Armeni tra Bizantini e Normanni: indagine sull'architettura tra 11. e 13. secolo
Claudia Matoda
Armeni tra Bizantini e Normanni: indagine sull'architettura tra 11. e 13. secolo.
Rel. Claudia Bonardi. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2008
Abstract
Premessa
Questa tesi nasce dal desiderio di analizzare l'architettura armena, seguendo un percorso trasversale in grado di comprendere la piena natura della realtà di questo popolo, privato spesso di una dimensione territoriale ma mai di una continuità culturale e morale. La cultura armena verrà considerata in questa tesi in diverse declinazioni, le principali del periodo preso in esame; da un lato il contributo dato dalle colonie (in particolare quella di Bari) alla crescita della cultura locale, e dall'altro il trasferimento materiale ed intellettuale in Cilicia, collegando quei fili intellettuali che molto spesso vengono spezzati, considerando la continuità piuttosto che le inevitabili (ma a mio parere minori) fratture. La tesi sarà focalizzata su due aspetti particolari; da un lato il legame della cultura armena con quella normanna, dall'altro l'analisi delle costruzioni religiose.
Il tema delle influenze normanno-armene è stato analizzato con particolare dovizia da studiosi, le cui opinioni saranno esposte in modo sintetico ma contestualizzato, così da tracciare un quadro dello stato di fatto. In seguito si tenterà di impostare una nuova linea di lettura, partendo dallo studio di alcuni tra i più rilevanti edifici religiosi in terra pugliese e cilicia tra l'undicesimo e il tredicesimo secolo.
Due domande però nascono spontanee alla luce di questa scelta; in primo luogo, perché analizzare proprio i rapporti tra Normanni e Armeni, quando in realtà questi ultimi rappresentano numericamente una minoranza? In secondo luogo perché studiare unicamente la produzione architettonica religiosa?
La risposta alla prima questione va ricercata nel panorama internazionale della fine del decimo secolo; grandi movimenti di popolazioni a scala internazionale caratterizzarono il quadro europeo. In particolare i Normanni, popolo scandinavo alla ricerca di nuove terre da dominare, decisero di ampliare i propri territori andando ad intaccare i domini situati ai margini dell'Impero Bizantino, ormai difficili da controllare e caratterizzati da una profondissima crisi. Costantinopoli, sei secoli dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, doveva affrontare anche le pressioni e le richieste di un altro popolo situato ai propri confini; alla fine del decimo secolo, infatti, anche la cultura armena stava vivendo un periodo di nuovo splendore, detto anche secolo d'argento. Gli imperatori orientali, che avevano sempre tentato di sottomettere questo popolo dalla cultura millenaria, stavano quasi definitivamente perdendo ogni speranza di conquistare definitivamente l'etnia. La rinascita armena aveva portato ad una notevole fioritura delle opere e della cultura in patria; piccole ma significative comunità stavano d'altronde acquistando coscienza della propria identità, in Italia. Pare quindi evidente, dopo questa concisa spiegazione, come vadano analizzate parallelamente queste due realtà, questi regni diversamente fiorenti e ricchi d'innovazioni tecnologiche e culturali alla ricerca di nuovi territori.
La risposta alla seconda domanda è chiaramente influenzata dall'interpretazione personale. La scelta di occuparsi principalmente della cultura architettonica religiosa è dovuta alla chiara importanza data sia dai Normanni che dagli Armeni all'utilizzo della fede e delle sue manifestazioni terrene per consolidare il proprio potere. Analizzando l'atteggiamento degli Altavilla sin dalle prime conquiste francesi, si nota come questo popolo dapprima pagano abbia tentato (con successo) di usare il potere spirituale per accrescere la propria influenza temporale in territori altrimenti piuttosto recalcitranti ad accettare i nuovi dominatori. Numerose erano le alleanze e le collaborazioni tra Normanni e vescovi cattolici, alti prelati e membri del clero; le fondazioni ecclesiastiche dei successori di Tancredi erano non soltanto fiorenti centri di cultura e culle di un'incredibile scuola storiografica, ma anche mezzi per un efficace controllo del territorio e delle anime. La cultura del popolo armeno non può d'altro canto essere separata dal proprio bagaglio spirituale. L'Armenia è infatti nata come nazione grazie soprattutto all'apporto di grandi figure religiose, prima fra tutte quelle di Gregorio l'Illuminatore, in grado addirittura di convertire Trdat, re oppressore, efondare una nuova e forte identità culturale.
Alla luce di questi presupposti pare evidente come l'aspetto religioso sia stato fondamentale per entrambe le culture; quindi si può a ragione tentare di usare questo strumento come una chiave di lettura per comprendere i rapporti tra questi due popoli viaggiatori in terra straniera.
La trattazione appare come potenzialmente molto ampia; occorre determinare preliminarmente alcuni parametri, temporali e spaziali, per disciplinare questa ricerca.
Il filone principale d'attenzione sarà senza dubbio la storia normanna e la seconda fioritura della vita culturale armena; saranno quindi oggetto d'attenzione l 'undicesimo, il dodicesimo e il tredicesimo secolo. Termine ideale della trattazione sarà la fondazione del regno armeno di Cilicia, con l'incoronazione di Leone Il, nel 1198. Questo momento segnerà l'inizio dell'ultima vera autonomia dell 'Armenia sul panorama internazionale, anche se caratterizzata da una notevole fragilità.
Territorialmente sarà interessante osservare i principali punti d'incontro delle due popolazioni, la Puglia e la Cilicia-Siria'. La Puglia come già detto racchiudeva la sintesi delle due culture, mentre la Cilicia portava in sé sia le radici del popolo armeno che il futuro di quello normanno. Come si vedrà in seguito, i Normanni avevano trafugato le reliquie del proprio santo di maggior devozione, San Nicola, da una città orientale, Mira; inoltre proprio la Siria verrà da loro raggiunta come limite massimo della propria espansione. Esse rappresentano idealmente il principio e la fine dell'avventura normanna. La Cilicia presentava d'altronde l'area di nuova espansione, in cui gli armeni riuscirono a trovare una nuova dimensione territoriale e i Normanni furono capaci di istituire un regno autonomo politicamente ed intellettualmente.
L'analisi sarà svolta attraverso lo studio di alcuni tra i principali luoghi di culto, con particolare attenzione all'analisi dell'intorno e dei processi che hanno portato alla fondazione dell'istituzione ecclesiastica.
Vorrei terminare questa premessa prendendo in prestito il chiarissimo approccio metodologico di Zekiyan, che auspico di riuscire a far mio:
Noi non prendiamo come punto di partenza la constatazione delle affinità artistiche tra le due regioni, per poi chiederci sulle spiegazioni possibili della loro origine, interrogando i fatti storici; bensì noi partiamo dagli stessi fatti storici, per chiederci se essi siano di tali dimensioni da poter attribuire loro una qualche funzione culturale o artistica. Avendo due termini di paragone è naturale che la loro interdipendenza sia proporzionale alla loro rispettiva ampiezza. Il nostro problema sarà, quindi, se i dati storici presi in considerazione siano tali da poter suggerire un influsso dell'Arte Armena nell'apparizione delle forme affini in Occidente.
Relatori
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