I CIABOT NELLA LANGA DEL BAROLO:elementi del paesaggio da valorizzareper una rete sostenibile di servizi diffusi
Massimiliano Gerlotto
I CIABOT NELLA LANGA DEL BAROLO:elementi del paesaggio da valorizzareper una rete sostenibile di servizi diffusi.
Rel. Carla Bartolozzi. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2017
Abstract
Questa tesi nasce dall’affetto che provo verso il territorio nel quale sono cresciuto e che, indubbiamente, ha lasciato un segno tangibile nel mio approccio all’architettura.
Per questo motivo ho deciso di concentrare la mia attenzione sulla core zone UNESCO dalla Langa del Barolo e, nello specifico, su degli elementi che, nonostante la loro fragilità, caratterizzano fortemente il paesaggio collinare della mia terra e hanno notevolmente influenzato la candidatura delle Langhe a sito UNESCO: i CIABOT.
I ciabot sono costruzioni semplici, ma specialmente un tempo, indispensabili in quanto usati come aree di sosta, deposito materiali o come piccola abitazione temporanea
quando, spostandosi a piedi, si sarebbe perso troppo tempo per tornare a casa. Ora, invece, spostandosi in macchina o con il trattore il ciabot diventa un elemento superfluo
nel contesto lavorativo in vigna e quindi viene spesso abbandonato.
E’stata proprio questa amara realtà a condurmi all’elaborazione di questa tesi.
Per garantire loro la manutenzione necessaria ho deciso, quindi, di reinventare il compito dei ciabot mettendoli a disposizione del maggior motore economico del territorio: il turismo, settore in forte crescita.
Il turismo delle Langhe è diventato ormai esperienziale. I visitatori infatti vogliono vivere appieno il territorio; allora quale esperienza migliore se non svolgere attività o addirittura dormire in un ciabot dove un tempo si svolgeva la vita del contadino?
Il mio progetto prevede che un gruppo di viticoltori metta a disposizione i propri ciabot per creare una rete sostenibile di servizi diffusi.
In questo modo si otterrà il ritorno delle spese del restauro e verrà creata un'ulteriore fonte di richiamo per i tanti alla ricerca di un’esperienza outdoor vera.
Seguendo questa idea, dopo una visita in cantina i clienti potranno decidere di pranzare, degustando il vino acquistato, in uno dei ciabot in mezzo alle vigne.
Inoltre per chi volesse visitare i paesi del sito UNESCO ci sarà la possibilità di affittare delle biciclette (anche elettriche) presso dei ciabot adibiti a questo scopo e, a fine giornata, fermarsi a dormire in uno dei ciabot foresteria. Lungo i sentieri alcuni ciabot, indicati come
punto di interesse, saranno allestiti con scene contadine storiche, altri saranno aperti per permettere una sosta all’ombra, altri ancora ricorderanno una casetta nel bosco per far giocare i più piccoli. Altre funzioni attribuibili saranno quella di officina fai da te per riparare le biciclette, di area pic-nic o ancora di dar spazio all’arte.
Per accedere ai servizi basterà registrarsi ad un’applicazione che permetterà l’ingresso nei ciabot.
Per decidere su quali ciabot intervenire e come sviluppare il progetto, è stato necessario censirli tutti raccogliendo i relativi dati e fotografie.
Data la vastità dell’area (oltre 31 ha), la morfologia del territorio e la mole di casotti questo complicato lavoro ha richiesto molto tempo, dall’estate fino all’inverno successivo. Inoltre per censire tutti questi 135 ciabot ho dovuto percorrere oltre 300 Km e ho deciso di spostarmi con la mia bicicletta sia per calarmi maggiormente nei panni dei turisti sia per ragioni di comodità.
Terminato il censimento i dati raccolti sono stati caricati sul programma QGIS; così se questo lavoro venisse pubblicato sul Geoportale della Regione Piemonte chi fosse interessato ad “adottare” un ciabot o a sviluppare app per i turisti potrebbe scaricare gratuitamente sia il programma sia il file del lavoro.
Caricando il file su Qgis è possibile avere tutte le informazioni di un ciabot oppure individuare quelli che rispecchiano determinati requisiti; questa funzione è stata fondamentale per sviluppare il mio progetto in quanto in base alle caratteristiche architettoniche, di esposizione e di posizione dei casotti ho assegnato a ciascuno di essi una precisa funzione.
Infine, ne ho selezionato alcuni in cui ho applicato i principi off-grid e le linee guida di restauro dell’UNESCO, realizzando dei “progetti tipo” da portare come esempio per gli altri.
Avendo questo piano di lavoro suscitato l’interesse di Filippo Ghisi, Presidente dell'Associazione Turismo in Langa di Alba, nonché dell’Europarlamentare e Presidente del G.A.L. Alberto Cirio, mi auguro che possa allo stesso modo sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo alla tematica della tutela delle strutture tradizionali e permettere a questi così fragili quanto importanti elementi caratterizzanti il territorio delle Langhe di mantenere la loro tipica identità all’interno di una società in continuo rinnovamento.
Per ulteriori informazioni contattare:
Massimiliano Gerlotto, massimilianogerlotto.mg@gmail.com
- Abstract in italiano (PDF, 332kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 329kB - Creative Commons Attribution)
Tipo di pubblicazione
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