Attanti, narrazioni e deviazioni nel progetto dei Musei Reali di Torino
Federico Cesareo
Attanti, narrazioni e deviazioni nel progetto dei Musei Reali di Torino.
Rel. Giovanni Durbiano. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2017
Abstract
INTRODUZIONE
Il processo di simulazione progettuale che si richiede ad una tesi di laurea in architettura è tradizionalmente separato da quello di trasformazione reale che si sta sviluppando nell'area in analisi, sebbene spesso esso costituisca, inizialmente, un motivo di interesse per l'indagine. Quasi sempre, infatti, l'ipotesi di trasformazione affidata allo studente, prende spunto da circostanze reali per poi svilupparsi in modo autonomo, slegandosi dagli aspetti capaci di determinare il successo o il fallimento del processo di trasformazione reale.
In questo modo, un progetto studentesco può andare in deroga ad alcune norme, regole o accordi che sono testimoni oggettivi di intenzionalità che, altrimenti, sono difficili da cogliere, specialmente da uno studente.
Questo aspetto, presente anche nei laboratori di progettazione che si incontrano nel percorso accademico, porta lo studente a vedere il progetto come semplice oggetto tecnico. Proprio riguardo a questo aspetto della formazione degli architetti, ne "Il professionista riflessivo" di D. A. Schòn leggiamo:
"La progettazione [...] è proprio ciò che le scuole ad indirizzo professionale non insegnano. Quelle più antiche hanno una concezione della progettazione che è intellettualmente semplice [...] come un libro di ricette, mentre quelle più recenti [...] sono diventate scuole di scienze naturali."
Il lavoro di tesi che segue parte, allora, dall'ammissione che il progetto non sia semplicemente il frutto di qualche esperienza codificata, come nel caso di un libro di ricette, né che, tantomeno, possa essere generato solo attraverso l'applicazione di qualche rigorosa formula di scienze dure.
Il lavoro di tesi parte, infatti, dalla costatazione che esistano dei fattori, più o meno impliciti, che determinano l'unicità del luogo e che testimoniano la presenza della società all'interno di un processo di progettazione in cui sono in grado di condizionarne gli esiti. Lo scopo della tesi è, allora, di elicitare e tenere traccia di questa componente sociale, cercando di capire come si alteri nel tempo, che ripercussioni abbia sul progetto e se esista un modo di riuscire a progettare esplicitando i vincoli che questa componente è in grado di dettare.
A questo proposito, in una delle prime lezioni di Teoria del Progetto che seguii emerse una domanda: esiste un modo di pensare la progettazione come frutto della traduzione delle istanze sociali implicite piuttosto che come soggettiva modalità di interpretazione del reale? Attraverso le concrete argomentazioni esposte, fu facile convincersi della positività della risposta, sebbene non ci fossero strumenti, formalmente definiti, capaci di fornire delle misurazioni a supporto di questo tipo di progettazione. Questa visione della pratica architettonica, infatti, principalmente frutto dell'osservazione dell'azione inconscia dei professionisti più esperti, o quantomeno di quelli capaci di esercitare la professione senza una giustificazione autoriale del proprio operare, permette di colmare un altro scarto, più spesso rimarcato, tra la fase di formazione, nelle cui simulazioni progettuali lo studente è chiamato a dare voce alla propria visione del mondo, e l'esercizio professionale, in cui il precedente atteggiamento confligge con svariate istanze di natura sociale.
La tesi cercherà di fornire una testimonianza a supporto della positività della risposta attraverso la ricerca di una metodica di lavoro capace di accompagnare la progettazione con nuove forme di misurazione. Proprio per la finalità metodologica, si è scelto di impostare la stesura della parte testuale come un diario di bordo, così da non nascondere tutte le difficoltà, gli errori ed i passi indietro che si sono verificati. La linearità di una narrazione saggistica è, allora, sostituita con quella della progressione temporale. Questo non ha compromesso la naturale esposizione delle premesse, delle argomentazioni e delle conclusioni che si richiedono ad un elaborato di questo tipo.
Sempre attraverso questo tipo di stesura, è stato possibile esplicitare le modalità di associazione del lavoro di tesi al processo che sta investendo i Musei Reali di Torino, qui oggetto di analisi: a differenza delle canoniche simulazioni di trasformazione, in cui le operazioni di descrizione dell'area sono di natura esclusivamente retrospettiva perché slegate dal processo di trasformazione reale in atto, il lavoro che si sta per esporre ha la necessità di una rappresentazione costante dei fenomeni in corso; per questo, la scelta stilistica è venuta incontro anche al bisogno di contestualizzazione cronologica di descrizioni intenzionali suscettibili a variazioni che, anche in virtù delle loro fluttuazioni, sono state i presupposti per molte delle deviazioni di progetto.
In altre parole, il lavoro di tesi non poteva che costituirsi come un'indagine in itinere di un processo di trasformazione non concluso e che, come tale, era ancora soggetto ad alterazioni d'intenzionalità. Per le stesse ragioni, la comprensione del processo non poteva che essere graduale e la ricostruzione secondo una sequenzialità temporale ha permesso di non dare come assodate delle ragioni che si sarebbero conosciute solo in seguito.
Allo stesso modo, il diario di bordo ha reso coerente anche la fase di allontanamento dal processo; le istantanee progettuali che si riportano a conclusione del percorso non hanno la pretesa di rappresentare le esatte configurazioni degli interventi che si eseguiranno, quanto piuttosto le soluzioni maggiormente rispondenti ai vincoli di progetto allora presenti. La comparsa in futuro di nuovi vincoli, irruzioni o alterazioni d'intenzionalità porteranno i progetti a deviare e ad assumere nuove conformazioni per rispondere al meglio alle nuove entità. Ecco che così, il racconto del lavoro di tesi può assumere validità attraverso la contestualizzazione temporale, fornendo una testimonianza del processo ed impedendo l'astrazione dall'hic et nunc su cui si basa l'approccio metodologico.
In fase di stesura, poi, ci si è accorti che, ad eccezione di alcuni capitoli, lo sviluppo del percorso di tesi era spontaneamente divisibile in tre differenti parti, corrispondenti alle tre principali entità oggetto di speculazione. Tuttavia i sentieri d'indagine interrotti, così come i passi falsi commessi, rendevano alcuni capitoli non essenziali al fine del resoconto di una progressione progettuale. Inizialmente si pensava di rimuovere tali capitoli, ma, in un secondo momento, ci si è resi conto che il testo si prestava a due diverse letture: una, quella principale, atta a descrivere lo sviluppo del percorso e del metodo utilizzato; un'altra invece, a carattere prevalentemente teorico-epistemologico, identifica possibili altre strade d'indagine, metodologie ed ambiti di speculazione che meriterebbero di essere indagati.
Per esplicitare maggiormente questa duplice lettura è stato riportato un navigatore all'inizio di ogni capitolo: sulla destra sono rappresentate quelle parti del testo che trattano esclusivamente della progressione del processo progettuale e del metodo utilizzato; sulla sinistra, invece, sono riportati i capitoli con finalità esclusivamente di indagine teorico-metodologica alternativa a quella impiegata; al centro, infine, vi sono le parti comuni ad entrambe le letture.
Infine ogni capitolo riporta il mese di riferimento con la finalità di contestualizzare meglio tanto il lavoro svolto quanto la descrizione del processo in corso o la percezione che si aveva di esso.
Relatori
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