Il problema come risorsa possibile: la valorizzazione del patrimonio industriale come motore per il recupero dello spazio aperto
Il lavoro presentato in queste pagine muove da una semplice constatazione: Biella sorge su un fiume, e tuttavia sfugge da ogni legame con esso. Con gli occhi di chi si e' allontanato per anni dal luogo in cui e' cresciuto per poi tornarci, si possono notare tutte le incongruenze e le discrasie a cui la quotidianità' abitua: e talvolta sono proprio le cose più' grandi e palesi ad essere nascoste in piena vista, come ad esempio i quasi tre chilometri di possibile affaccio sul fiume che oggi non sono che un'infilata di manifatture dismesse, recinzioni, rovi e sterpaglie.
L'occhio dello studente di architettura si ferma quindi su quegli stessi edifici: espressione e lascito materiale di quella che e' stata a tutti i diritti una fase storica strutturante il territorio, ovvero quegli anni del '900 in cui Biella si e' conformata come distretto industriale, in cui le manifatture potarono Slegarsi dalla forza motrice dei salti d'acqua e iniziarono a cercare di avvicinarsi al mercato, e quindi alle infrastrutture, alla città.
La maggior parte degli insediamenti produttivi nel contesto urbano sono stati demoliti negli anni '7o e '80 del secolo scorso, ma i pochi che restano sono sufficienti a definire e caratterizzare un bordo sfrangiato, uno spazio aperto privo di qualità' e di attività', che non invita alla fruizione ed e' in ogni caso non fruibile: una barriera aia fisica che psicologica tra Biella ed il suo "paesaggio possibile".
Questa privazione è in qualche modo aggravata dalla qualità' architettonica degli edifici dismessi in questione: edifici di pertinenza civile, associati alle fabbriche perché inglobati dall'espansione del distretto industriale Rivetti, di cui dalla Strada si possono vedere i soffitti affrescati attraverso le finestre senza vetri, e manifatture che nulla hanno a che vedere con la distesa di capannoni che costeggiano gli assi viari verso Torino e verso Milano, edifici immediatamente riconoscibili come industrie ma dotati ciascuno di un carattere proprio, ad un tempo tipici e singolari, espressione a tutti i diritti di architettura applicata all'industria.