Gli ambienti interstiziali del carcere, e le relazioni tra le funzioni che vi si affacciano, come negli spazi aperti della città, rappresentano una risorsa importante per influenzare le relazioni sociali del luogo e individuarne, quindi, la componente collettiva.
Questa ricerca si divide in quattro parti. Si analizza, dapprima, la situazione di emergenza che coinvolge il sistema penitenziario italiano ormai da diversi anni, relativamente ai temi del sovraffollamento e del trattamento degradante nei confronti della popolazione detenuta. Si procede con un'analisi critica dello spazio del carcere, inizialmente a livello satellitare, e successivamente a scala reale. Ne emerge una condizione di introversione dello spazio, riconoscibile dalla vastità degli ambienti esterni sotto-utilizzati all'interno del recinto carcerario.
La seconda parte contiene un excursus storico sulla legislazione penitenziaria, direttamente collegata con la storia dell'edilizia penitenziaria, per comprendere come la disciplina architettonica possa inserirsi nell'ambito e produrre ricadute sociali positive.
Si procede, quindi, andando a determinare le premesse esigenziali attraverso la metodologia della ricerca sociale mediante osservazione diretta, per arrivare alla stesura di alcune linee guida a livello generale su tematiche architettoniche generalmente poco considerate in ambito carcerario. Le linee guida possono essere applicate in ogni carcere, e in questa tesi si misurano con il contesto reale della Casa di Reclusione "San Michele" di Alessandria.
Il risultato che ne deriva è una frammentazione spaziale dei luoghi della detenzione, affinché possano essere estrovertiti, per permetterne la comprensione e permeabilità da parte del contesto esterno e perché la nuova formulazione dello spazio fisico possa riformare quello sociale.