Sicurezza e conservazione dell'architettura spontanea del Friuli nella normativa per la ricostruzione dopo il terremoto del 1976
Manuela Baldas
Sicurezza e conservazione dell'architettura spontanea del Friuli nella normativa per la ricostruzione dopo il terremoto del 1976.
Rel. Cesare Tocci, Paolo Tomasella. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2017
Abstract
Questa tesi nasce dalla personale esperienza di tirocinio curriculare svolto presso la sede del Servizio catalogazione, formazione e ricerca dell'Ente Regionale Patrimonio Culturale (ERPAC) a Villa Manin (Passariano, Udine) che si è tenuto lo scorso anno, periodo in cui ricorreva il quarantesimo anniversario dal devastante sisma che colpì la mia Regione: il Friuli Venezia Giulia. Grazie a questa attività pratica ho avuto modo di studiare e conoscere un corpus di architetture speciali. Esse sono state salvaguardate e ripristinate attraverso la grande lungimiranza di una classe politica, quella del periodo post-sisma, seriamente interessata a restituire alla comunità colpita dagli eventi tellurici i caratteri costruttivi di un patrimonio architettonico caratterizzante la friulanità che molto probabilmente, in assenza di un quadro normativo di riferimento, sarebbe andato perduto..
Con grande impegno tutta la classe dirigente del periodo contribuì a ricostruire l'identità di un territorio e infondere fiducia ad un popolo che fin da subito riconobbe importante questo patrimonio di valori, considerato fondamentale per una ricostruzione che potesse dirsi conclusa positivamente. I giovani architetti della mia generazione raccolgono oggi l'eredità di questo processo: noi abbiamo l'arduo compito di valutare le risultanze di scelte assunte quarant’anni fa e analizzarne in prospettiva futura gli esiti in tutti quegli interventi che si realizzarono nel periodo.
Da queste premesse nasce la mia scelta di proseguire un lavoro già iniziato con il tirocinio: una tesi di laurea magistrale che provasse ad offrire uno spunto di riflessione su quanto accaduto nel passato e delineasse alcune linee guida sulle quali provare a fare dei ragionamenti di miglioramento preventivo delle strutture sottoposte a rischio sismico. I contenuti proposti con questa testi appaiono oggi più che mai attuali sia sulla base delle comprovate vulnerabilità emerse a distanza di tempo con la realizzazione di queste tipologie d'intervento sia in ragione dei comportamenti che gli edifici hanno assunto nei terremoti più recenti: Umbria/Marche (1997), Molise (2002), Abruzzo (2009) Emilia Romagna (2012), Lazio (2016).
La tesi si compone di 4 capitoli: il primo, d'introduzione, affronta il tema delle problematiche sismiche nel loro insieme; i successivi invece approfondiscono le tematiche inerenti gli effetti del terremoto sul patrimonio architettonico regionale e le modalità di ricostruzione, nonché il quadro normativo che fornì gli strumenti all'attuazione del processo. Fra le tante disposizioni si parla più approfonditamente della Legge regionale 20 giugno 1977, n. 30 recante «Nuove procedure per il recupero statico e funzionale degli edifici colpiti dagli eventi tellurici - Ulteriori norme integrative della legge regionale 7 giugno 1976, n. 17». In particolare l'articolo 8 del disposto normativo prendeva in esame le architetture tradizionali minori: esse furono salvate e recuperate grazie alle indicazioni in esso contenute, nel contesto di una legge che nel suo insieme apparve innovativa per l'epoca se non ancora oggi molto attuale. Nella disposizione normativa si affronta già il tema del restauro conservativo, ma con il passare degli anni emersero pure i limiti delle scelte progettuali che furono assunte. Da qui il tentativo di provare ad approfondire l'analisi degli interventi di recupero e ripristino effettuati negli immobili sulla base di un'indagine effettuata a campione su alcuni edifici: essi hanno confermato che le premesse relative alle prassi di restauro di tipo conservativo vennero meno nel momento in cui si decise di operare con tecniche che appaiono oggi particolarmente invasive. Una prima conclusione a cui si è giunti è quella correlata all'esigenza immediata che è quella di continuare il processo di salvaguardia di questo patrimonio, aggiornando la banca dati contenuta in SIRPAC e di cui la Regione
Friuli Venezia Giulia è depositaria: essa risulta ad oggi ancora incompleta. Attraverso una catalogazione (o ricatalogazione) di tutti i 1600 edifici recuperati con l'ex art.8 della Legge regionale 30/1077 si potrebbero attuare delle scelte di carattere preventivo maggiormente mirate sulla base di conoscenze tecniche nuove e aggiornate circa la vulnerabilità correlata al rischio sismico che nel nostro territorio rimane evento ancora e comunque atteso.
Relatori
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