è caduto, suo malgrado, per un intero ventennio, vedendo nello stesso periodo recuperate la quasi totalità delle infrastrutture ad esso circostanti a partire da progetto di riqualificazione del Porto Antico di Genova per le Colombiadi del 1992 redatto dall'architetto Renzo Piano, fino alle più recenti riconversioni del quartiere della Darsena e la nuova organizzazione del porto passeggeri..
Ad oggi il silos rimane, dunque, l'unico buco nero del nuovo porto; la nostra tesi intende riscontrare le basi per di questa situazione nella quasi totale assenza di studi specifici su un manufatto che conserva una struttura particolarmente rigida per la sua originaria destinazione d'uso, di fronte alla quale qualsiasi proposta si è dovuta fermare.
Per questo motivo ampia parte della tesi si concentra sullo studio dell'oggetto stesso, attraverso un accurato lavoro di archivio reso possibile grazie alla presenza dei disegni originali nell'archivio Porcheddu, prima società costruttrice negli anni 1900-1901, e nell'archivio dell'Autorità Portuale di Genova per quanto riguarda i successivi e importanti ampliamenti: i primi nel 1906 e i secondi nel 1924-1926.
Avendo così studiato il fabbricato ci si è resi subito conto di come un progetto di rifunzionalizzazione non possa prescindere dalla rigida struttura interna costituita da una serie di contenitori in cemento armato per granaglie a tutta altezza la quale implica un intervento il meno invasivo possibile rispettando così la natura storica dell'edificio e superando le difficoltà di demolizione dovute alla sua sovradimensionata armatura.
La tesi è suddivisa in quattro parti: le prime tre affrontano temi connessi alla riprogettazione del silos, mentre l'ultima presentarla nostra proposta di rifunzionalizzazione attraverso la redazione di un progetto preliminare propedeutico alla progettazione esecutiva.
La prima parte intende introdurre alle dinamiche che hanno costituito la forma attuale del centro storico di Genova e del suo porto, attraverso il ridisegno e la rielaborazione delle piante storiche per meglio comprendere lo sviluppo della relazione tra porto e città.
Successivamente si analizza la costruzione e gli ampliamenti del porto di Genova dalla seconda metà del '800 fino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, periodo in cui Genova e il suo porto erano il maggiore insediamento industriale dell'alloro Regno d'Italia. Per concludere il capitolo si affronta la questione della dismissione del porto di Genova e di alcune delle sue infrastrutture, dibattito che inizia alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale e che arriva fino ai giorni nostri. Nella seconda parte il tema è lo studio del silos; prima di affrontare l'oggetto di per se stesso abbiamo ritenuto di introdurre sinteticamente l'avvento e l'evoluzione del cemento armato in Italia, grazie all'attività delle società concessionarie dei due maggiori brevetti che si contendevano, ai primi del '900, la quasi totalità delle costruzioni elevate con questa nuova tecnica: da una parte la società Porcheddu concessionaria del brevetto del belga Francois Hennebique, dall'altra la società Ferrobeton concessionaria del brevetto dei tedeschi Wayss&Freitag. Entrambe le società parteciparono alla costruzione del silos; la prima nel 1900-1901 e la seconda con il primo e più importante ampliamento del 1906. Questo incrocio appare molto interessante se si considera la vera e propria guerra dei brevetti fra i due colossi che caratterizzerà il dibattito sul cemento armato in Europa nei primi del '900. Altro elemento di notevole importanza è la risonanza che l'edificio genovese avrà a livello internazionale, essendo pubblicato da entrambe le case madri e portato ad esempio di come la tecnica del cemento armato potesse essere utilizzata per edifici di notevole mole, essendo, all'atto della costruzione, il manufatto in cemento armato più grande d'Europa.
Successivamente si passerà ad analizzare il silos immaginato dai suoi progettisti (gli ingegneri milanesi Carissimo, Crotti e De Cristoforis) come vera e propria macchina più che come edificio architettonico: tutto ciò è stato reso possibile grazie ai documenti d'archivio (corrispondenza e tavole) e al ridisegno di alcune piante e sezioni notevoli dello stato di fatto.
La terza parte è costituita da un catalogo di fonti che raccoglie la pubblicazione di una serie di documenti d'archivio (Porcheddu e Autorità Portuale), pubblicazioni dell'epoca (riviste e manuali) e una rassegna stampa riferita al dibattito sul riutilizzo del silos negli ultimi vent'anni con la pubblicazione di alcuni progetti.
Completato lo studio e l'analisi si espone il nostro progetto di rifunzionalizzazione: per primo si motiverà la scelta della sua destinazione d'uso, che sarà la realizzazione di un deposito archivistico unito ad una funzione museale che affronti la storia urbana e architettonica di Genova; successivamente saranno presentate le piante e le sezioni per approfondire l'organizzazione e la distribuzione degli spazi.
- Abstract in italiano (PDF, 191kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 185kB - Creative Commons Attribution)
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