Cultura, ideologia e restoration nei giardini di Het Loo e nel Privy Garden di Hampton Court : un confronto tematico nel panorama europeo
Tomaso Augusto Ostallo
Cultura, ideologia e restoration nei giardini di Het Loo e nel Privy Garden di Hampton Court : un confronto tematico nel panorama europeo.
Rel. Carla Bartolozzi, Vittorio Defabiani. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2009
Abstract
PREFAZIONE
Le più recenti elaborazioni teoriche sul restauro dei giardini storici hanno messo in luce la necessità di inserire l'intervento all'interno di un processo conoscitivo, dal quale deriva e consegue la soluzione progettuale di conservazione e gestione. Il passaggio dalla conoscenza alla progettazione si modella dunque sullo schema adottato per il restauro monumentale. Appare dunque sempre più necessario chiarire, come sottolinea Mariachiara Pozzana, che il restauro dei giardini storici rappresenta una sezione estremamente specializzata del restauro architettonico, a sua volta compreso nel più ampio gruppo delle discipline della conservazione. Ciononostante, se per il restauro monumentale si è giunti alla definizione di una teoria collettiva e condivisa, trasformata in prassi in pressoché ogni Paese, per quanto riguarda gli interventi sui giardini, non solo un tale traguardo non si è mai conquistato, ma anzi, quella che sarebbe dovuta diventare la futura guida universale in materia, ossia la Carta di Firenze del 1981, non ha fatto altro che evidenziare ed acuire le divergenze ideologiche tra le differenti tradizioni di restauro.
Si sono creati così due principali e totalmente divergenti filoni di intervento: uno di stampo francese, pur largamente sviluppato e diffuso in tutta Europa, propenso alle restituzioni à i'identique delle componenti scomparse e sostenuto nella prassi da un'attenta rilettura dei documenti storici; l'altro, più prettamente italiano, che prevede la conservazione di ogni sedimentazione storica ove sussista, in quanto portatrice di valori storici e culturali.
Con l'approfondimento sui restauri dei giardini di Het Loo (1977-1984) in Olanda e del Privy Garden di Hampton Court (1991-1995) in Inghilterra, si è voluto proprio indagare quale sia l'effettiva prassi di intervento al di là degli intenti dell'ideologia italiana, in un panorama europeo nel quale questi due esempi di restoration si inscrivono e del quale ne costituiscono emblemi ideologici e modelli pratici su cui, se non uniformarsi, almeno cogliere le valenze di un dibattito tematico.
Questi splendidi esemplari di giardino formale, entrambi voluti da Willem III d'OranjeNassau e dalla moglie Mary Stuart a cavallo tra Sei e Settecento, poi trasformati in chiave paesaggistica nel secolo successivo, furono riportati nel XX secolo, a distanza di dieci anni l'uno dall'altro, al loro stato di fatto originario. Attraverso interventi dichiaratamente radicali, esplicitamente di ricostruzione ex-novo, la cui scientificità era stata tuttavia garantita da indagini incrociate di tipo archeologico, storico-archivistico, iconografico, botanico, nonché tecnologico, i promotori degli interventi intendevano restituire la coerenzza formale, conseguita in un preciso tempo storico, di un modello teso ad esaltare le qualità eminenti delle architetture e del loro legame col giardino.
Relatori
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