Una nuova centralità per Chieri : un'ipotesi di ridestinazione per l'ex caserma Scotti
Stefano Bernardo
Una nuova centralità per Chieri : un'ipotesi di ridestinazione per l'ex caserma Scotti.
Rel. Gentucca Canella, Bruno Bianco. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2017
Abstract
INTRODUZIONE
Negli ultimi anni il Ministero della Difesa ha dato avvio ad un processo di razionalizzazione delle strutture militari dismesse che contempla anche la cessione ai comuni di un ingente patrimonio immobiliare, con l'obiettivo di riqualificare e valorizzare queste grandi aree abbandonate.
I primi interventi di riqualificazione hanno avuto inizio nel 2013 a seguito del protocollo d'intesa stipulato tra sindaci, Ministero e Agenzia del demanio. Dal settembre 2014 il decreto Sblocca-Italia ha reso possibile la rifunzionalizzazione di quasi tutte le aree cedute ai comuni.
La volontà di riqualificare questi immobili militari è dovuta anche alle recenti politiche di rigenerazione urbana, che cercando di limitare il consumo di suolo hanno puntato sul recupero delle aree dismesse presenti all'interno del tessuto cittadino.
La tesi affronta il caso studio della caserma Scotti di Chieri (Torino), un'area di circa 6 ettari in parte occupata da magazzini militari, realizzati a partire dal 1940.
"Integrare Chieri nell'area vuol dire a questo punto assegnare a Chieri un ruolo ulteriore e specifico, che trae spunto dal rafforzamento dell'identità locale: Chieri come centro culturale, centro di riferimento della Collina Torinese, delle sue produzioni tipiche, il più vicino dei centri dell'economia agroturistica delle colline centrali piemontesi ("porta delle colline")". Partendo da questa riflessione, si vuole recuperare l'area dell'ex caserma cercando di restituire parte dell'antica centralità della Città-Stato di Chieri nel territorio attualmente definito del "Chierese", che comprende ben 18 comuni.
La storia ha infatti visto la città, a partire dal XII secolo, come punto di incontro delle direttrici mercantili e dei commerci lungo la via Francigena. Gli stessi mercanti chieresi furono presenti nelle fiere di lungo corso italiane e straniere. Dai commerci alla lavorazione del tessile la vocazione storica della città ha portato a ipotizzare per l'area dei magazzini militari un centro di produzione, smistamento ed esposizione legato all'agroalimentare e al tessile, in grado di promuovere anche la vendita dei prodotti locali (come il Freisa di Chieri, la ciliegia di Pecetto, il cardo di Andezeno ecc.), capace di accogliere tecnici, agricoltori e commercianti dai territori vicini (ospitati nelle nuove strutture ricettive previste dal progetto) per un nuovo "mercato stabile, vasta officina, porto alimentato da lontani commerci, prendendo come riferimento la fiera storica di S. Alessandro a Bergamo". Questa idea è supportata da una privilegiata accessibilità dell'area di progetto, data dalla vicinanza alla stazione ferroviaria e alla stazione per i pullman. A questo si affianca un centro per la formazione e il lavoro, che punta a coinvolgere soprattutto i giovani di Chieri e dei comuni limitrofi, aumentando così la centralità della città.
La proposta progettuale prevede inoltre:
la realizzazione di una nuova viabilità, in parte in trincea e in parte sotterranea, utile sia a migliorare l'accesso all'area stessa sia a rendere più scorrevole la circolazione nelle strade limitrofe;
il ridisegno dell'attuale movicentro per renderlo più funzionale e più accogliente;
riportare alla luce un tratto del Rio Tepice, attualmente interrato sotto Via Vittone;
la realizzazione di un grande parco pubblico;
la valorizzazione del rapporto esistente tra città e campagna,
il mantenimento e la rifunzionalizzazione degli edifici preesistenti che caratterizzano l'area.
Relatori
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