Il passato della città. Proprio da questo punto ha inizio la nostra tesi. Nel corso degli ultimi anni, crescendo accademicamente, abbiamo imparato a leggere con più coscienza e conoscenza i segni della città, in questo caso Torino, ad interessarci dei suoi manufatti dimenticati, degradati, degli spazi meglio conosciuti come i vuoti urbani, i brownfields. Essi sono a tutti gli effetti parte integrante della città ma, per i più, rappresentano dei punti ciechi, dei luoghi d’insicurezza, dei luoghi della deriva sociale. Proprio da questi vuoti, che in realtà sono dei pieni all’interno del tessuto e nella maggior parte dei casi sono a ridosso del centro città, bisognerebbe ripartire, ripensare, rigenerare nuove connessi, nuove funzioni per dare nuovi segni.
La tesi, qui trattata, ha proprio il fine ultimo di conoscere, di approfondire, la storia di uno di questi vuoti torinese, l’industria Osi- Ghia
Le industrie di ieri, per quello che Osi- Ghia ha rappresentato per Torino, i suoi attori, il contesto in cui è cresciuta l’azienda. I vuoti di oggi, per quello che rimane di questa storia, per come è inserita nel tessuto urbano, come è cresciuta la città attorno a quest’area, perché è in ombra rispetto al resto. Il disegno del domani, perché rigenerare significa ricominciare, dare una nuova vita, un nuovo volto al vuoto, senza snaturarlo. Le prime linee guide per riconnettere Osi-Ghia al resto della griglia urbana.
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