Nothing works, but everything might : i residenti come risorsa per la rivitalizzazione dei quartieri di Detroit
Giulia Garelli, Selene Maria Gaia Giovannoni
Nothing works, but everything might : i residenti come risorsa per la rivitalizzazione dei quartieri di Detroit.
Rel. Marta Carla Bottero, Mauro Berta, Valeria Federighi, Chiara Lucchini. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2017
Abstract
Lo studio proposto in questa tesi consiste nell’analisi di un tema urbano ampiamente studiato, sotto però un punto di vista differente; a questo segue la proposta di un metodo scientifico di supporto alla progettazione territoriale nel particolare contesto di indagine selezionato. Il tema urbano scelto è rappresentato dal fenomeno dello shrinkage, che consiste in una contrazione demografica e urbana dovuta a diverse cause, tra le quali la più nota è la delocalizzazione delle industrie da città e regioni che proprio in questo settore vedevano il loro principale fattore di spinta economica. Sebbene uno studio sullo shrinkage possa apparire superfluo, vista l’enorme quantità di studi e studiosi che si sono occupati dell’argomento, un’intensa attività di ricerca bibliografica ha messo in luce che si tratta in realtà di un tema urbano destinato ad essere predominante nei prossimi anni.
Lo shrinkage non è infatti un fenomeno nuovo, vista la ciclicità che da sempre ha interessato la storia delle città (e che ha visto l’alternarsi di fasi di crescita e declino); tuttavia la portata e le implicazioni che il fenomeno ha assunto negli ultimi anni ha fatto sì che questo oggi presenti caratteristiche del tutto nuove, mai verificatesi prima e, soprattutto, poco studiate.
L’interesse per il fenomeno analizzato è nato da un primo avvicinamento al tema durante uno dei corsi di urbanistica proposti dal piano degli studi frequentato. In aggiunta, la lettura di libri ed articoli a riguardo ha alimentato la volontà di approfondire l’argomento, in particolare focalizzandosi sulle possibili soluzioni più che sul problema stesso. Come detto il precedenza, lo shrinkage si configura come un fenomeno urbano quantomeno attuale e, come tale, le soluzioni per confrontarsi con le sue conseguenze faticano ad arrivare. Alcuni studi sull’argomento hanno messo in luce come, nella maggior parte dei casi, il fallimento sia dovuto all’ottica con la quale progetti e strategie sono stati sviluppati, ovvero puntando solo ed esclusivamente ad una (ri)crescita economica (e conseguentemente demografica) della città. Il declino è sempre difficile da accettare e, soprattutto in un periodo in cui crescita e sviluppo rappresentano obiettivi e tendenze predominanti in tutti i settori, pensare ad una città come ad una realtà in contrazione non è certo immediato. Recentemente è stato però dimostrato come la strategia della stabilizzazione delle condizioni esistenti come obiettivo dei processi di rivitalizzazione urbana sia l’unica soluzione perseguibile ‘io deal successfully with shrinkage’.
Durante le fasi di ricerca bibliografica, si è venuti a conoscenza di uno studio di valutazione economica applicato a quattro shrinking cities portoghesi con l’obiettivo di valutare quali fattori influenzino la scelta dei residenti di risiedere nella città in analisi o trasferirsi altrove (anno di pubblicazione: 2016). La concezione di questa indagine è da attribuirsi alla conseguenza principale dello shrinkage, rappresentata dall’esodo’ in massa degli abitanti della città. Dallo studio in questione ha iniziato a prendere forma l’idea di questo lavoro di tesi: riapplicare il metodo nello stesso contesto per cui è stato creato (città in contrazione) ma con il fine di utilizzarne i risultati per la costruzione delle strategie di progetti di rivitalizzazione fornendo così un supporto scientifico a fase progettuali solitamente qualitativi.
L’aver preso parte ad una conferenza sulle politiche in corso a Detroit, tenutasi nell’ambito della Biennale di Venezia del 2016 (che vedeva il padiglione degli Stati Uniti interamente dedicato al tema della rivitalizzazione e del recupero edilizio della città michigander), ha costituito il primo passo verso la scelta del caso studio di Detroit.
Allo stesso modo in cui uno studio sullo shrinkage urbano si è detto poter risultare superfluo, la scelta di Detroit come caso studio potrebbe apparire scontata, in quanto la città rappresenta l’esempio di shrinking city più noto e documentato. Ma se Detroit è divenuta famosa in tutto il mondo per la sua fiorente industria prima e per il suo fallimento poi, in pochi si sono occupati di analizzare questa realtà dopo il 2013, anno in cui la città ha dichiarato bancarotta. Una nuova amministrazione più dinamica e attenta ai bisogni dei cittadini ha saputo rivoluzionare la struttura organizzativa del governo e, aspetto ancora più importante, l’approccio al progetto di rivitalizzazione urbana, mettendo insieme come mai prima di allora in città, politiche pubbliche e iniziative dal basso. Queste ultime tra l’altro, hanno avuto un ruolo importante a Detroit durante gli anni bui della città; un periodo in cui gli abitanti della città, uniti dalla mancanza di un’azione governativa forte e dal desiderio comune di attivarsi per la propria città, si sono organizzati in gruppi o hanno agito individualmente per apportare un miglioramento significativo ai quartieri di residenza e, di conseguenza, alla qualità della vita stessa.
Avvalendosi di quanto appreso dalla letteratura, l’analisi è stata sviluppata a partire dalla distribuzione di un questionario ad un campione casuale di 313 residenti di Detroit durante un periodo di permanenza in città (aprile-maggio 2017), con l’obiettivo di determinare quali variabili fossero le maggiori responsabili della scelta di continuare a risiedere nel proprio quartiere o di trasferirsi altrove. Le risposte raccolte sono state analizzate grazie al software SPSS in step successivi: Analisi Fattoriale, Correlazione, Regressione Lineare e Albero CHAID. Queste hanno messo in evidenza l’importante ruolo svolto da fattori legati all’am¬biente sociale, alla qualità della vita e alla sicurezza del quartiere nel trattenere i residenti, e da variabili di tipo prevalentemente economico nel spingerli a trasferirsi altrove.
Lo studio applicato ha avuto il duplice obiettivo di includere i residenti in una fase ‘anticipata’ rispetto alle normali procedure del processo decisionale, e di mettere in evidenza le differenze che intercorrono più aree della stessa città. Per raggiungere questo secondo obiettivo, il metodo è stato sviluppato in otto neighborhoods (quartieri) differenti della città di Detroit, per ognuno dei quali è sono state analizzate peculiarità spaziali, organizzazione del tessuto urbano e caratteristiche socio-demografiche.
Una seconda fase del metodo ha visto un utilizzo dei primi risultati ottenuti quali indicatori di una matrice SWOT; un comune metodo di analisi preliminare per il progetto urbano, normalmente costruita sulla base di un’analisi qualitativa dell’area e delle sue peculiarità. L’utilizzare i risultati del questionario in questo modo ha consentito altresì di fornire uno strumento valido per la selezione empirica degli indicatori, altrimenti selezionati in modo qualitativo e soggettivo.
Nella metodologia proposta i residenti hanno quindi interpretato il doppio ruolo di destinatari finali del progetto di rivitalizzazione e di ideatori delle strategie del progetto stesso, che solo nella fase vera e propria di progettazione diviene compito ‘esclusivo’ delle autorità pertinenti.
Nell’ultima fase del lavoro di tesi si è infine spostata l’attenzione su quale sia la scala urbana più adatta per l’applicazione del metodo. Sebbene la dimensione del neighborhood sia stata quella scelta come scala di applicazione contesto detroiter, ad un’indagine più attenta questa si è dimostrata essere in realtà una delle scala più ambigue della città. Questa, dovuta ad una scarsa definizione dei confini dei neighborhoods sempre diversa e molto soggettiva, è stata quindi oggetto di un’analisi qualitativa di tutto il territorio cittadino, grazie alla quale è stato possibile dedurre l’influenza di alcune caratteristiche urbane nella definizione di tali confini. In particolare, la veloce evoluzione storica della città, il susseguirsi di singoli progetti di rivitalizzazione urbana e la numerosità di lotti vacanti si sono dimostrate essere le caratteristiche che più contribuiscono a generare equivoci nella definizione dei confini di un quartiere.
- Abstract in italiano (PDF, 577kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 516kB - Creative Commons Attribution)
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
