Le architetture di Guarini fra iconografie e rilievo: analisi e considerazioni fra documenti e rilievi
Sara Galeasso
Le architetture di Guarini fra iconografie e rilievo: analisi e considerazioni fra documenti e rilievi.
Rel. Giuseppe Orlando. Politecnico di Torino, , 1998
Abstract
Perché Guarini ? Perché palazzo Carignano ?
Nella mia infanzia non sapevo chi fosse questo illustre architetto, ma rimanevo affascinata dall'imponente palazzo : il mio interesse era probabilmente motivato dal contrasto con gli altri edifici civili caratterizzati dall'avere fronte rettilinea ed intonacata. La sensazione che provavo all'interno della piazza antistante era di "protezione", come se mi trovassi in un ambiente chiuso, riparato ; il palazzo Carignano non è l'unico edificio con fronte sulla piazza, ma è sicuramente il più caratterizzante perché con la mole imponente attira l'attenzione e con le morbide curve abbraccia lo spazio.
La sua natura è però duplice e contrastante : se per un verso l'ondulazione è avvolgente, invitante, ed il cotto è caldo, per l'altro la lunga fronte e la cospicua massa incutono soggezione e suscitano rispetto reverenziale, accentuato dal carico di emozioni che trasudano dai mattoni pieni di storia.
A mio parere le motivazioni che rendono grande e geniale Guarini sono il coraggio di andare contro corrente con forza polemica verso il classicismo castellamontiano così retorico nella sua razionalità, e la capacità che hanno le sue opere di suscitare emozioni. Scrive a questo proposito Griseri : "Non ha paura delle emozioni : le esibisce, trovando per esse e per la loro rappresentazione un nuovo equilibrio : quello di un ritmo convulso, un vero orgasmo piegando anche la ragione"O).
I capolavori del teatino si distaccano dal contesto cittadino e si pongono come straordinarie figure da contemplare nella loro singolarità : sono come "gemme" (2) che vengono a decorare il disegno di base con una valorizzazione reciproca fra piante ed alzati. Se però nella chiesa di S. Lorenzo e nella cappella della Sindone le ardite invenzioni sono in parte offuscate o da una facciata che riproduce il disegno uniforme degli altri palazzi di piazza Castello o dalla posizione arretrata ed incastrata fra gli edifici circostanti, in palazzo Carignano Guarini è lasciato libero di esprimere anche all'esterno i movimenti plastici che caratterizzano lo sviluppo interno, essendo in grado di modellare uno spazio aperto come se fosse un ambiente chiuso.
Lo spazio, scrive De Bernardi " ... esiste all'interno ma anche e, sovente, di più e solo all'esterno della forma : lo si trova là dove ci sentiamo coinvolti dalla forma, plasmato a sorta di campana, che limita o addirittura esclude qualsiasi disturbo o interferenza, provocati da altre forme" (3).
L'intento dell'architetto era di costruire uno spazio che valorizzasse il palazzo, e sebbene la piazza antistante non sia stata creata secondo le sue aspettative, la facciata ci coinvolge e, anzi, monopolizza il nostro sguardo.
Motivato il mio interesse per l'argomento trattato, mi resta da chiarire come venga svolto il lavoro e quali siano le finalità.
Con il termine "iconografia" si intende "il complesso delle immagini visive attinenti a discipline, argomenti o personaggi particolari" (4). A questo proposito, una volta incentrata l'attenzione sul palazzo Carignano, una fra le opere di Guarini di cui esiste il maggior numero di disegni attribuiti all'architetto (e a suoi collaboratori), cercherò di ricostruire la storia partendo dalle prime idee fino a giungere al progetto definitivo.
Con il termine "rilievo" si intende invece 1a determinazione degli elementi necessari a rappresentare graficamente un'opera gia costruita" (5); poiché il palazzo Carignano è già stato rilevato più volte da autorevoli figure nel campo architettonico(6), l'operazione che mi accingo a compiere non e una misurazione effettiva tramite strumentazione, bensì un'elaborazione mentale delle forme, basandomi sui disegni già realizzati e sulla conoscenza diretta dell'oggetto "vivendolo in prima persona". Scrive De Bernardi: "Rilevare vuol quindi dire porsi in atteggiamento critico, finalizzato, di fronte all'oggetto, e scoprirne la forma e lo spazio da questa generato" (7).
Gli schizzi acquarellati illustreranno con pochi tratti quella che è la traduzione, sotto forma di percezione, delle mie sensazioni : non risolvono il problema della conoscenza ma sono una tappa alla comprensione a livello percettivo della cosa fruita.
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