Aree industriali dismesse : da patrimonio della storia industriale, a occasione di rinnovo urbano per le città odierne : un viaggio attraverso importanti interventi di rilievo nazionale, fino alla realtà delle dimissioni nella città di Rivarolo Canavese
Anna Battaglia
Aree industriali dismesse : da patrimonio della storia industriale, a occasione di rinnovo urbano per le città odierne : un viaggio attraverso importanti interventi di rilievo nazionale, fino alla realtà delle dimissioni nella città di Rivarolo Canavese.
Rel. Michela Benente. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2010
Abstract
Molte delle nostre città, totalmente edificate, dense, consolidate, immobilizzate dalla loro stessa compattezza nella forma e nel contenuto, ereditata dal periodo di esponenziale crescita del dopoguerra, godono nuovamente, in questo ultimo decennio, di impensabili opportunità di trasformazione e adattamento alle esigenze odierne. Ciò è dovuto a circostanze che presentano forti aspetti di negatività ma, che hanno come minimo comune denominatore la dismissione di tali aree utilizzate fino a qualche anno fa per attività industriali o che ospitavano grandi servizi urbani, sovente a supporto delle attività produttive stesse.
Nella società odierna, in cui si attribuisce molta attenzione al corretto impiego della terminologia, può essere significativo riuscire a utilizzare altri termini al posto del generico e piatto "aree industriali dismesse": è possibile pensare a termini come deserti urbani o, a esempio, il comunissimo vuoti urbani (o vuoti territoriali) che, per quanto ambigui se presi alla lettera, sono delle metafore (se non propriamente geografiche, almeno spaziali) che evocano significati sociali ed economici profondi (crisi economica e occupazionale e addirittura crisi di identità; esigenza di ridefinire le vocazioni produttive di un'area, ecc.). Ci si interroga, quindi, sul significato e sul contenuto di questi termini che, ormai, designano in più Paesi una disciplina riconosciuta e ben precisa: si tratta di denominazioni che sono di una comodità estrema ma, al contempo, potrebbero essere ritenuti di un'inadeguatezza rilevante.
Si è inoltre diffusa in ambiti accademici l'abitudine di parlare di archeologia industriale, termine con cui si esprime la volontà di far collimare l'approccio archeologico a uno studio scientifico dell'industria. Eppure i termini di archeologia industriale, vuoto urbano, piuttosto che area industriale dismessa, non bastano per chiarire la complessità dei fenomeni che tale disciplina affronta, da più decenni, per rappresentarli e spiegarne la combinazione.
Fin dal primo manifestarsi del fenomeno, nella sua crescente e rilevante dimensione, ha coinvolto intensamente, e talora anche emotivamente, una molteplicità di attori: dagli studiosi dei problemi territoriali, ai lavoratori, ai residenti nell'area coinvolta, alle Pubbliche Amministrazioni oltre che gli organi decisionali competenti in materia. Questi contenitori e questi luoghi, insieme con i loro contenuti economici e sociali, hanno mobilitato l'interesse e la partecipazione ideologica di quanti studiano le città e il territorio, per diverse ragioni: perché rappresentano la memoria di attività che sono state il motore dell'evoluzione vorticosa e rivoluzionaria dell'ultimo secolo della nostra storia economica, sociale, territoriale; perché oggi rappresentano la promessa di future, nuove possibilità di intervento in parti di città fortemente strutturate.
Come già accennato, quindi, lo stesso vuoti urbani, con cui sovente vengono chiamate, contiene una ambiguità non casuale. Quelli che consideriamo vuoti, perché ormai privi delle funzioni per cui sono state create, sono in realtà quasi sempre molto pieni di manufatti sovente di notevole interesse per la storia dell'industria e della tecnologia, di memorie individuali e collettive, di cultura del lavoro, di valori simbolici e di storia locale. Spesso, purtroppo, si può infine riscontrare come l'aspetto che forse più affascina durante la fase di riqualificazione, sia la possibilità di azzerare decenni di successive stratificazioni, di usi, di crescenti effetti degradanti, di monofunzionalità, per favorire e invertire improvvisamente il processo e rimettere di nuovo in discussione la struttura di parti rilevanti e a volte, dell'intera città coinvolta.
Relatori
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