Verso un museo relazionale: allestimento del Museo Civico di Arte Antica nella Cavallerizza Reale di Torino
Mariagrazia Cantanna
Verso un museo relazionale: allestimento del Museo Civico di Arte Antica nella Cavallerizza Reale di Torino.
Rel. Valeria Minucciani. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2006
Abstract
Al cuore di questo lavoro è la riflessione sul ruolo e sul significato del museo nella società contemporanea, "non più esclusivamente «scrigno» della memoria e «roccaforte» della tutela e dell'eccellenza scientifica - tale sembra essere la percezione del museo d'arte tuttora prevalente nell'immaginario collettivo popolare -, ma anche e soprattutto luogo di esperienza conoscitiva, aggregazione sociale, crescita civile e ridefinizione identitaria. E d'altra parte, la relazionalità si manifesta appieno laddove essa non risulti dalla pura aggregazione delle singole funzioni e dei molteplici ruoli che un museo è oggi chiamato ad assolvere, quanto piuttosto dalla loro dialogica interconnessione. Che la dimensione relazionale del museo si inveri [simultaneamente] a più livelli e in più direzioni, è sottolineato e ribadito da alcuni concetti cardine [...]: Andreas Johann Wiesand descrive la dimensione relazionale del museo attraverso i concetti di «museo individuale» e di «museo a tre dimensioni».
[...] Il concetto di «museo a tre dimensioni» restituisce una visione del museo articolata in funzione del grado di interazione con il pubblico: la dimensione di «forum aperto», le funzioni espositive e didattiche del museo e i servizi interni
Queste le parole con cui Simona Bodo e Marco Demarie, nel libro Il museo relazionale. Riflessioni ed esperienze europee, introducono il tema del museo d'arte al giorno d'oggi, inteso non solo come comunicatone, ma anche come una realtà dinamica e ricettiva in grado di svolgere il ruolo di opzione strategica e di risorsa per lo sviluppo della città in un rapporto di reciprocità con la società, prerequisito necessario ad un utilizzo creativo delle collezioni, che "cessano di essere esclusivamente un «tesoro da proteggere» per diventare una risorsa realmente collettiva".
L'area dell'ex Cavallerizza Reale di Torino mi è sembrata potesse essere un'interessante occasione per dar voce a queste riflessioni: situata nel cuore della città barocca, nata come complesso di edifici a naturale proseguimento ed ampliamento del sistema di strutture amministrative di piazza Castello, all'interno dell'ambizioso progetto seicentesco per un Centro di Comando, si presenta oggi in uno stato di forte degrado fisico e funzionale conseguenza di danni e interventi che ne hanno stravolto l'identità originaria, nonché di un utilizzo del tutto estraneo e mortificante rispetto al suo valore di patrimonio storico-architettonico. Le politiche culturali e il Piano Regolatore della città di Torino prevedono una riqualificazione dell'intero complesso con l'obiettivo di "restituirlo" alla città, attraverso un progetto - redatto sulla base di un concorso di idee - che ne ristabilisca la continuità e la percorribilità, con la collocazione di funzioni di tipo museale e culturale, nonché di servizio per l'università e per la città stessa.
L'area dell'ex Cavallerizza Reale rientra infatti all'interno del Programma Musei, un progetto nato nel 2QDD e finalizzato a creare le condizioni perché Torino possa disegnare nel suo centro storico un vero e proprio "Distretto Museale" che dalla zona archeologica delle Porte Palatine prosegua per Palazzo Reale e le collezioni sabaude, la Cavallerizza Reale, il Museo Nazionale del Cinema, Palazzo Carignano e gli itinerari del Risorgimento Italiano per giungere al Museo Egizio. Nell'impossibilità di restituire alla Cavallerizza la sua connotazione originaria, l'obiettivo di questo lavoro è dunque quello di rimetterne in gioco la caratteristica di fulcro urbano, nodo di connessione tra i poli museale, universitario e dello spettacolo, in accordo con le nuove esigenze di spazi culturali.
Le strategie di sviluppo della città, la polivalenza degli edifici adiacenti, l'ampio sviluppo planimetrico dell'area, nonché la sua vocazione originaria a luogo dove le diverse funzioni collaborano in un rapporto di reciproca connessione, la rende dunque luogo ideale per dare voce a un'idea di museo relazionale, così come è stata esplicìtata in precedenza.
Ad uno studio delle stratificazioni storiche che a partire dal progetto seicentesco hanno portato alla conformazione attuale, e ad un'analisi dello stato di fatto, tenendo conto anche di quanto detto in precedenza riguardo le strategie culturali della città, segue in questo lavoro una proposta di rifunzionalizzazione e di intervento sull'intera area che punta a reinserirla nel circuito vitale cittadino, aumentandone il grado di permeabilità e attrattiva e ridandole nuova linfa e nuova visibilità, per distoglierla dalla condizione di «roccaforte» e restituirla nuovamente ai cittadini.
La proposta di intervento si focalizza poi sui fabbricati della Cavallerizza [le scuderie, i maneggi, i locali di servizio, la rotonda, la Grande Cavallerizza alfieriana] dove si prevede di trasferire parte della collezione del Museo Civico di Arte Antica che attualmente ha sede in Palazzo Madama.
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