Nbanza-Ngungu : archivi e storia al servizio di un progetto patrimoniale
Dalia Perziani
Nbanza-Ngungu : archivi e storia al servizio di un progetto patrimoniale.
Rel. Annalisa Dameri, Yves Robert. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2017
Abstract
La seguente tesi è un tentativo di ricostruzione di una città storica vivente della Repubblica Democratica del Congo, Mbanza-Ngungu, e un tentativo di approccio al relativo patrimonio.
Mi sono ritrovata a conoscere Mbanza-Ngungu, l'antica Thysville, quasi per caso, imprevedibilmente, ma sceglierla come soggetto di tesi è stato inevitabile.
Mi sono avvicinata all'Africa Subsahariana grazie al corso ADP, Architecture, Développement et Patrimoine (Architettura, sviluppo e patrimonio), tenuto dai docenti Yves Robert et Victor Brunfault, che ho frequentato all'Université Libre de Bruxelles, grazie al programma Erasmus + che ho svolto nell'anno accademico 2015/2016. Per la prima volta ho affrontato un corso monografico riguardo le città coloniali dell'antico Congo belga, e per la prima volta ho sentito parlare di architettura e patrimonio nei paesi in via di sviluppo, e di architettura e patrimonio per favorire lo sviluppo. Mi è sembrato il tema chiave che potesse far conciliare i miei studi sull'architettura, il restauro e il patrimonio con un approccio che ho visto quasi umanitario, e finalmente praticamente utile e essenziale.
Lo studio di questa fase della storia dell'architettura, in tale contesto geografico, è dovuto all'assunto base del corso, ovvero che l'attuale Repubblica Democratica del Congo (così come tanti altri paesi) ha un immenso patrimonio - materiale e immateriale, paesaggistico, naturalistico, mobile, immobile- che rimane ancora sconosciuto non tanto a livello turistico, quanto a livello nazionale.
Tra questi emerge, evidentemente nel campo del patrimonio architettonico storico, quello derivante dall'eredità coloniale, che fa emergere questioni controverse riguardo l'appartenenza e la gestione dello stesso. A partire dagli anni '90, sulla scia dei cosiddetti Post ColoniaI Studies, gli studi e le ricerche a riguardo stanno aumentando, ma c'è ancora molto da fare per colmarne le lacune.
Grazie alla collaborazione e la disponibilità del Professor Yves Robert, sono riuscita ad unirmi ad un équipe di professori che, per la collaborazione instaurata ormai da anni tra l'Università Libre de Bruxelles (ULB) e l'Università Kongo (UK), sarebbe partita per partecipare a conferenze, seminari e per un progetto riguardante il finanziamento di una nuova facoltà di architettura a Mbanza-Ngungu. Questa sarebbe stata la città che mi avrebbe accolto per un lavoro in situ riguardante un progetto relativo alle architetture prefabbricate, in quanto si era a conoscenza della loro presenza in questa città, ma non vi era alcune documentazione fotografica dello stato di fatto e non si era nemmeno al corrente di ciò che era stato davvero realizzato sulla base dei soli documenti. É stato un caso che io abbia partecipato alla prima riunione tra docenti dell'ULB e docenti dell'UK riguardante il programma della definizione della nuova facoltà di architettura per poter accedere ai finanziamenti necessari. In quel contesto ho capito che il bisogno di modernizzarsi e riuscire a stare al passo con i tempi era una questione essenziale per i docenti congolesi, e vedevano nel futuro architetto laureato alla UK, una persona in grado di agire concretamente e risolvere reali bisogni, che potesse essere utile in primis alla città stessa.
Reduce dal corso di laurea di Architettura per il Restauro e la Valorizzazione del Patrimonio, ho cercato di capire quali fossero le conoscenze riguardanti la città storica e la sua evoluzione: il risultato fu la scoperta di una totale assenza di carte, planimetrie o rapporti storici (almeno reperibili nel giro di una settimana), in favore di una trasmissione orale di conoscenze, comunque abbastanza limitata. Essenzialmente, le ragioni che mi hanno spinto a voler intraprendere la redazione di questa tesi sono tre: la presa di coscienza personale di un patrimonio architettonico relativamente sconosciuto, la consapevolezza di una mancanza di ricerche e di conoscenze a riguardo, la scoperta di una relazione intensa e complessa tra patrimonio e sviluppo e di programmi basati su questo legame.
Soltanto il caso, e ormai un certo legame personale, hanno voluto che mi occupassi nello specifico di Mbanza-Ngungu. L'obiettivo della mia tesi è quindi avanzare sulla conoscenza delle città coloniali dell'ex Congo Belga, relativamente al caso specifico dell'antica Thysville, capire come questa si inscrive nella teoria della città dell'epoca e in quel contesto, gli elementi specifici che ne derivano, e in ultimo tentare di valutare la città come oggetto di patrimonio, inscrivendola in un piano di valorizzazione e gestione.
Per far ciò si è resa necessaria una lunga ricerca di archivio, dove sono stati ana-lizzati i documenti che è stato possibile reperire relativi alla città nel suo contesto urbano. Effettivamente la bibliografia a riguardo è minima e riguarda specialmente il primo periodo coloniale, quello definito forse semplicisticamente come "il tempo dell'architettura provvisoria"3.
David Van Reybrouck è autore di un libro tradotto in italiano con il nome di "Congo", che raccoglie una serie, che sembrerebbe infinita, di documenti, articoli, testimonianze orali che vanno dalla scoperta del Paese da parte degli esploratori, poi colonizzatori, fino all'età contemporanea. È stato questo volume a farmi avvicinare più di tutti alla storia densa e complessa del Congo, e a darmi un'importante visione di insieme a livello politico, sociale, culturale.
Relativamente al periodo coloniale si fa riferimento a volumi di storia urbana come l'Histoire de l'Europe Urbaine II, de I'Ancien Régime à nos jours, di Jean-Luc Pinol, o La città dell'Ottocento di Guido Zucconi.
Nello specifico della storia coloniale belga e delle città che ne sono conseguite si citano René Jules Cornet e sicuramente René Schoentjes, che sono particolar-mente intervenuti in conferenze e convegni. Importantissimo è stato lo studio dei volumi pubblicati da l'Académie royale des Sciences coloniales e I'Instituí RoyaI Colonial Belge, in quanto hanno raccolto rapporti di professionisti che si sono occupati direttamente della gestione della città e dell'architettura, in particolare a seguito degli anni '50, come M.Bruyere e X. Lejeune de Schiervel.
Molte riviste, in particolare propagandistiche, si sono occupate tra i vari articoli delle città in Congo Belga, in particolare delle differenze tra la situazione prima dell'arrivo degli europei e la successiva, come le Congo lllustré. Inoltre furono dedicati alla questione della città o dell'architettura coloniale numerose monografie o articoli specifici e spesso anche tecnici, visto il nuovo contesto geografico e climatico in cui si dovevano iscrivere queste nuove architetture, da La Cité a L'Ossature Métallique.
Attualmente molte riviste continuano a dedicarvi degli articoli specifici, come Les Cahiers de l'Urbanisme o Afrique & Histoire.
Il libro più completo dell'epoca, almeno a livello di riproduzioni grafiche riguardanti Thysville, è Le Chemin de fer du Congo (Matadi- Stanely-Pool) di Louis Goffin, in quanto la città nasce essenzialmente per essere una stazione ferroviaria. Per il resto si tratta di piccole citazioni a riguardo distribuite in vari volumi dedicati alla nascita e lo sviluppo della linea ferroviaria (come Le railau Congo Belge di Charles Blanchart) o ai resoconti di alcune Missioni installatesi nel Paese (come La mission des Rédemptoristes belges au Bas-Congo. La période des semailles di Michael Kratz).
Relativamente alle antiche immagini, molte delle fotografie ritraenti la città, in particolare nei primi anni, sono state trovate sul sito delcampe.net, dove sono presentate immagini relative a raccolte di ogni tipo di collezionisti. In questo caso molte delle fotografie sono state trovate per essere collezionate come cartoline. Riguardo alla struttura da dare all'analisi storica della città si è sicuramente fatto riferimento alle ricerche di Johan Lagae, che hanno permesso di acquisire anche conoscenze più specifiche di antiche città come Elisabethville e Léopoldville, che sono al momento le più conosciute dal punto di vista storico e le più ricche relativamente alla bibliografia del periodo coloniale e post-indipendenza. Lépoldville è infatti l'attuale capitale della Repubblica Democratica del Congo con il nome di Kinshasa, la più interessante dal punto di vista patrimoniale, e quella dove attualmente l'incessante crescita demografica richiede una definizione sempre più fondamentale di piani di gestione e di sviluppo; Elisabethville, attuale Lubumbashi, oggi rappresenta l'esempio per eccellenza di città industriale e coloniale nell'antico Congo Belga e che cerca di promuovere questo patrimonio "ambiguo" in vista di uno sviluppo, anche grazie agli studi di Johan Lagae.
Thysville non ha e sicuramente non ha avuto tale importanza, e per questo è stato difficile rintracciarne il percorso evolutivo; inoltre anche un'altra caratteristica basilare la distingue da questi due esempi più eminenti: la topografia. Le città sopracitate si trovano essenzialmente su delle grandi distese, e anche per questo la pianificazione urbana fu molto lineare e immediata. A Thysville invece, dovendo tener conto della disagevolezza del terreno, visto il terreno montuoso, la pianificazione della città presenta alcune situazioni atipiche, in particolare per quanto riguarda "i limiti", tipici di una città coloniale: limiti di circoscrizione, di regime fondiario, limiti tra le tre zone (europea, indigena, neutra), limiti di rischio (fiumi, igiene...), di sfruttamento, che simboleggiano in termini di pianificazione la volontà e l'esigenza di "controllo".
Essendo questo un fattore caratterizzante la città, e determinante per il suo sviluppo, mi è sembrato opportuno valutare un'analisi secondo lo studio di diverse porzioni di territorio, facilmente distinguibili in base alla topografia e, forse conseguentemente, dal tipo di uso e aggregato urbano.
Questo tipo di analisi, piuttosto che una descrizione secondo lo sviluppo cronologico, permette di esprimere al meglio la relazione tra territorio e urbanizzato, particolarmente caratterizzante la città, e di valutarne il rapporto in termini simbolici e funzionali.
Il primo capitolo riguarderà quindi la metodologia svolta per lo studio di una città coloniale dell'antico Congo belga, fornendo un quadro generale sugli Archivi Africani di Bruxelles e sui siti dove è possibile trovare altro materiale, così come una visione a grandi linee delle teorie su cui si basava la realizzazione di una città in quell'epoca e in quei siti. In quest'ultimo caso ci saranno dei rimandi a Thysville e ad una particolare zona, quella specificatamente indigena, che non ha potuto essere oggetto di ricerca per mancanza di documentazione a riguardo.
Il secondo capitolo fornirà comunque un quadro cronologico delle tappe e degli avvenimenti fondamentali di Thysville legati alla nascita di abitazioni, servizi, infrastrutture o quartieri; si cercherà di legare, per quanto possibile, la storia specifica di Thysville con quella generale (sociale, politica, economica) del Congo.
Il terzo e il quarto capitolo riguardano la descrizione per "porzioni di territorio" sopracitata.
Nello specifico, il terzo capitolo sarà dedicato alla zona a sud della linea ferroviaria, in cui la morfologia del territorio è facilmente visibile grazie al tipo di aggregato
urbano che vi si installa, e conseguentemente al tipo di funzione: una grande spianata per la stazione, una griglia per la zona del commercio e dei servizi, e una sorta di città-giardino, con percorsi sinuosi e una lottizzazione affatto rigida, per la zona residenziale.
Il quarto capitolo tratterà della zona europea sviluppata lungo una strada che segue la pendenza di un promontorio: l'Avenue di Sonankulu, dove sono individuati cinque tratti e dove ciascuno dei quali è differenziato da specifiche funzioni e usi. Il risultato è una scoperta di beni immobili ereditati da un periodo che genera ambiguità e incertezze sul riconoscimento identitario degli abitanti.
Tuttavia alcuni elementi derivanti dell'epoca coloniale sono già spariti, come il campo dei lavoratori, probabilmente distrutto a seguito dell'indipendenza in quanto simbolo di sottomissione ad un altro paese, o come il negozio "Au bon marché"; altri sono completamente inutilizzabili, come il famoso Hotel "Cosmopolite". Per gli altri edifici, nonostante l'assenza di manutenzione e in alcuni casi di riabilitazione o restauro, siamo subito portati a ritenere che si debba fare qualcosa, per un "dovere di memoria", e perché "dimenticare sarebbe un crimine". "La protezione dell'architettura coloniale può apparire, inizialmente, come un'impresa di una grandissima ambivalenza, tant'è vero che la questione coloniale [...] non è mai stato oggetto di una introspezione all'altezza del suo impatto reale sull'evoluzione dei popoli colonizzati".
Vista questa condizione, tale architettura può essere considerata un patrimonio da conservare? E, vista l'attuale situazione problematica del Paese (dal punto di vista sociale, politica, economica), vale la pena di salvaguardarlo, promuoverlo e valorizzarlo?
Nell'ultimo capitolo si affrontano queste domande, e si cerca di rispondervi sulla base di esperienze simili e progetti già sviluppati in contesti affini.
A seguito di una risposta positiva, per motivi etici e morali quanto partici, si cercherà di definire un'ipotesi di piano di gestione per il patrimonio di Mbanza-Ngungu.
Casi a cui si farà riferimento rientreranno tra progetti promossi all'interno di programmi come Africa 2009, AfriCAP 2016 e quelli all'interno del quadro della Convenzione Francia-UNESCO16.
L'esempio più significativo, che ha permesso comparazioni più appropriate, è senza dubbio il caso dell'iscrizione alla lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO di Grand-Bassam, l'antica capitale della Costa d'Avorio che presenta un grande patrimonio architettonico di origine coloniale.
Risultato sarà la definizione di una zona di salvaguardia, una definizione sommaria dei tipi di intervento consigliati e un'ipotesi di sensibilizzazione e valorizzazione basato su approccio di tipo inclusivo, partecipativo, della popolazione stessa.
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