Il potenziale innovativo degli edifici pubblici: il caso studio della Casa della Musica di Porto
Caterina Mauro
Il potenziale innovativo degli edifici pubblici: il caso studio della Casa della Musica di Porto.
Rel. Paolo Tombesi. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Costruzione), 2009
Abstract
1.1 Progetto ed innovazione
Sono almeno quaranta anni che la letteratura sull'economia e l'innovazione tecnologica in edilizia ha chiarito che la natura strutturale del settore delle costruzioni é quella identificata dall'unità 'progetto', e come tale caratterizzata da prodotti (edifici e infrastrutture), impianti di produzione (i cantieri) e gruppi di lavoro (le coalizioni di progetto) sempre diversi (Turin 1980, Nam e Tatum 1989).
La frammentazione socio-tecnica e la relativa specificità di intenti che sembrano caratterizzare il settore della costruzione hanno contribuito a razionalizzare un'immagine di tale ambito come un campo complesso ma relativamente poco produttivo, sosto-capitalizzato e avverso al rischio. Tale settore, inoltre, risulta gravato da un'eccessiva diversità non riconducibile a nessun altro tipo di sistema produttivo e, come tale, incapace di fornire garanzie che le conoscenze sviluppate su un progetto possano essere trasmesse al progetto successivo.
Per tali motivi si pensa che le imprese che popolano il settore edilizio non possano avere la capacità o la volontà di investire adeguatamente in ricerca e sviluppo. Il progresso nel settore delle costruzioni, infatti, è stato descritto per lo più come il risultato di pressioni estrinseche generate tanto dalle trasformazioni sociali, che vanno ad influenzare la domanda di prodotto, quanto dagli avanzamenti tecnologici esterni all'industria specifica (Bowley 1.960, Pries e Janszen'1995).
Lo scarso interesse che la letteratura sull'innovazione ha dimostrato verso il potenziale innovativo del campo specifico del progetto edilizio è giustificato dalla sua difficoltà di definizione, valutazione e quantificazione. La produzione a progetto, infatti, non può fornire garanzie per il riutilizzo di soluzioni tecnologiche sviluppate per progetti precedenti. In aggiunta a ciò, è da considerare che la definizione di tali progetti avviene spesso all'interno di contesti e strutture sociali in cui le responsabilità possono essere definite contrattualmente ma dove l'informazione non é codificata, registrata o registrabile rigidamente. All'interno di questo contesto, la conoscenza tecnica prodotta attraverso il processo di progettazione collettiva o mediante l'integrazione di diverse discipline e sottosistemi non può essere facilmente ricondotta ad un entità precisa, acquisita o trasformata in brevetto. Contrariamente a quanto accade per la progettazione e la definizione del prodotto industriale, in campo edilizio tale conoscenza rimane per molti aspetti evanescente. Inoltre, il bagaglio di conoscenze utili sviluppato attraverso la realizzazione di un'opera edilizia è facilmente acquisibile anche da chi non ha partecipato direttamente alla sua generazione. La natura collaborativa del lavoro progettuale, infatti, unita al carattere esemplificativo proprio di ogni elemento costruito, fa si' che sia molto difficile prevenire la diffusione della conoscenza ottenuta attraverso lo sviluppo e la realizzazione del progetto oltre i confini amministrativi del progetto stesso.
Come ha spiegato Seaden (1996), questo crea un divario tra 'ritorno privato', cioè il guadagno realizzato dall'organizzazione che ha investito direttamente nello sviluppo del progetto, e 'ritorno collettivo', cioè i benefici totali di natura tecnologica prodotti attraverso l'esperienza diretta. L'aspetto contraditorio di tale situazione è che tanto maggiori sono i benefici che possono essere prodotti dalla diffusione delle conoscenze create, tanto minore é il vantaggio di creare tali conoscenze da parte dell'imprenditore, in particolare quando l'attività necessaria per produrre nuovo sapere tecnico implica costi di produzione aggiuntivi.
La relativa riduzione della quota di guadagno esclusivo destinata ai soggetti che si sono fasti carico in prima persona di investimenti destinati alla ricerca e allo sviluppo tecnologico rivela come l'impulso all'innovazione possa essere gravemente condizionato da fattori di sottoefficienza economica proprio laddove sarebbe più utile. Da ciò si evince che, più alto é il divario tra ritorno sociale e ritorno privato, minore é la probabilità che il lavoro di ricerca venga sviluppato commercialmente. In questo caso, "attività inventive che potrebbero generare effetti di diffusione importanti migliorando di fatto (a qualità del prodotto offerto ai consumatori del bene edilizio o facilitando lo sviluppo di nuovi processi e prodotti, non verrebbero nemmeno prese in considerazione" (Seaden 1996).
Tali considerazioni sollevano due questioni:
1)Può l'innovazione limitarsi a quei casi in cui i vantaggi risultanti rimangono a coloro che hanno investito nel processo?
2)Che cosa può portare ad attivare processi innovativi che sono utili ma non remunerativi, costruttivi dal punto di vista sociale ma incongrui dal punto di vista finanziario per i soggetti coinvolti?
Per rispondere a queste domande bisogna pensare che all'interno del settore edile la produzione di domanda si basa sulle richieste di due gruppi diversi: compratori e clienti. Il primo gruppo è definito dall'accesso a prodotti edilizi già pronti, o comunque relativamente adattabili alle esigenze del compratore. Questo gruppo definisce il carattere 'commerciale' delle attività cui partecipa, basate sulla capacità di rispondere a preferenze tipiche (o statistiche) piuttosto che uniche. Il secondo gruppo, invece, viene definito attraverso (a sua abilità a commissionare l'esecuzione di lavori non ancora esistenti, in linea con bisogni specifici quando non unici.
L'uso di entrambi i termini vale attraverso mercati edili e gruppi sociali eterogenei, dal momento che ognuno di noi può agire tanto da compratore che da cliente. L'appartenenza all'uno o all'altro gruppo é semplicemente il risultato della strategia adottata per soddisfare i propri bisogni e il livello di adattabilità dimostrato nel farlo.
Nemmeno la dimensione del gruppo sociale ha molta importanza. Un'istituzione di governo, per esempio, può agire tanto da--cliente nella produzione delle proprie strutture di rappresentanza quanto da cliente di fronte a tutta l'industria nel momento in cui legifera in modo prescrittivo, o richiede a quest'ultima di lavorare in risposta a particolari standard prestazionali. La stessa istituzione può trasformarsi in semplice compratore, nel caso selezioni prodotti già esistenti sul mercato (da residenza ad infrastrutture, ad edifici civici).
In realtà, ciò che distingue il semplice compratore dal cliente non é solo la loro relazione temporale con il processo produttivo del bene edilizio, ma anche e soprattutto l'impatto che può essere esercitato sulle operazioni dell'industria. Dal momento che i compratori scelgono il prodotto da acquistare sulla base dell'offerta disponibile, o che comunque non ha bisogno di essere riprogettata ex-novo, tale gruppo influenza il mercato solo indirettamente, post-facto, attraverso le preferenze dimostrate nella scelta. I clienti, al contrario, determinano il programma, stabiliscono parte delle caratteristiche, e definiscono i tratti ideali di ciò che deve essere ancora prodotto.
Per questo motivo si potrebbe dire che gran parte del lavoro svolto per i clienti dovrebbe ricadere in una categoria istituzionale, non tanto per il programma funzionale quanto perché il lavoro richiesto dovrebbe servire a rispondere ai bisogni o ad 'istituire' fisicamente i valori definiti da un'entità. Poco importa che la natura di tale istituzione sia pubblica o privata, individuale o collettiva, purché scelga di patrocinare lo sviluppo e la ricerca, e cioè di aggiungere costi marginali ad un processo altrimenti definito, in modo da vedere i propri valori rappresentati nell'edificio costruito o nel processo seguito per il suo sviluppo.
Il convincimento di questa tesi é che gli edifici istituzionali definiti in questo modo possano svolgere una funzione di incubazione tecnologica precisa all'interno dell'industria. Tali edifici possono aiutare a forzare procedure consolidate, mettere in dubbio contesti normativi e culturali accettati, definire e sperimentare collegamenti diversi tra componenti industriali, generare opportunità per produttori e fornitori di componenti, mettere in moto processi che non potrebbero avvenire o che avverrebbero in modo diverso nel caso in cui le preoccupazioni fossero solo (o principalmente) di carattere economico e, infine, promuovere I'acceitazione di soluzioni e materiali particolari da parte della comunità. In questo modo gli edifici istituzionali possono agire come agenti di cambiamento, contribuendo a produrre o ad accelerare la produzione di quella conoscenza e quelle pratiche che, se efficaci e a causa degli stessi argomenti utilizzati per spiegare i disincentivi all'innovazione, cioè la difficoltà a conservare il vantaggio ottenuto si diffonderanno attraverso l'industria.
Continuando la tradizione che vuole il dibattito sulla costruzione sviluppato sulla base di analogie con il settore automobilistico, si potrebbe dire che il settore dell'edilizia 'a cliente' svolge uria funzione simile a quella svolta dalle corse automobilistiche e dai carrozzieri, con la differenza che nel caso dell'edilizia la ricerca non é connessa al produttore ma é parte dell'indotto industriale (Winch 2003).
In linea con quanto avviene per le automobili, l'abilità di ricercare nuove soluzioni o istituire nuovi valori dipende dalla forca economica del promotore e cioè dalla sua abilità ad investire in esplorazioni di carattere tecnico. A differenza delle automobili, però, la scala del singolo progetto é importante in quanto condiziona la vita della struttura produttiva interessata. In edilizia, infatti, é la vita del progetto (dalla carta al cantiere) che determina l'esistenza di una coalizione con obiettivi comuni nonché le operazioni dell'impianto produttivo, permettendo così di preservare quella "coincidenza di mezzi, motivi e opportunità nello stessa organizzazione o nel gruppo di alleati" che Ive e Gruneberg (2000:182) considerano la conditio sine qua non per ogni processo di innovazione efficace.
I progetti di grande scala ed alta complessità sono di solito quelli più adatti a fornire un quadro temporale sufficientemente ampio per permettere ad interi cicli di sviluppo di differenti prodotti. di venire completati. Tanto é vero che qualsiasi storia per immagini della tecnologia e dell'architettura moderna dimostrerebbe che i grandi progetti hanno folto spesso da laboratori critici per lo sviluppo dell'innovazione a tutte le scale. Ciò avviene non necessariamente in virtù delle intenzioni dei partecipanti quanto per il fatto che, dovendo combinare l'efficienza economica con requisiti funzionali, rappresentativi e di tempi di completamento, le caratteristiche implicite di queste occasioni hanno teso a definire un ambiente molto più incline a formulare nuove ipotesi di lavoro e costruire 'nuovi precedenti.
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