Inefficienza a posteriori : analisi di quartieri ad alta efficienza energetica ed ambientale
Elisa Stradiotto
Inefficienza a posteriori : analisi di quartieri ad alta efficienza energetica ed ambientale.
Rel. Orio De Paoli, Marco Simonetti. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2017
Abstract
INTRODUZIONE
Negli ultimi decenni il dibattitto internazionale riguardante i temi di sviluppo sostenibile e di sensibilità ambientale è stato alimentato anche, e soprattutto, dall'aggravarsi di problematiche quali l'inquinamento atmosferico ed il conseguente surriscaldamento globale. Se si considera che il fabbisogno di energia primaria mondiale risulta in continua crescita (IEA, 2016), la diffusione a livello internazionale di politiche e strategie volte alla riduzione delle emissioni inquinanti e dei consumi energetici si dimostra un tema di cruciale interesse. Questi aspetti coinvolgono in maniera significativa il settore delle costruzioni: non a caso il settore edilizio in Europa è responsabile del 40% del consumo globale di energia e del 36% di emissioni di gas serra (Commissione Europea, 2016). Dal Protocollo di Kyoto al target 20-20-20 proposto dall'Europa, diversi sono i programmi d'azione e le politiche internazionali realizzate con l’intento di ridurre il fabbisogno di energia primaria e le emissioni di CO2 in atmosfera. In Italia, il progetto "Tutti in Classe A” pubblicato nel 2014 da Legambiente presenta una radiografia della dispersione termica del patrimonio edilizio del nostro Paese, dimostrando come strategie di riduzione degli sprechi ed il conseguente risparmio in termini di consumo di energia siano in grado di rendere i nostri edifici più efficienti e meno dispendiosi. Il desiderio di coniugare da una parte le potenzialità rese possibili dall'innovazione tecnologica in materia di efficienza energetica, dall'altra interventi di rigenerazione urbana, ha portato alla nascita dei cosiddetti “eco-quartieri", distretti urbani caratterizzati da alte prestazioni energetiche, alti livelli di sostenibilità e ridotti impatti ambientali. Questi quartieri, presentati spesso come modelli insediativi innovativi ad alta efficienza, non sempre risultano aver raggiunto gli ambiziosi obiettivi definiti in fase progettuale e con i quali spesso vengono presentati.
Questa tesi si propone, dunque, di indagare sulla reale efficacia delle strategie adottate in fase progettuale, relative in particolar modo all'ambito dell'efficienza energetica e degli impatti ambientali, di alcuni tra i più famosi quartieri ecosostenibili costruiti tra la fine degli anni Novanta ed i primi anni Duemila. In particolare, i nove quartieri analizzati risultano: il quartiere BedZED (Londra), il quartiere Bo-01 (Malmò), Casanova (Bolzano), Eco-Viikki (Helsinki), Eva-Lanxmeer (Culemborg), Hammarby (Stoccolma), Kronsberg (Hannover), Solar City (Linz) e il quartiere Vauban (Friburgo). Sebbene non esista una sola e univoca definizione di quartiere eco-sostenibile, diverse sono le caratteristiche che li accumunano: alta densità abitativa, mixite funzionale, riduzione degli impatti ambientali, dei consumi energetici, delle emissioni di gas ad effetto serra, di acqua calda sanitaria, un'attenta gestione delle acque (sia reflue che piovane) e dei rifiuti domestici, dell'uso del verde e dei sistemi di mobilità sostenibile, garantendo al contempo alti standard di qualità abitativa.
Il confronto tra le previsioni sviluppate in fase progettuale ed i risultati dei monitoraggi realizzati nelle fasi successive alla costruzione mette in luce i punti di forza e le criticità dei quartieri analizzati. Se da una parte quartieri come Vauban e Solar City dimostrano di aver raggiunto i propri obiettivi energetici, presentando ottime prestazioni in fase operativa, altri hanno disatteso le aspettative. In generale, il lavoro di analisi “a posteriori", ha evidenziato che il rischio di allontanarsi dalle previsioni sviluppate in fase di progetto, aumenta con l'incremento della complessità tecnologica delle unità abitative, con l’uso improprio delle unità tecnologiche da parte dei residenti, dovuto ad una scarsa o nulla conoscenza del funzionamento degli stessi, e con la presenza di errori commessi sia in fase progettuale che di realizzazione (ponti termici non adeguatamente corretti, sistemi di schermatura assenti o non sufficienti, inquinamento acustico). L’analisi svolta ha evidenziato come edifici “ipertecnologici", pur presentando eccezionali prestazioni a livello teorico, non sempre riescono a raggiungere gli alti standard previsti, proprio a causa della loro complessità di uso e gestione, nonché di previsione.
Relatori
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