Bagni e lavatoi pubblici a Torino : conoscenza, restauro e valorizzazione del complesso di Borgo San Donato
Sara Trombin , Piermario Vigino
Bagni e lavatoi pubblici a Torino : conoscenza, restauro e valorizzazione del complesso di Borgo San Donato.
Rel. Emanuele Romeo, Alessandro Martini. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2010
Abstract
Questa indagine si propone di studiare l'insieme dei bagni e lavatoi pubblici a Torino, assumendo come punto di partenza la nascita delle politiche igienico-sanitarie e lo sviluppo dell'ingegneria sanitaria durante l'Ottocento, che hanno costituito un importante impulso per la nascita di strutture di supporto all'igiene personale della popolazione, e analizzando le fasi che hanno portato alla realizzazione degli edifici per bagni e lavatoi, alcuni dei quali tuttora presenti nel tessuto cittadino. Dai primi lavatoi pubblici a vasca unica all'innovazione prodotta dall'introduzione di impianti a vasca singola; dai primi stabilimenti balneari posti sulle rive dei fiumi alla nascita dei primi impianti temporanei lignei a doccia fino alle costruzioni in muratura per bagni, che tutt'oggi si possono ammirare percorrendo le strade di Torino, lo studio di questo sistema consente di ripercorrere la storia della città da un punto di vista che non tralascia aspetti di tipo territoriale, sociale e, naturalmente, architettonico.
In quest'ottica, non si è omesso di analizzare il contesto sociale di riferimento, con la nascita, a partire dal primo Novecento, dei quartieri popolari edificati dallo IACP, cui le strutture di servizio come bagni e lavatoi risultano spesso, non a caso, affiancate
Questo complesso di edifici rappresenta oggi un'importante ricchezza per la città di Torino. Tuttavia, analizzando le politiche di gestione del patrimonio, al termine dell'originario servizio di ciascuna struttura, da parte dell'amministrazione comunale, si è evidenziato come spesso ci sia difficoltà nel trovare nuove funzioni compatibili e rispettose dei beni in cui esse si inseriscono. Negli ultimi anni infatti, il Comune di Torino sta provvedendo a incoraggiare iniziative che prevedano l'utilizzo degli edifici per ex bagni e lavatoi pubblici come sede di attività di tipo aggregativo, dando in concessione le strutture a enti e associazioni, che quindi ne provvedano alla manutenzione. Questo fenomeno sottolinea la difficoltà dell'amministrazione nel gestire queste risorse e la sua politica di demandare a terzi gli oneri di gestione delle stesse attraverso l'investimento di mezzi economici propri. Altrettanto spesso, questi beni vengono lasciati privi di una destinazione d'uso e sono quindi soggetti a fenomeni di degrado più o meno evidenti, generati dal loro sostanziale stato di abbandono. L'approfondimento affrontato nella seconda parte dell'elaborato sul caso specifico del complesso di Borgo San Donato ha consentito di analizzare in maniera più completa le
criticità riscontrate e, al contempo, di affrontarle anche da punto di vista pratico. Dopo aver analizzato ciò che il Comune di Torino prevede per il futuro di queste strutture - concedendo l'edificio dei bagni, in stato di abbandono dal 1993, all'Associazione Down Onlus, per impiantarvi la propria sede al prezzo di ingenti modifiche alla distribuzione interna, e lasciando in una situazione di stallo quello del lavatoio, già soggetto negli anni '80 del Novecento a un sostanziale stravolgimento interno si è provato a immaginare una soluzione che consentisse di preservare l'edificio dei bagni quale memoria storica della tipologia dei bagni angolari tipici della produzione di Camillo Filippo Dolza di inizio Novecento, senza quindi stravolgerne gli interni per conservare solo la pelle, come già accaduto in casi simili, e facendone la sede di spazi espositivi per mostre temporanee e di mostre permanenti dedicate al sistema dei bagni e lavatoi pubblici torinesi. L'oggetto architettonico diventerebbe quindi non solo il contenitore ma anche il contenuto, mostrando se stesso come parte di un sistema che al suo interno verrebbe proposto alla conoscenza del pubblico. I locali per l'Associazione Down verrebbero collocati negli spazi attualmente inutilizzati interni all'edificio del lavatoio, resi adatti per le proprie attività attraverso pochissime modifiche interne, consistenti per lo più nello spostamento o nella realizzazione di alcuni tramezzi e nella ricollocazione delle funzioni già presenti all'interno dell'edificio. La proposta effettuata non ha la pretesa di considerarsi l'unica possibile, ma ha l'obiettivo principale di favorire la riflessione sulle opportunità che beni simili a quello di Borgo San Donato offrono nel loro complesso e di richiamare l'attenzione a una maggiore tutela non solo dei singoli edifici, ma di tutto il sistema di cui essi fanno parte, considerando gli aspetti pratici senza mai tralasciare quelli della sostenibilità e di un rispettoso recupero.
Relatori
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