Il pittoresco, dalla manualistica settecentesca ai paesaggi contemporanei. Una "promenade banale" in Ile-de-France
Raffaella Valente
Il pittoresco, dalla manualistica settecentesca ai paesaggi contemporanei. Una "promenade banale" in Ile-de-France.
Rel. Antonio De Rossi, Massimo Crotti, Panos Mantziaras. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2005
Abstract
La mia tesi parte e si ricollega strettamente ad un progetto di ricerca finanziato dal ministero della cultura francese per la sezione interdisciplinare "Art, Architecture, Paysage".
Il titolo della ricerca è "il pittoresco ai limiti del moderno".
Ne spiego brevemente, e a titolo introduttivo, i contenuti, gli scopi, le ambizioni.
Perché il pittoresco?
L'idea parte dal testo della legge sulla protezione del paesaggio del 1930.
Una prima legge, nel 1907, teorizza il concetto di "monumento naturale".
Nel 1930, con una seconda legge, si stabiliscono i criteri di selezione dei paesaggi degni di protezione. Questi ultimi sono qualificati con una serie di aggettivi.
Al fianco di "simbolico, leggendario..." compare "pittoresco".
Pittoresco. Di qui l'interrogarsi sul senso di questo termine e soprattutto sul suo valore nell' interpretazione e negli interventi sui paesaggi contemporanei.
L'ipotesi che struttura la ricerca considera che un "modello pittoresco" sia operativo oggi, in maniera volontaria e involontaria, nella costruzione dei luoghi, dalla piccola scala del dettaglio costruttivo, fino a quella totalizzante del paesaggio. Il pittoresco viene considerato come un sistema di produzione di beni materiali (l'architettura e il paesaggio costruiti) e immateriali (l'architettura e il paesaggio come immagine).
La ricerca si propone, dunque, a partire da un consistente apparato teorico, di verificare, riconoscere, decriptare, classificare la presenza del pittoresco nei paesaggi contemporanei, in particolare in quelli al limite fra la città densa e la campagna.
Il lavoro ha un carattere e un'ambizione extraeuropei, per questo sono stati scelti tre siti e altrettante equipes in tre continenti diversi.
I tre siti si trovano in Giappone, Francia e Stati uniti e presentano caratteristiche differenti a partire dall'impianto urbanistico.
Per il caso dell'Ile-de-France, del quale mi sono occupata in maniera concreta, si tratta di un asse, elemento strutturante dell'impianto urbanistico parigino.
L'asse prescelto è un asse immaginario che collega l'asse di simmetria del castello e parco di Vaux-le-Vicomte e quello della piazza contemporanea/neoclassica della ville nouvelle di Bussy Saint George.
Il mio lavoro si inserisce nella seconda fase della ricerca.
Una volta determinato l'apparato teorico di partenza la ricerca ha fra i suoi scopi di verificare sul campo le ipotesi e, se necessario, smentirle o formularne di nuove.
Per questo, il mio intervento, è stato pensato in più fasi fra loro successive ma strettamente legate e, in alcuni casi, sovrapposte nei tempi e nei contenuti.
Il primo approccio col problema è stato di tipo teorico.
La lettura analitica dei manuali settecenteschi sui giardini all'inglese ha costituito la base del lavoro. In particolare, dal testo l'art de former les jardins modernes ou l'ari des jardins anglais di T. Whately e da Dell'arte 'de giardini inglesi di E.Silva ho desunto un codice, fatto di parole chiave o brevi frasi, che riassume l'atteggiamento di questi nuovi progettisti e pensatori rispetto alle cinque categorie fondamentali di progettazione del paesaggio (terreno, vegetazione, acqua, edifici, percorsi). Il suddetto codice risulta, poi, la chiave di lettura dell'asse in analisi. Il paesaggio in questione viene "scomposto" e riletto alla luce di questa codifica.
Questa operazione permette di riconoscere nella città diffusa i caratteri pittoreschi enunciati dalla legge del 1930 come necessari per definire un paesaggio degno di tutela.
L'identificazione, lungo questo asse apparentemente banale, di situazioni pittoresche (centri di villaggi, passaggi lungo i fiumi, campi da golf, etc) crea lo spunto per un'idea di intervento.
Una passeggiata, una sorta di pellegrinaggio attraverso questi luoghi diventa motivo della scoperta di un paesaggio che non presenta attrattive eclatanti.
Il disegno di questo percorso è costruito con particolare attenzione alla metodologia progettuale proposta dai manuali.
I verbi progetto (verbi ricorrenti nelle istruzioni per progettare) e i verbi effetto (verbi che indicano gli effetti desiderati nei progetti), ancora una volta desunti dai manuali, diventano le linee guida dell'intervento. Progetti contemporanei, concepiti secondo questo modo di pensare lo spazio, sono presi ad esempio.
Il risultato finale di questa ricerca è un metodo , suggerito dal pittoresco storico, per guardare i nostri paesaggi e per proporre degli interventi che, senza rinunciare ad essere contemporanei, riscoprono un'eredità fondamentale come quella del pittoresco.
Relatori
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