I parchi della collina torinese tra storia e progetto
Tiziana Grignolio
I parchi della collina torinese tra storia e progetto.
Rel. Piergiorgio Tosoni. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2008
Abstract
A Torino, allo stesso modo di altre città, il presente offre caratteri di forte dinamismo. Molti sono gli saitti che offrono una visione globale dei numerosi mutamenti e progetti, che iniziano a partire dagli anni '80, e che coinvolgono il territorio Torinese. Tentativi di intrecciare la dimensione politica con quella fisica per interpretare le figure di una metropoli in profonda trasformazione.
Antonio De Rossi e Giovanni Durbiano, nel loro teste Torino, 1989-2011, affrontano una serie di tematiche che definiscono per certi versi innovative, basate sui concetto che esistono immagini e idee fisiche della città che rivestono un ruolo fondamentale nell'orientare e definire i progetti e i processi di trasformazione del territorio. "L'importanza delle rappresentazioni nei processi di trasformazione del territorio urbano diviene ancora più evidente nel momento in cui si osserva la selezione operata dalle immagini di città rispetto ai potenziali materiali di progetto-.2
Un caso emblematico e proprio quello di Torino, in particolare nel modo con cui alcune componenti del paesaggio fisico locale, come ad esempio i vuoti industriali, i fiumi, la collina ed iI sistema dei parchi, vengono racchiuse all'interno di progetti che variano al variare delle immagini del territorio.
Vicino a quello che nel testo viene definito "dentro- della città, in cui risulta determinante I'immagine del ritorno al centro, vi e un'altra grande famiglia tematica oggetto di studio che concentra il fuori della città, ovvero i rapporti che si stanno configurando tra Torino e il contesto territoriale circostante.
L'idea delle spazio metropolitano di tipo fortemente .Torino centrico.3 permane
fortemente come eredita degli anni '80 - '90.
La perdita di abitanti del capoluogo e un fatto non trascurabile. Da 1200 residenti nel 1974, Torino continua a perdere costantemente abitanti per circa un quarto di secolo, fino a stabilizzarsi intorno a quota 900 negli anni più recenti. Questo avvenimento viene visto sia come esito del processo di deindustrializzazione e di declino della città, sia come il risultato di un fenomeno di una nuova distribuzione dei pesi insediativi, comune a tutte le realtà urbane d'Europa.
La consapevolezza rispetto alle trasformazioni che stanno cambiando I'immagine e la strutturazione del territorio torinese prenderà corpo attraverso le prime analisi territoriali di vasta area, incrociandosi con gli studi sulla modificazione dell'ambiente. Sono le così dette ricadute sui suoli agricoli, sull'aspetto idrogeologico, determinate da quella che viene definita 'coltivazione architettonica" del territorio che rendono evidente quanta sta accadendo.
A muovere da un' ottica innanzitutto di tutela, sono occasioni progettuali come quella del PTO Progetto Po, che mostrano, tagliando in maniera lineare il territorio lunghe la trama delle spende del fiume, la nuova natura del paesaggio piemontese. Le prime rappresentazioni territoriali di questi fenomeni arrivano a cavallo tra gli anni '80 e '90. Gli studi di Giuseppe Demateis mostrano come I'area metropolitana torinese sia oramai divenuta il punta di incontro tra il sistema insediativi a pettine della fascia pedemontana e il grande corridoio transalpino della Valle di Susa.
L'apparire negli anni seguenti di una nuova generazione di carte tecniche regionali confermerà gli esiti delle ricerche svelte sui territorio, conferendo finalmente una sorta di importanza scientifica ai fenomeni progettuali il cui avvio, se pur solo di approccio, va ricercato negli anni '50 e '70.
Il Piano Territoriale Regionale (PTR), approvato 08-1-1997, prevede, in relazione al quadro insediativo che si e venuto a determinare, le casi dette"dosali di riequilibro" che nella provincia di Torino coincidono con la fascia pedemontana, e i "sistemi di diffusione urbana" intorno ai poli regionali ( bassa Valle diffusa e zona ovest, basso Canavese, collina di Chivasso, Chierese e poi ancora Pinerolese ).
E' un approccio che viena ripreso dal Piano Territoriale di Coordinamento ( PTC ) adottato dalla Provincia di Torino 0811999, che si articola sull'idea che i sistemi di diffusione urbana puntino molto sulla creazione di infrastrutture nella "dorsale pedemontani, vista come elemento di riorganizzazione dei nuovi ambienti insediativi.
"La mosaicata dei PRG ( ...) non fornisce immagine di una diffusione insediativa incontrollata (.. .) Riconferma invece tendenze conurbative per grandi direttrici radiali incentrate sui polo metropolitano, con qualche accenno alla realizzazione di cordoni a corona, soprattutto in quella fascia pedemontana e pedecoIlinare già a suo tempo identificate dal Piano Territoriale Regionale quale ambiti di diffusione urbana. J Tra i temi che hanno creato maggiori difficoltà proprio l'incrociarsi di radiali e corone nelle area in cui l'espansione del sistema insediativo torinese arriva a lambire il contorno dei rilievi:
"Il mosaico dei PRG evidenzia, nella distribuzione sui territorio dei sistemi insediativi e nell'articolazione delle componenti ambientali, dei punti di particolare criticità proprio nello sbocco delle valli nella pianura ove i sistemi conurbativi di fondovalle si incernierano sui sistemi conurbativi pedemontani e pedecollinari, interrompendo la continuità tra aree montane e sboscate e fasce fluviali.
Questa congiunzione tra gli aSP8tti ambientali e gli aspetti morfologici del sistema insediativo rimane in realtà una fase più evocata che praticata.
La logica che sta dietro ai sistemi di diffusione urbana e in fondo ancora quella della zonizzazione, della definizione di area di riequilibrio all'interno delle quali procedere con azioni di consolidamento e risistemazione insediativa.
Di fatto manca un'opera di individuazione di temi, come analisi puntuali e strategiche, su cui costruire un progetto di riqualificazione e configurazio08 in scala territoriale. Un ridimensionamento dei modi di intendere la costruzione e la progettazione della piana torinese stretta tra il piede dell'arco alpino e il sistema collinare interno si ha para con due progetti che iniziano a prendere corpo nel medesimo periodo e che configurano altre immagini rispetto a quelle precedenti: Corona Vente e Torino città d'Acque promosse e seguite rispettivamente dalla Regio08 Piemonte e dalla Città di Torino.
Qui il terna centrale e costituito dagli spazi in negativo della rete ecologica: i corridoi fluviali, gli spazi naturali e agricoli, i parchi esistenti, progetti che prendono le mosse dai capisaldi della Corona di delizie sabauda.
Va sottolineato il cambiamento che tali operazioni sottendono: a partire da una costruzione dell'ambiente insediativo per successione di blocchi di pieni e di area con destinazioni d'uso monofunzionali connesse a un sistema infrastrutturale incentrato prevalentemente su mobilità e accessibilità.
Gli interventi si spostano poi sulla rete delle connessioni e sulle potenziali occasioni di riqualificazione e definizione di luoghi.
Queste iniziative non rappresentano nulla di nuovo rispetto a quanta da tempo sta avvenendo in tutta Europa e va sottolineato che I'immagine della Corona Verde ha un valore inaugurale rispetto alla disciplina pianificatori.
Per la città di Torino si tratta del "primo tentativo, al di la dei problemi incontrati da questi progetti a partire dalla rammentarietà dei finanziamenti e dal mancato coordinamento degli interventi, di costruire una visione progettuale dell'intero territorio dell'area metropolitana".
Questo risulta da un ampliamento di scala e di visione, che trova precedenti nel Piano regolatore intercomunale di Torino ultimato nel 1964 poi rimasto inutilizzato, in cui la forte centralisti che veniva conferita ai valori ambientali e paesaggistici dava vita a un esteso sistema di parchi che ridefiniva la configurazione dell'area metropolitana della città.
Da questo punta di vista, l'immagine al negativo di quest'ultima disegnata da Corona Verde e Torino Città d' Acque rappresenta una nuova idea di città, che si viene a sommare, ponendosi su un altro piano e in modo alternativo, a quella della trasformazione della città per singoli punti delle" ire centralità" ( la Spina centrale, che sale lungo il passante ferroviario le diverse area industriali dimesse, Corso Marche, un progetto di cui si parla da tempo e che viene per molti reinventato dal piano; il Progetto Po, lungo le sponde fluviali).
Dopo il documento programmato del 1997 e lo studio di fattibilità del 2001 per il Progetto Corona Verde, finanziato con i fondi DOCUP 2000-2006,si viene ad aprire la fase dell'attuazione delle proposte progettuali.
Intanto la realtà torinese non si ferma; si tratta delle forti modificazioni territoriali che hanno continuato ad interessare "area metropolitana negli ultimi anni e che hanno portato alla trasformazione di intere zone agricole di prima e seconda desse rispetto alla capacita d'uso dei suoli. In realtà la Corona Verde intorno a Torino ha gilt iniziato a prendere forma tramite il progetto Tangenziale Verde del PRUSST di Settimo, Borgaro e Torino, le indicazioni dei piani regolatori di Grugliasco e Collegno, le azioni del Parco del Po torinese e della Provincia e le opere di compensazione ambientale legate alla realizzazione del Termovalorizzatore.
Si tratta quindi di far convergere tutte queste iniziative integrando le diverse dinamiche locali e le differenti visioni d'insieme in un' ottica capace di conciliare e intrecciare la salvaguardia e la modifica dei territori.
Le fonti delle trasformazioni odierne
"All'indomani della chiusura dei giochi olimpici invernali Torino si sveglia con la consapevolezza e l'orgoglio di chi sa di avere vinto una sfida importante.
Una partita vinta - non solo quella olimpica, mai più in generale quella della trasformazione della città - indubbiamente sul piano delle culture organizzative, che come si è visto, rappresentano la vera eredità della Torino fordista .
La necessità di una visione d'insieme, di trasformazioni e di valorizzazioni capaci di agire sulla totalità degli aspetti che costituiscono il progetto urbano e territoriale diventa ancora pili evidente se si osservano i temi che impegnano I'area metropolitana Torinese riassunti dal Secondo piano strategico. Emblematico in questo senso il progetto per Corso Marche.
Esso si configura come I'elemento che funge da baricentro dell'intera area metropolitana, dorsale chiave per ripensare centralità e figurazioni del sistema insediativo torinese nella sua totalità. Un tema che risulta essere particolarmente complesso specialmente per il fatto che tale corso viene ad inanellare lungo il suo percorso alcune delle principale area strategiche dell'area metropolitana, come ad esempio Fiat Mirafiori, Campo volo, I' insediamento universitario di Grugliasco, parti di spazialità aperte e agricole, in molti casi oramai interne all'urbanizzato, determinanti per il successo di operazioni come Corona Verde e Torino Città d'Acque.
Ecco allora che nasce la necessita di un processo di governance e di un progetto di territorio capace di intrecciare aspetti infrastrutturali, insediativi e ambientali.
Un insieme di operazioni indubbiamente ricco, sembra che sia possibile trovare le risorse necessarie per la realizzazione di questi interferiti, a cui si deve aggiungere il tema dell'am6nagementdegli spazi peri urbani e agricoli dell'area metropolitana, nonché quello ancore pili complesso dell'ambiente, visto non tanto come problema di verde ma di innovazione tecnologica a partire dalla scala del singolo edificio fino alla gestione dei rifiuti o della mobilita, in rapporto alla sostenibilità ambientale; un argomento quest'ultimo su cui Torino e pill in generale I'ltalia si trovano in netto ritardo.
Ma la portata e la scala di queste trasformazioni invitano anche a riflettere sulla natura stessa dell'area metropolitans. Senza una riflessione complessiva sulle idee di città, sulle possibili forme ad ecologie dell'area metropolitans, il rischio il che Corona Verde, come gli altri progetti, si configuri come un intervento di riqualificazione di parchi e non come una straordinaria opportunità di rimodulazione dell'intero ambito tornese.
Torino ha bisogno di costituire una sorts di "mappa mentale nonché serva oltre che da riferimento e da sfondo per la discussione sulle trasformazioni,anche per far comprendere a tutti gli attori a portata e le molteplici valenze e interazioni di ogni singolo progetto di modificazione. Lungo questa linea, il Secondo Piano Strategico punta molto su un' idea di area metropolitana come "città di città.
Quest'ultima il un'immagine di natura progettuale finalizzata a sottolineare le potenzialità policentriche dell'area torinese e la specificità dei singoli sistemi locali metropolitani.
Una città di città che fonda la sua struttura sulrin Ciocio tra la matrice insediativa e infrastrutturale storica di tipo radio centrico che fondamentalmente il rappresentata dalle linea su ferro, e quella dei tracciati su gomma esistenti e in progetto.
Ed il proprio nei punti tra queste due matrici che si basa il Secondo Piano strategico dove devono localizzarsi i nodi di trasformazione innovativa dell'area metropolitans cicale principali area di trasformazione, i quali a loro volta devono collegarsi con i sistemi ambientali e naturali.
inoltre va sottolineato come la "città di città costituisca I'ultima delle immagini spaziali masse a punto per Torino e per la sua area metropolitans, dopa quelle della -grande meta-, della "tele- e della trasformazione della citt8 per i singoli punti delle" tre centralità" assiari e degli spazi "al negativo". Risulta essere un' immagine più complessa e completa di quelle precedenti, in quanta riunisce in sa i diversi telai infrastrutturali, ambientali e insediativi su cui si il storicamente costruita la città.
Possiamo quindi afferrare, alla luce delle considerazioni fette finora, che il a partire dalla riflessione sulle nuove possibili ecologie della città, sulla sua dimensione topografica, sui suoi materiali urbani che il progetto delle nuove grandi infrastrutture e atee strategiche forse configurarsi come un fattore di sviluppo e di valorizzazione dell'intera area metropolitana torinese. Queste, in via definitiva, possono risultare analisi innovative del sistema metropolitano torinese.
In realtà molto si era già detto in merito, infetti possiamo trovare Ie radici di questi pensieri in testi e articoli pubblicati negli anni '80.
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