La rigenerazione urbana nelle periferie : i casi studio di Falchera e Tor Bella Monaca
Francesca Bragaglia
La rigenerazione urbana nelle periferie : i casi studio di Falchera e Tor Bella Monaca.
Rel. Cristiana Rossignolo, Silvia Saccomani. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
Le politiche di intervento sulle periferie in Italia hanno subito negli ultimi vent'anni un profondo mutamento. Una stagione di grande innovazione è stata quella degli anni Novanta, in cui la compenetrazione tra l'idea di approccio integrato, veicolato dall'Unione Europea e un nuovo modo di intendere l'azione sui "quartiers en crise" a livello nazionale ha portato ad un nuovo modo di agire sulle aree più problematiche del tessuto urbano: è la stagione dei cosiddetti "Programmi Complessi".
Tali strumenti hanno conosciuto una dinamica evolutiva che li ha portati ad assumere una dimensione sempre meno legata alla pura riqualificazione fisica delle aree in oggetto e sempre di più invece alla loro rigenerazione, intendendo con questa un processo più complesso di trasformazione fisica, socio-economica, culturale, ambientale e di coinvolgimento sociale delle comunità locali.
Nuove parole-chiave diventano il leit-motiv di questo nuovo approccio alle aree più "problematiche" e "fragili" della città: al concetto di "integrazione" si affiancano quelli di "sviluppo locale", "area based", "partenariato pubblico-privato", "partecipazione degli abitanti" "inclusione", "integrazione".
L'idea di rigenerazione riesce dunque a leggere la complessità delle periferie, in un approccio che per la prima volta tenta di agire non solo sulle problematiche, ma anche sulle risorse endogene e spesso latenti: in questo senso l'evoluzione dalla riqualificazione alla rigenerazione è stata quindi prima di tutto un'evoluzione nel modo di intendere le periferie, non più come realtà esclusivamente caratterizzate da malessere e criticità, ma come aree potenzialmente ricche di vitalità e progettualità endogene (Governa, Saccomani, 2002).
Il termine "rigenerazione urbana" è però sempre stato ambiguo e ha cambiato più volte significato negli ultimi decenni (Saccomani, 2016). Oggi siamo nuovamente di fronte a un mutamento nel senso profondo di rigenerazione urbana: in parte forzato dalla crisi e dalla scarsità di risorse che caratterizza il periodo attuale, ma anche determinato dall'assenza di una politica stabile e di lungo periodo a livello nazionale sulla rigenerazione urbana. Gli ultimi provvedimenti di intervento su scala nazionale sulle "aree in crisi" come il "Piano Città" e il "Bando sulle Periferie" del Governo Renzi sembrano confermare un ritorno ad un'azione più prettamente fisica ed un progressivo indebolimento delle parole-chiave che avevano costituito la forte carica innovativa e che paiono progressivamente estinguersi negli approcci più recenti alle periferie (Lingua, 2005). La rigenerazione urbana, sotto il profilo istituzionale, sembra insomma attraversare una fase di svuotamento di significato e di progressivo disuso. Al contrario invece, da una prospettiva "bottom-up" emergono nuove forme di progettualità urbane, che tendono a sostituire la debolezza delle politiche di welfare urbano, coinvolgendo gli abitanti in prima persona e che in qualche modo possono essere considerate forme embrionali di rigenerazione urbana. La tesi si muove dunque rispetto a queste domande di ricerca: cos'è oggi la rigenerazione urbana? La rigenerazione urbana delle periferie è ancora un tema rilevante per le politiche urbane delle città italiane? Sì è effettivamente venuta a definire una polarizzazione tra "rigenerazione dall'alto" e "rigenerazione dal basso" e quali gli esisti di questo scollamento? In quale prospettiva è possibile riagganciare queste due dimensioni e cosa recuperare di quella carica innovativa della stagione dei Programmi Complessi?
Alla luce delle domande di ricerca proposte, il lavoro si pone come obiettivo tentare di definire una chiave di lettura per questa complessa fase di transizione delle politiche, degli strumenti e delle pratiche di rigenerazione urbana, nonché di delineare delle prospettive sul futuro della rigenerazione urbana in Italia.
Per fare ciò, prima di parlare di politiche, strumenti e pratiche d'intervento, il primo elemento su cui fare chiarezza è esplicitare il perimetro di azione su cui si agisce. L'oggetto di intervento delle politiche di rigenerazione urbana sono infatti le periferie, ma cosa si intende oggi con questo termine? È possibile dare allo stato attuale una definizione chiara di periferia o per lo meno è possibile individuare dei "caratteri" che permettano di leggere questi territori? Sicuramente il mero parametro della distanza geografica non può bastare per definire cosa sia periferia, così come non si può ridurre il concetto di periferia ai soli quartieri di edilizia residenziale pubblica. "La vecchia periferia si è trasformata (...). Conserviamo quindi nella testa idee e figure mentali fisse che applichiamo viceversa a un fenomeno in forte movimento" (Paba, 1998, p.73).
"Il concetto di periferia copre molte più situazioni di quelle che si potevano immaginare 30 o 50 anni fa", ha infatti dichiarato Salzano (2013). Il tema delle periferie è anche, oggi più che mai, tornato al centro del dibattito pubblico e politico, ma il Gruppo di Lavoro G124 di Renzo Piano, i già citati 500 milioni di euro previsti dal Governo (proprio nel 2016) per il recupero delle periferie, l'ampio spazio alla "questione periferie" su quotidiani e servizi televisivi di inchiesta (spesso caratterizzati da una cronaca fortemente negativa, e le recenti elezioni amministrative che hanno visto una chiara "geografia del voto", di cui l'opinione pubblica ha ampiamente discusso, sono solo il tassello "mediatico" di una questione molto più articolata. Proprio da questo assunto vuole partire il lavoro di tesi: le periferie come spazi del cambiamento, in cui un complesso intreccio di fenomeni, relazioni, criticità, ma anche risorse e progettualità si combinano in maniera differente in ogni singolo contesto territoriale definito "periferia", facendone necessariamente luoghi "complessi e al plurale".
Una volta chiarito il complesso universo delle "forme di periferia" entro cui hanno agito dovrebbero nel futuro agire politiche e strumenti di rigenerazione urbana, il lavoro intende fare un excursus sull'evolvere della rigenerazione fino a tentare di ipotizzare possibili scenari futuri. "A fronte di una riduzione drastica dei finanziamenti pubblici e della ritrazione ulteriore dei sistemi di welfare, la prospettiva di azione nelle aree urbane più povere e svantaggiate è infatti cambiata drasticamente" (Berteli, De Vita, 2013). Ciò implica ovviamente una ridefinizione del paradigma della rigenerazione urbana: da una rigenerazione "macro" ad una rigenerazione sempre più "micro" e "tailor-made". Anche relativamente ai soggetti coinvolti questa fase di transizione della rigenerazione urbana vede sempre più protagonisti il terzo settore e soprattutto gli abitanti stessi dei territori oggetto di trasformazione. Se la stagione dei Programmi Complessi, pur facendo della partecipazione uno dei suoi leit-motiv, era caratterizzata da una forte regia istituzionale, oggi "le forme di autorganizzazione e di autogestione stanno costruendo in molti casi uno spazio di azione diretta ed autonoma degli abitanti, dove lavorare "nonostante" l'amministrazione" (Cellamare, 2011). Ma queste pratiche urbane di appropriazione di porzioni di territorio, di riutilizzazione di aree abbandonate e di manutenzione e cura degli spazi da parte degli abitanti e in modo informale possono definirsi rigenerazione urbana a tutti gli effetti? Oppure si tratta di processi completamente diversi? Questa evoluzione del senso della rigenerazione urbana è una tendenza generalizzata oppure è strettamente condizionata dal contesto in cui si muove? E ancora, come si conciliano questi approcci con la fase di "svuotamento" - cui si è accennato in precedenza - del senso rigenerazione urbana a livello istituzionale?
Per indagare meglio tali aspetti, la ricerca prende in esame due casi studio: Tor Bella Monaca a Roma e Falchera a Torino, due quartieri di edilizia residenziale pubblica. La scelta di due casi studio solo apparentemente simili, perché entrambi classificabili come quella tipologia di periferia (forse la più classica) identificata nella prima parte del lavoro di ricerca, è funzionale a dimostrare invece l'estrema varietà di casistiche. Tor Bella Monaca e Falchera sono infatti, ad uno sguardo più approfondito, due realtà dalla composizione fisica, dalla composizione sociale e dalle problematiche molto diverse: eppure esse condividono una forte carica innovativa data dal tessuto associazionistico che condivide un approccio analogo di "sviluppo locale" dal basso.
La stagione dei Programmi Complessi ha avuto un'impronta significativa su questi due territori, e non sono stati solo i singoli progetti ad incidere sul territorio, ma anche la presenza o meno di una volontà politica di rigenerazione urbana a livello cittadino. "In Italia manca infatti una vera e propria politica di rigenerazione urbana a livello nazionale (...), in questo senso Torino ha rappresentato nel panorama delle esperienze italiane forse il caso più esemplare di come pur in mancanza di una precisa politica nazionale (...) la municipalità sia riuscita a rispondere positivamente in termini di innovazione istituzionale attraverso l'esperienza del Progetto Speciale Periferie" (Fioretti, 2009). A Roma invece la capacità di consolidare le singole pratiche di rigenerazione urbana all'interno di un frame sistematizzato e consolidato ha costituito un aspetto più problematico.
La tesi è articolata dunque in due parti distinte: la prima intende definire il concetto di "periferia", nonché le politiche, gli strumenti e le pratiche di "rigenerazione urbana" che su di esse insistono. Entrambi i concetti restituiscono infatti un'idea di complessità e di mutamento: il Capitolo 1, il Capitolo 2 e il Capitolo 3 si concentrano quindi su come si possono leggere oggi le periferie e su come si è trasformata degli ultimi vent'anni la rigenerazione urbana. La seconda parte della tesi presenta invece l'esperienza dei due casi studio di Tor Bella Monaca e Falchera, con l'obiettivo di valutare se quanto assunto nella prima parte della tesi e riassunto dalle domande di ricerca proposte sia effettivamente rintracciabile, e in che modo, in due casi così diversi.
Attraverso l'analisi di cosa è rimasto della stagione dei Programmi Complessi nei due casi studio presi in esame e dei nuovi scenari che si stanno definendo in tali contesti su input delle realtà sociali presenti a Tor Bella Monaca e Falchera, il lavoro tenterà di rispondere alla domanda di ricerca di fondo: qual è il futuro della rigenerazione urbana delle periferie?
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
