LO SVILUPPO LOCALE STRATEGICO IN AMBITO ALPINO TRANSFRONTALIERO: IL CASO DEL TERRITORIO DELLA "CONFERENCE DES HAUTES VALLEÉS" PIANIFICAZIONE STRATEGICO - INTEGRATA PER UN MIGLIOR GOVERNO DI RISORSE E TERRITORIO
Davide Bianco Pasquale, Simona Pons
LO SVILUPPO LOCALE STRATEGICO IN AMBITO ALPINO TRANSFRONTALIERO: IL CASO DEL TERRITORIO DELLA "CONFERENCE DES HAUTES VALLEÉS" PIANIFICAZIONE STRATEGICO - INTEGRATA PER UN MIGLIOR GOVERNO DI RISORSE E TERRITORIO.
Rel. Cristiana Rossignolo, Giuseppe Dematteis. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Ambientale, 2009
Abstract
INTRODUZIONE
- L'IMPORTANZA DELLA REGIONE ALPINA E LA PIANIFICAZIONE STRATEGICA
Le Alpi negli ultimi anni hanno visto il mutamento del ruolo territoriale proprio e dei tenitori che le circondano; negli ultimi decenni il mondo che costituisce le Alpi ha sempre guardato alla pianura con una certa ammirazione e spirito di emulazione, cercando di perseguirne il benessere materiale. Il turismo di massa, le innovazioni tecnologiche e le grandi infrastrutture stradali, energetiche e minerarie hanno certamente contribuito ad avvicinarsi al modello di vita agognato, tuttavia elementi come il processo di spopolamento, di conversione turistica a macchia di leopardo, di arricchimento poco omogeneo dovrebbero essere indizi che questo processo è stato gestito in malo modo e soprattutto è stato troppo rapido provocando danni a volte irreversibili ad ambiente naturale e paesaggio. Oggi, parzialmente consci di questo problema, si interpretano le Alpi e il loro mondo come patrimonio da salvaguardare e valorizzare, a partire dalla popolazione e dagli enti locali che, spesso, purtroppo, sono i primi a vedere il proprio territorio come limitante e poco attraente, oltre che problematico e inaccessibile, privandolo di una prospettiva di sviluppo per il futuro. Tuttavia questo cambiamento di visione implica che vi sia anche una mutazione delle strategie affinchè non si finisca per avere un insieme trasandato con alcune punte di eccellenza al suo interno, le quali però se non inserite in una rete o in una visione sistemica vanno incontro a non poche difficoltà di gestione. Occorre che sia compreso a fondo, ad ogni livello di pianificazione, il vero ruolo della montagna la quale, proprio per la natura variegata e spesso impervia del suo territorio conserva ancora la consapevolezza del limite, anche nello sfruttamento delle risorse e nei processi di sviluppo.
"Il futuro appartiene a chi vuole partecipare attivamente alla sua costruzione", così esordisce Dominile Siegrist, presidente della CIPRA internazionale, nella premessa dell'ultimo rapporto sullo stato delle Alpi pubblicato nel 2008: una frase, quasi uno slogan, che comprende al suo interno i concetti e l'entusiasmo propri di chi si accinge a compiere iniziative, piani, strategie e azioni volte alla promozione di uno sviluppo veramente sostenibile; si parla di futuro poiché è al futuro che i piani di sviluppo strategico integrato devono (0 dovrebbero) guardare, ad un futuro piuttosto lontano (a volte si parla di orizzonti temporali di 10 - 15 anni), ma radicato nell'oggi, nella volontà di amministratori, pianificatori e popolazione stessa di partecipare alla sua costruzione. La Partecipazione, appunto, è un altro degli elementi chiave presentì nella frase di Siegrist e nella concezione della moderna pianificazione, partecipazione a tutti i livelli in cui tutti (enti pubblici, privati, imprese, associazioni, cittadini, etc) lavorino insieme per creare quello scenario territoriale considerabile più auspicabile. Oggi nelle Alpi si trovano diversi esempi di luoghi, Comuni, Comunità Montane che brulicano di persone quotidianamente impegnate nella costruzione di elementi volti ad un migliore sviluppo del territorio ove abitano, ma spesso tali località non si relazionano tra di loro, non si "parlano" ed oggi, come già ricordato in precedenza, una iniziativa che non entri a far parte di una "rete" 0 di un sistema non soltanto non sfrutta l'opportunità di farsi conoscere, ma può anche andare incontro a problematiche di gestione. In questo senso la CIPRA, con il progetto "Futuro nelle Alpi" si accolla il compito di "mettere sul tavolo le questioni fondamentali sul futuro dello spazio alpino e di fornire risposte precise in materia" (Siegrist 2008) e questo diventa base di un possibile approccio strategico per quanto riguarda lo sviluppo nell'arco alpino: avere un ente super partes e sovralocale in grado di conoscere il territorio, di monitorare e "sistemizzare" le azioni ed i progetti in esso già presenti e relazionarli con altri siti dalle caratteristiche similari promuovendo l'esportazione di buone pratiche ed arrivare ad avere un'idea di sviluppo del territorio nel suo insieme è una idea innovativa, ma probabilmente molto efficace che potrebbe anche trovare un suo senso a scale inferiori per determinati ambiti. Le ipotesi da cui parte il presente lavoro di ricerca riguardano il fatto che le Alpi possano essere viste sotto una nuova luce come "tenitori di progetto", aggregati di soggetti locali che collaborano e cooperano tra loro come un attore collettivo per definire e rafforzare la propria identità e per cercare di progettare il proprio futuro. Questa visione innovativa viene in parte riconosciuta e applicata da un lato dal nuovo Piano Territoriale Regionale del Piemonte, tramite la suddivisione del territorio in ATT (Ambiti Territoriali Omogenei), e dall'altro lato dalla recente legislazione francese tramite la definizione dei "Pays", definiti appunto "tenitori di progetto". Ma il riconoscimento di queste "aggregazioni progettuali" di tenitori, che hanno molti punti in comune anche con la teoria degli SLoT (Sistemi Locali Territoriali), può assumere un maggiore valore aggiunto se si tratta di ambiti transfrontalieri, che collaborano superando i confini nazionali tradizionali. È importante inoltre che, per fornire un indirizzo al proprio sviluppo, i tenitori si dotino di una strategia, di una visione a lungo termine di ciò che vogliono essere: occorre cioè definire uno scenario, degli obiettivi prioritari e delle azioni per raggiungere questi obiettivi, avendo ben chiaro quali sono le risorse o il capitale territoriale che si hanno a disposizione e quelle su cui si vuole puntare. Ma tutto ciò non è fattibile se si continua a ragionare in termini ristretti, alla scala ridotta della dimensione comunale, né risulta efficace se al contrario le strategie vengono definite e gestite da attori sovralocali esterni, come ad esempio la Provincia, che non possiedono una conoscenza approfondita dei problemi, delle risorse e delle dinamiche di ogni territorio. Occorre quindi che emergano attori collettivi di livello intermedio, non necessariamente istituzionalizzati (anzi, spesso questo processo irrigidisce e impoverisce la vivacità e l'elasticità progettuale), che raggnippino spontaneamente quei tenitori che per storia e identità comuni, per tradizioni consolidate o per volontà politica si trovano a voler collaborare su progetti di ampio respiro, con una visione che deve essere necessariamente integrata e strategica per essere efficace. In questo senso negli ultimi anni gli enti pubblici, e specialmente l'Unione Europea, hanno fornito incentivi e stimoli per la creazioni di tali aggregazioni volontarie "a geometria variabile" tramite i programmi complessi, i fondi strutturali, gli Interreg, i piani integrati, ecc.
- Obiettivi della ricerca ed Articolazione della Tesi
II caso particolare che si intende analizzare e mettere in luce in questo lavoro di ricerca riguarda un ambito transfrontaliero costituito da una serie di Comunità Montane italiane (valli Chisone e Germanasca, vai Pellice, valli di Susa e vai Sangone) e di Communautes de Communes francesi (Brianc.onnais, Ecrins, Queyras, Guillestrois e Maurienne). La scelta di questo ambito è stata determinata dal fatto che su questo territorio vi sia già un'aggregazione progettuale con le caratteristiche sopra ricordate: si tratta della C.H.A.V. (Conferences des Hautes Vallées), oggi poco conosciuta sul territorio stesso, ma che deriva da anni di collaborazione e concertazione tra gli enti transfrontalieri nella gestione dei finanziamenti dei Fondi Strutturali europei per progetti di sviluppo locale. Essa può perciò essere vista come un ambito emblematico rispetto al discorso precedente, come un potenziale sistema locale territoriale sovranazionale ed esportatore di buone pratiche. Data la complessità del quadro da analizzare a questo obiettivo si giunge per tappe, che disegnano anche l'articolazione della tesi:
- Nella Parte 1, dopo una riflessione sul cambiamento della visione delle Alpi degli ultimi decennni, si delinea la situazione attuale dell'intero arco alpino a scopo sia descrittivo sia per riuscire a comprendere a fondo il contesto in cui il territorio approfondito in seguito si va a collocare. In questa fase si presta particolare attenzione alle iniziative comunitarie che negli ultimi 20 anni circa hanno interessato le Alpi, promuovendo e incentivando lo sviluppo e la progettualità locale anche tramite l'aggregazione territoriale. In un secondo momento l'attenzione si stringe sulle Alpi Occidentali italo - francesi, contesto ristretto considerato in questa ricerca, delle quali si fornisce un vero e proprio inquadramento territoriale analizzando i vari ambiti tematici e, soprattutto, la progettualità vigente sull'area. Obiettivi specifici di questa prima parte, e funzionali alla realizzazione della seconda, sono il riconoscimento e la conoscenza approfondita delle principali dinamiche presenti nell'arco alpino e la loro specificazione per quanto riguarda le Alpi Occidentali.
- La seconda parte assume un carattere specifico, concreto e progettuale, attraverso la scelta del territorio di approfondimento che, come detto, coincide con l'estensione della C.H.A.V. Di tale territorio si fornisce un approfondito quadro territoriale, questa volta seguito da conclusioni ad alto valore progettuale: in esse si studiano lo stato di fatto dell'area (attraverso una SWOT Analisys), l'estensione e la tipologia delle reticolarità generate dalla progettualità presente e la gerarchia territoriale (attraverso una analisi delle polarità maggiori studiate con una metodologia similare alla teoria Christalleriana, ma adattata al caso specifico delle analisi territoriali). Successivamente si procede con una valutazione dell'azione progettuale in ambito transfrontaliero della Conferenza delle Alte Valli a partire dal suo impegno nel portare avanti progetti Interreg, con lo scopo di capire se questo ente abbia le possibilità e le capacità di portare avanti una visione strategica a valenza transfrontaliera. Infine sulla base di tutti questi elementi sono stati stilati 3 ipotetici scenari di sviluppo territoriale a medio termine (circa 10 anni) che studiassero la possibile evoluzione del territorio a seconda della sua diversa gestione. Questa seconda parte, e tutto il lavoro di ricerca, si concludono con la scelta dello scenario più auspicabile, la valutazione delle capacità di metterlo in pratica ed alcuni suggerimenti su come dovrebbe essere e cosa dovrebbe contenere un ipotetico piano strategico integrato transfrontaliero stilato dalla C.H.A.V. all'interno del quale dovrebbero trovare collocazione i progetti proposti ai finanziamenti europei e quelli appartenenti alla progettazione complessa.
- Abstract in italiano (PDF, 571kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 558kB - Creative Commons Attribution)
Relatori
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