Palavela e dintorni:forme e spazi della comunicazione
Nadia Valguarnera
Palavela e dintorni:forme e spazi della comunicazione.
Rel. Piergiorgio Tosoni. Politecnico di Torino, , 2006
Abstract
Una storia lunga quasi cinquantanni, raccontata attraverso un
salto nel passato (il Progetto, il Cantiere, il Centenario
dell'Unità d'Italia, le Manifestazioni,...), Percorrendo Corso
Unità d'Italia si attraversa una pagina arrugginita del passato
di Torino. Un passato prossimo, più che remoto, sebbene il
complesso di Italia '61 sia stato un vanto non solo per Torino,
ma per l'Italia intera.
Nel PRG approvato nel 1995, in quest'area compaiono, come in
un'area archeologica le architetture sopravvissute alle
manifestazioni di Italia '61, isolate sia dal tessuto sviluppatosi
e densificatosi intorno a loro, sia tra di loro non essendosi
realizzati e mantenuti percorsi forti e significativi che
innervassero il "parco". In questo contesto la percezione del
Palavela è quella di un oggetto isolato al centro di uno spazio
indistinto che non riesce ad instaurare una relazione né visiva
né funzionale con la città che lo circonda.
Gli anni passano, l'edificio invecchia.
Tutto cambia quando il 19 giugno 1999 Torino vince a Seaul
l'aggiudicazione dei Giochi Olimpici Invernali del 2006.
La Città deve essere rimessa a nuovo, attrezzata con adeguate
strutture per gli sport invernali che non si svolgono sulle piste
alpine.
In questo nuovo scenario il Palavela diventa protagonista...
Una Fenice che rinasce dalle ceneri!
La cultura del restauro si è formata nel confronto con opere dal
carattere fortemente simbolico: nelle concezioni estetiche
pre - moderne, ville, palazzi e chiese erano costruiti per sfidare
il tempo finito della vita dei loro artefici e permanere
nell'eternità.
Le architetture del XX secolo, e quelle moderne in particolare,
sono invece realizzate programmaticamente per assolvere a
una funzione e al limite per scomparire al cessare della
funzione che le ha ispirate.
Si può definire quello sul Palavela un intervento di recupero
dell'architettura del Novecento?
Il progetto olimpico di trasformazione di questo "oggetto"
avrebbe potuto essere l'occasione giusta per un ridisegno dello
spazio circostante.
IL 26 febbraio 2006 le Olimpiadi sono finite, la bandiera
sventola per l'ultima volta prima di passare a Vancouver.
Tutte le strutture finiranno come Italia '61?
È uno dei pensieri più ricorrenti a proposito della chiusura delle
Olimpiadi.La realizzazione del villaggio media che interessa i padiglioni della Mostra delle Regioni d'Italia '61, la demolizione/ ricostruzione della stazione della monorotaia con usi legati al quartiere ospedaliero, la realizzazione della passerella ciclo-pedonale su struttura militare di tipo Bailey, sono tutti momenti della ricomposizione, ormai necessaria, di un gigantesco puzzle.
"All'inizio del XX sec, quando i sobborghi Lingotto e Millefonti iniziano a svilupparsi... già nel Piano del 1913 la zona è indicata come parte di un ampio parco che dalle Molinette si estende lungo le rive del Po, fino ai confini della città con il comune di Moncalieri. Il parco di Millefonti secondo il PRG, è uno dei sei grandi parchi urbani da realizzarsi a Torino su esempio del parco del Valentino...L'idea di Millefonti come zona verde non fu mai realizzata, ma permane nell'immaginario della città tanto da tornare in scena con il nuovo PRG adottato nel 1956 e approvato nel 1959."
Il domani del Palavela è indissolubilmente legato al domani del suo parco e delle strutture che vi insistono. Pertanto l'argomento sul quale mi soffermerò è il ridisegno dello spazio circostante, indispensabile per dare unità a tutti i processi di trasformazione avvenuti, in modo puntuale, senza tener conto l'uno dell'altro.
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