La rinascita dell'isola di Pianosa attraverso la rifunzionalizzazione dell'ex Colonia Agricola Penale
Lisa Zamprogna
La rinascita dell'isola di Pianosa attraverso la rifunzionalizzazione dell'ex Colonia Agricola Penale.
Rel. Oreste Gentile. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2007
Abstract
Lo scopo principale del mio lavoro di ricerca e progettazione è quello di riportare la vita su Pianosa perché solo con la presenza stabile di persone sull'isola si può pensare di strappare al degrado l'enorme patrimonio ambientale, storico, ed architettonico esistente. Un progetto ambizioso, ma urgente e possibile. Gli edifici de! paese costruiti con blocchi di roccia arenaria, in seguito al totale abbandono conseguente alla chiusura del penitenziario, si stanno sgretolando e la mancanza di manodopera ordinaria e continuativa fa si che i crolli siano sempre più frequenti.
La volta della chiesa è crollata sull'altare nel 2005 ed ancora oggi nulla è stato fatto, i tetti dei due alberghi Trento e Trieste, una volta sempre al completo, hanno ceduto e sono finiti rovinosamente sulle solette del primo piano distruggendole; le abitazioni, di quello che un tempo era un paese vivo, sono in balia delle erbe infestanti che crescono sulle terrazze e dei capperi che si fanno largo nelle crepe aumentandone i danni; anche il grazioso cimitero del paese non è risparmiato dalla distruzione e le due cappelle hanno subito la stessa sorte degli altri edifici: tetto crollato e piante che crescono al loro interno. Anche le strutture, che un tempo erano le diramazioni carcerarie della colonia agricola penale, stanno perdendo la loro aria austera e fanno tenerezza. Sono edifici soli, malati ed abbandonati, nonostante dal 1858 fino ad una quindicina di anni fa abbiano garantito l'autosufficienza alimentare alla popolazione dell'isola che è arrivata a contare 1000 persone.
La scelta di Pianosa quale tema della mia tesi di laurea è stata immediata quando, in televisione, hanno trasmesso un documentario che parlava di questa stupenda ex Alcatraz del Tirreno e dei problemi che sono sorti con la chiusura del carcere e il suo abbandono. Mi sono subito sentita in dovere di "adottarla" e fare qualche cosa di utile per essa.
Un intervento di ristrutturazione che arresti il processo di degrado per tutti gli edifici di Pianosa è doveroso e indispensabile, ma, tale azione di emergenza, dovrebbe essere seguita da una manutenzione ordinaria per non vanificare il lavoro nel giro di pochi anni. Per questo motivo occorre partire con l'offrire la possibilità ad università, centri di ricerca, scuole, ecc... di pianificare progetti da attuarsi sull'isola prevedendo come sede l'utilizzo di questo o di quell'altro
edificio.
Sorge però un altro problema: garantire la possibilità per questa "nuova popolazione" di sfamarsi e di trovare un minimo di generi senza dover fare scorte alimentari altrove, come avviene attualmente per le persone autorizzate al soggiorno settimanale.
Proprio in questo stadio iniziale si inserisce il mio progetto, che consiste nella ri-colonizzazione dell'isola attraverso due attività che da sempre si sono su di essa svolte: l'agricoltura e il carcere, rna rivisitate e aggiornate per garantire, sia per l'una che per l'altra, il livello più alto. L'agricoltura e la pastorizia che prevedo di reinserire attraverso il progetto si atterranno alle regole basilari dell'agricoltura biologica e biodinamica, oggi al vertice della piramide della qualità alimentare. Il carcere sarà un carcere "aperto" ed "attivo" in grado di stimolare i detenuti in art. 21 a partecipare alle attività lavorative remunerate garantendo loro la possibilità di apprendere nuovi mestieri da svolgere una volta liberi.
La tesi si sviluppa parallelamente su questi due fronti e, se da un lato la ricerca è di tipo tecnico: principi, storia, sviluppo dell'agricoltura biodinamica, dall'altro è un' indagine sociologica approfondita sull'importanza che riveste il lavoro per la popolazione detenuta.
Un appoggio valido al mio progetto in questa dirczione mi è arrivato con il
protocollo d'intesa firmato nel 2005 tra il ministro della Giustizia e il ministro
dell'Ambiente che incentiva la manodopera dei detenuti per la manutenzione
dei Parchi Naturali Nazionali. Prima di arrivare a stabilire questi obiettivi l'iter è stato lungo e con numerosi ripensamenti e cambi di direzione.
Gli ostacoli si sono presentati subito perché la mia richiesta di accesso ad archivi catastali o direttamente all'isola, supportata da valide motivazioni e documentazioni, mi è stata sempre negata dalla Direzione del Carcere di Porto Azzurro.
Dopo molti tentativi, tutti falliti, mi sentivo un po' demoralizzata, ma ero
determinata a trovare il modo per riuscire a svolgere la mia tesi su Pianosa. Ho provato allora a rivolgermi all'Ente Parco dell' Arcipelago Toscano e dopo una settimana dall'invio di un fax in cui spiegavo le motivazioni del mio interesse per l'isola di Pianosa, ho ricevuto un pacco contenente delle guide turistiche e dei libri su Piagosa.
Grazie a questo prezioso materiale ho ripreso entusiasmo e ho deciso di contattare l'autore del libro inviatemi, Fausto Foresi, un ex Pianosino il quale, insieme ad altre persone che, come lui, sull'isola hanno vissuto, ha fondato l'Associazione per la difesa dell'isola di Pianosa.
Dopo un mese mi è stata data l'opportunità di entrare a far parte dell'associazione e la possibilità di trascorrere una settimana sull'Isola per occuparmi, con altri soci, della mostra fotografica, da loro allestita, che racconta attraverso le immagini come era Pianosa quando a Pianosa c'era vita. La mia prima settimana sull'Isola è stata intensa perché, appena terminato il mio compito di guida alla mostra fotografica, mi dedicavo alla scoperta del paese e del territorio della ex colonia agricola fino a quel momento visti soltanto in fotografia
La mostra fotografica, allestita nell'edificio che fino a pochi anni prima era la sede della direzione carceraria, è ricchissima di materiale che illustra, sia la storia dell'isola che quella delle persone che vi hanno vissuto per necessità, obbligo o dovere.
Dalle immagini si vedono volti di bambini gioiosi, scene di vita quotidiana, feste, funzioni religiose personaggi chiave della vita sull'isola come zi Procolo, il pescatore o il funzionario delle poste, la levatrice ed anche i volti spauriti dei detenuti malati di tubercolosi, e quelli volenterosi dei detenuti al lavoro, o quelli allegri dei detenuti durante le partite di pallone.
Durante le mie escursioni in mountan bike ho preso visione di tutte le diramazioni carcerarie annotando su una cartina i luoghi di volta in volta visitati e fotografati. In questo modo ho potuto avere una visione della colonia nella sua totalità.
Al mio ritorno a casa, dopo aver riordinato l'immensa quantità di materiale fotografico, ho deciso di iniziare la tesi attraverso l'analisi del patrimonio edilizio esistente sull'isola, mediante la stesura di tavole tematiche. La prima tavola ha lo scopo di localizzare Pianosa all'interno dell'Arcipelago Toscano e del Santuario Internazionale dei Cetacei. la seconda presenta il territorio di Pianosa sotto l'aspetto naturalistico e le trasformazioni subite in seguito all'Istituzione della Colonia Agricola Penale. La terza tavola si riferisce agli edifici che si affacciano sul porticciolo, la quarta è dedicata al paese, la quinta
descrive gli edifici a servizio del carcere, ma presenti in paese, la sesta e la
settima descrivono le diramazioni carcerarie della colonia agricola.
Questo lavoro di analisi mi ha portato anche ad affrontare una notevole ricerca
storica che mi ha permesso di capire come era strutturata la Colonia Agricola
anche sotto l'aspetto amministrativo e quanto fosse ben organizzata e tanto
efficiente da divenire il motore economico dell'isola. Immaginando il futuro di
Pianosa capisco che per permettere ad una comunità di risiedervi è necessario
insediare una cooperativa che si rifaccia al sistema della colonia agricola dando
lavoro a detenuti in regime di art. 21.
Ripensando alle diramazioni quella che meglio si addice ad essere
nuovamente operativa con i minori lavori di ristrutturazione perché già dotata di
staile, sala mungitura, caseificio, fienili, letamaio, ovile e scuderie, è la
diramazone Giudice. La diramazione è dotata anche di due edifici civili: la
palazzina degli agenti e la manica delle celle. I due edifici, facilmente
riadattabili, possono divenire l'una la sede direzionale dell'azienda e l'altra la
residenza per i detenuti che lavorano presso la cooperativa.
Occorre ora ritornare a Pianosa per eseguire il rilievo delle strutture, tale
possibilità mi viene data nell'estate del 2005.
In una settimana devo riuscire a terminare l'intero rilievo avendo a disposizione
solamente le ore in cui non vi sono turisti sull'isola e cioè dalle 6.30 alle 10.00
del mattino e dalle 17.30 al tramonto. Con l'appoggio dei soci riesco ad
organizzare i turni alla mostra in modo tale da poter riportare su file autocad i
rilievi fatti al mattino per rendermi conto delle misure mancanti e soprattutto
riverificarle la sera. Porto a termine i rilievi e, tornata a Torino, mi reco al
laboratorio di fotogrammetria dove inizio i raddrizzamenti fotografici per
disegnare i prospetti delle facciate.
La tesi si arricchisce quindi di una tavola che spiega il metodo di rilievo, una
tavola che illustra la planimetria della zona di progetto, una con il rilievo degli
edifici agricoli, e due sullo stato di fatto dei due edifici che saranno poi oggetto
di progettazione.
Terminate le tavole che illustrano lo stato di fatto, posso iniziare il progetto di
rifunzionalizzazione della ex Palazzina degli Agenti di Custodia che diverrà la
sede amministrativa e didattica dalla cooperativa e della ex manica delle celle
che ospiterà mini-alloggi ricavati dalla trasformazione delle celle esistenti e destinati ad ospitare i detenuti che lavoreranno nell'azienda agricola. Caratteristica distintiva della nuova azienda sarà il rispetto totale della natura. Sarà infatti praticata un'agricoltura basata sui principi della biodinamica, saranno realizzati impianti per il riuso delle acque grigie, per la raccolta e lo stoccaggio dell'acqua piovana e un sistema di fitodepurazione a rilancio in grado di eliminare qualsiasi pericolo di contaminazione organica delle falde acquifere e di inquinamento del mare.
I tetti saranno in gran parte dotati di pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria e di cellule fotovoltaiche per la produzione di energia elettrica, il surplus di energia sarà immesso in rete. Il riscaldamento ambientale prodotto tramite una caldaia a cippato sarà a pavimento e permetterà un risparmio energetico notevole.
Questi impianti all'avanguardia svolgeranno una funzione educativa e di divulgazione delle metodologie adottate.
Relatori
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