Progettazione del recupero di edifici abbandonati nel borgo montano di Bagneri
Lorenzo Lamprillo
Progettazione del recupero di edifici abbandonati nel borgo montano di Bagneri.
Rel. Andrea Bocco. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2017
Abstract
PREFAZIONE
La seguente tesi di Laurea Magistrale si propone di progettare all'interno di edifici montani abbandonati ambienti dove possano essere svolte attività lavorative, in modo che queste producano benefici per la comunità locale e comunque stimolino un ritorno alla vita in montagna. Le architetture dentro cui andrebbero ad inserirsi queste attività sono spunto di sostenibilità, non solo per l’impiego di materiali provenienti da un intorno molto stretto, ma per il fatto che questi edifici potevano garantire la sopravvivenza dei loro abitanti senza intaccare le risorse naturali del contesto in maniera irreversibile. I fenomeni di spopolamento che hanno colpito senza esclusioni i paesi montani della fascia alpina, portano con sé un pericolo, la scomparsa del paesaggio montano. Questo rischio è dovuto all’assenza di persone che vivano il paesaggio i e che lo modifichino. La montagna di oggi è morta, se la rapportiamo a tutte le attività che la caratterizzavano in passato. Quindi il paesaggio montano, se non è morto, lo sarà presto a causa dell'incuria. La scelta del paese montano di Bagneri non è casuale: non è dovuta solo al fatto che frequento questi luoghi da molto tempo e che essi siano per me e per altre persone posti dove si è conservata quasi inalterata una bellezza naturalistica e architettonica. Bagneri rappresenta il concetto di resistenza: nonostante l’abbandono di questo paese, cosa che in poco tempo ne ha comportato il deperimento fino allo stato di rudere, nel 1994 è stato possibile restaurarlo quasi interamente grazie al contributo dell’associazione Amici di Bagneri. Al paese è stata conferita una seconda vita inserendo una cellula ecomuseale e numerosi locali dedicati ad attività per i gruppi di scout che con un’attività costante di volontariato mantengono vivo non solo il paese, ma anche l’ambiente circostante A questo primo nucleo di resistenza ormai consolidato si è affiancare un’attività produttiva che può essere un’alternativa al solo volontariato e che in un periodo di crisi economica può creare di nuovi posti di lavoro per persone della pianura, o può impedire che i pochi abitanti rimasti lascino questo territorio schiacciati da logiche produttive e normative sempre più stringenti. Il riprogettare edifici in questo contesto non ha solo lo scopo di generare nuove possibilità di sviluppo, ma attraverso nuove forme di lavoro mira a conservare la cultura montana, non solo costruttiva ma anche di vita, che ha saputo dialogare con un approccio corretto con il contesto ambientale e naturale. Una delle modalità con la quale le popolazioni di montagna hanno potuto utilizzare il territorio biellese è stata l’allevamento di bovini e di caprini: il primo attraverso un approccio più nomade nel quale l’allevamento si alternava tramite dei processi di monticazione tra zone pianeggianti e zone montane, il secondo, data la taglia ridotta degli animali e la capacità dei medesimi di raggiungere il cibo in zone più impervie, in maniera più sedentaria. Un primo tentativo di creare lavoro viene quindi eseguito sulla produzione del latte e la valorizzazione di questo prodotto mediante la produzione casearia. Questa produzione può essere alimentata da latte proveniente non solo dal piccolo allevamento affiancato al caseificio, ma anche con il latte dei piccoli produttori locali che non dispongono di strutture adatte per questa trasformazione. Lo scopo della tesi è di dimostrare come oggigiorno sia possibile l'attività del marghè, conciliandola con tecniche produttive moderne e facendo in modo che le risorse necessarie per questo processo produttivo possano essere attinte localmente e non a valle, insomma in maniera più sostenibile. La seconda attività proposta mira alla realizzazione di un laboratorio che permetta la produzione locale del miele, oggi inesistente, con il tentativo di valorizzare un prodotto in particolare: il miele di castagno. Questa pianta era così importante per le popolazioni alpine al punto che la loro civiltà spesso viene definita come civiltà del castagno. Con questa attività vengono valorizzati anche gli altri prodotti di questa pianta: i frutti (ossia le castagne) e il legname, impiegato nel progetto. La tesi insomma non vuole far sembrare la vita del muntagnin più rosea e meno dura di quanto non sia, ma vuole proporre un rinnovato modo di lavorare nell’ambiente montano.
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