Liturgia e architettura nei riti cristiani orientali : indagine in Asia Minore
Elisa Garberoglio
Liturgia e architettura nei riti cristiani orientali : indagine in Asia Minore.
Rel. Claudia Bonardi. Politecnico di Torino, , 2005
Abstract
L'obiettivo di questo lavoro è l'analisi del rapporto tra liturgia e architettura nei riti cristiani orientali. L'idea di questa indagine discende dall' esplorazione diretta di alcuni complessi di edifici durante un viaggio-studio lungo la costa sud dell'Asia Minore, compiuto attraversando gli antichi insediamenti di Isauria, Cilicia, Pamfilia, Licia.
L'arco di tempo preso in considerazione è sotteso tra l'uso rituale gerosolimitano testimoniato dal Diario di Viaggio della monaca pellegrina Egeria (IV secolo) ed il Libro delle Cerimonie dell'imperatore Costantino Porfirogenito (X secolo). La metodologia, seguita nello sviluppo dello studio, è costituita da due fasi principali:
1. Analisi delle fonti storiche che descrivono la liturgia orientale in modo da
ricostruire:
a. forme cerimoniali per le quali gli edifici ecclesiastici vennero progettati;
b. distribuzione spaziale interna ed organizzazione funzionale degli edifici;
c. conformazione di determinati tessuti urbani in ragione dello
sviluppo della liturgia nel corso della sua evoluzione;
2. Indagine di siti archeologici, costituita da schede d'analisi morfologica dei complessi e delle chiese più significative rinvenutevi. Questa fase si propone la descrizione delle caratteristiche progettuali urbane (oppure del complesso) e dei singoli edifici, alla luce delle osservazioni dirette compiute in loco e delle ricostruzioni desunte dalle fonti storiche.
Dall'analisi si deduce che tra IV e VI secolo, nei contesti analizzati, si concretizza una topografia cristiana, costituita da una concatenazione di edifici di culto, sui quali si articolano gli sviluppi urbani nel passaggio dalla tarda antichità al medioevo. Questo processo di cristianizzazione dello spazio urbano propone le chiese ed i santuari come fattori di aggregazione complessi: da un lato come singoli punti forti nella trama urbana, dall'altro come nodi di una rete, i cui fili sono costituiti dagli itinerari devozionali suggeriti dalle scansioni del calendario liturgico. Ben prima e indipendentemente dal definirsi di una liturgia stazionale, la comunità sotto la guida del vescovo si ritrova, a date fisse, in luoghi prestabiliti, per celebrazioni precise, siano queste anniversari di martìri, commemorazioni di salvezza, o Vigilie delle grandi festività.
In seguito, l'affermarsi della liturgia sta~Zionale vera e propria, determina l'esigenza di specifiche caratteristiche spaziali, urbane e architettoniche. Si assiste dunque alla definizione ed al successivo consolidamento dell'atrio, quale luogo in cui le processioni si arrestano ed il popolo si raccoglie in attesa dell'ingresso solenne; si organizza una struttura esterna dove i fedeli possano offrire i loro doni durante lo svolgimento della preghiera liturgica di introito: il nartece. Considerato poi che, nell'introito bizantino dei primi secoli, il clero e il popolo entrano insieme nella Chiesa, gli edifici sono dotati di un numero straordinario di ingressi, non solo lungo la facciata principale, ma almeno su tre lati della chiesa.
Tra VI e X secolo si assiste invece ad una sintesi della liturgia, che accrescendo la propria componete simbolica, comprime la celebrazione quasi esclusivamente entro le mura degli edifici. Questo cambiamento, insieme a fattori socio-economici, determina gradualmente l'abbandono della tradizione stazionale, un'importante riduzione delle dimensioni degli edifici e del numero di ingressi, e la quasi totale scomparsa dell'atrio e del nartece.
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