Elisa Asvisio
La cittadella e l'organizzazione delle fortificazioni di Pinerolo nel XVII secolo.
Rel. Vera Comoli, Vilma Fasoli, Cristina Cuneo. Politecnico di Torino, , 2000
Abstract
L'interesse per le fortificazioni pinerolesi è maturato nel corso dei laboratorio di sintesi, in cui avevo affrontato lo studio dello sviluppo delle trasformazioni della città attraverso l'analisi delle fonti cartografiche.
Le immagini raccolte nel corso di questo studio, alcune delle quali relative al XVII secolo raffiguranti l'abitato munito di una cinta fortificata, hanno in me suscitato un vivo interesse per una rappresentazione di Pinerolo così diversa dall'attuale.
La curiosità iniziale si è poi organicamente sviluppata attraverso un itinerario di analisi che aveva come primo obbiettivo la selezione dei materiale documentario relativo alla struttura fortificata della piazzaforte tra la fine del XVI e il XVII secolo.
Il compito non è risultato facile per una serie di concause che rendevano il periodo in esame molto difficile da trattare: in primo luogo la constatazione della quasi totale assenza di reperti e testimonianze materiali relative alle antiche fortificazioni, che avevano caratterizzato la piazzaforte e l'avevano resa famosa a livello internazionale entrando nella bibliografia e nell'iconografia ufficiale dei Seicento in modo strettamente legato a quella di città fortezza nel momento di suo massimo sviluppo.
Dopo essere stata per quasi un secolo dominio del Regno di Francia (1630-1694), con il trattato di Pinerolo tra Luigi XIV e Vittorio Amedeo H La France cède Pignerol démoli, avec ses dépendances, consistant dans les vallées de Pragelas et de la Perouse, etjusqàu mont Gèneve, mais à condition que les fortifications de la place ne serontjwnais rétablies.
Lo sviluppo urbanistico iniziato nel Settecento ha ulteriormente cancellato ogni traccia nella parte bassa dell'abitato, mentre sul sedime della cittadella, coperto di detriti fino all'Ottocento, si possono ancora trovare alcuni segni delle antiche mura, ma irrilevanti poiché in cattivissimo stato di conservazione.
Un altro problema era dato dall'esiguità di relazioni e rendiconti relativi al periodo in esame, infatti nell'Archivio di Pinerolo i riferimenti alle fortificazioni sono abbastanza vaghi e riguardano principalmente gli incanti per la costruzione delle caserme.
Gli archivi parigini ( Service historique de Parinée de Terre - Château de Vincennes e la Bibliotèque Nationale de France) e quelli della città di Grenoble (Archives départementales de lIsère e Biblioteque minicipale de Grenoble) hanno fornito documenti di fondamentale importanza, sia in relazione al quadro territoriale di riferimento, sia al progetto, non realizzato, per il potenziamento della difesa della città.
Alla luce del ritrovamento di un progetto inedito recante la firma di Sébastien Le Prestre marchese di Vauban l'attenzione si è focalizzata sull'interpretazione del disegno, privo di relazioni allegate non più reperibili presso gli archivi consultati.
La ricostruzione delle volontà strategiche dell'ingegnere militare francese ha condotto alla formulazione di alcune osservazioni:
a) Il modello esagonale di Vauban
b) Parallelismi con il progetto di Longwy
C) Il confronto con la teoria sul camp retranché
Un'analisi critica attenta e comparata delle fonti ha portato alla luce anche un'altra serie di quesiti attraverso i quali si è sviluppato un percorso di ricerca estremamente complesso che, nel tentativo di offrire nuove prospettive di approccio, lascia aperto anche un ampio panorama di problematiche meritevoli di ulteriori approfondimenti.
Dall'analisi emerge un possibile quadro territoriale delle preesistenze delle strutture di appoggio alla piazzaforte localizzate sulla corona di colline che circondano la città, mentre lo sviluppo industriale e residenziale ha completamente cancellato le tracce di quelle localizzate lungo il corso del fiume Lemina.
Relatori
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