S. Giovanni di Montorfano: storia e restauro
Serena Beltrami
S. Giovanni di Montorfano: storia e restauro.
Rel. Carlo Mario Tosco, Ornella Bucolo, Daniela Miron. Politecnico di Torino, , 2006
Abstract
L'oggetto di studio di questa tesi di laurea è la chiesa di San Giovanni al
Montorfano. E' situata su un pianoro del Monte Orfano, nel territorio del comune
di Mergozzo, piccolo paese della provincia di Verbania, confinante con il capoluogo
provinciale e compreso nella diocesi di Novara. Il complesso del Montorfano è
affiancato a est dal lago di Mergozzo e a ovest dalla foce del fiume Toce.
Come prima cosa si è analizzato il contesto territoriale, cercando di capire come
e in che periodo sia nato questo complesso. Notizie relative alle fasi più antiche
della zona dell'Ossola e in particolar modo di Mergozzo le otteniamo soprattutto
dal Bianchetti nel suo scritto sull'Ossola Inferiore e dal libro scritto dal Gruppo
Archeologico di Mergozzo riguardante appunto la storia di questo comune. Da
evidenziare è la fortuna del complesso battesimale del Montorfano che, grazie alla
propria ubicazione in altura naturalmente difesa, non subisce contraccolpi soprattutto
negli anni segnati dalle scorrerie devastatrici dei burgundi prima e dei longobardi
dopo, i quali entrando dal Sempione attraversano l'Ossola nel V-VI secolo.
Il passo successivo è stata l'analisi dei documenti esistenti riguardanti la chiesa
oggetto di studio. Il primo documento in cui si parla, non esplicitamente della
chiesa di San Giovanni al Montorfano, ma della terra di San Giovanni è il testamento
di Raginaldo, vicedomino del vescovo di Novara, dell'anno 8853. Questo personaggio,
appartenente alla famiglia comitale di Pombia, tra le sue ultime volontà include di
lasciare alla chiesa di Santa Maria di Novara un oliveto di sua proprietà confinante
da un lato con la terra di San Giovanni. Questa attestazione, nata solo dalla necessità
di indicare le coerenze di un terreno,
diventa fondamentale per certificare la presenza di una chiesa in questo luogo
che presumibilmente possedeva anche appezzamenti di terreno.
Il documento successivo , in cui non si parla ancora esplicitamente della chiesa
di San Giovanni, ma vi può essere inclusa, è il documento di conferma dei beni
affidati a Litifredo, vescovo di Novara, da parte di Innocenzo II nel 1132, che
recita: "Plebem Mergotii cum capellis suis".
In una carta del 1256, invece si cita esplicitamente "Guido clericus sancti
Iovannis de Monte Orfano", segno tangibile della presenza di una chiesa in cui
a quel tempo venivano regolarmente celebrate le funzioni proprie di questo
edificio.
Da questo documento si passa poi al 1365, anno in cui Oldrado, vescovo di
Novara, convoca un Sinodo per la nomina di alcuni procuratori per le liti, le
questioni e le cause. Il Sinodo si tenne nella cattedrale di Novara e vi prese parte
il vescovo in persona. Dopo di lui vengono per ordine registrati i nomi di tutti
coloro che presero parte al Sinodo e in questo elenco troviamo: "Saglinus
cagnoloti beneficialis ecclesie sancti Iohannis de monte orphano. [...] Cominus
de gaudiano beneficialis ecclesiarum sancti Iohannis de monte orphano et
sancte Marie de ponzana".
Da questo documento si passa alle Visite Pastorali delle quali la prima a noi
giunta è del 1596, compiuta dal vescovo Bascapè, che ci descrive molto
dettagliatamente l'assetto dell'edificio.
Dopo di questa ce ne sono altre otto e l'ultima è datata 1820. Di tutte le Visite
Pastorali si è riportato all'interno della tesi la trascrizione.
I documenti successivi alle Visite Pastorali sono solo tre, di cui due sono conti
relativi a lavori di riparazione effettuati nell'anno 1935 e uno è lo scritto di don
Colli, parroco di Mergozzo, che descrive le condizioni in cui versa la chiesa nel
1939.
Dopo aver analizzato i documenti, traendone le informazioni più importanti che da essi
si possono ricavare, si sono cercate informazioni riguardanti la nascita della pieve
di Mergozzo, in cui rientra la chiesa oggetto di questa tesi, citata per la prima
volta nel documento di conferma a Litifredo di cui si è trattato appena sopra. Si
sono analizzate velocemente le altre chiese appartenenti alla pieve di Mergozzo, ponendole
a confronto con la chiesa di San Giovanni, per poi passare a trattare molto più nel
dettaglio quest'ultima.
Prima di tutto si sono analizzati gli scavi archeologici, svolti dal Gruppo Archeologico
di Mergozzo a partire dall'estate 1970. Le ricerche all'interno della chiesa attuale
hanno condotto all'individuazione dei resti di strutture preesistenti e comprendenti
un'aula battesimale rettangolare orientata con profonda abside a semicerchio sorpassato
al centro della quale si ergeva il fonte battesimale. Nello scavo a sud dell'edificio
romanico è emersa parte della muratura di un edificio coevo all'aula battesimale
paleocristiana, così come un vano a nord.
Attualmente di questa prima fase di utilizzo dell'area rimane visibile solo il fonte
battesimale, attraverso un'apertura lasciata nella chiesa romanica, e l'abside affrescata
che, sorgendo al di sotto della zona presbiteriale, è coperta da una struttura lignea per
evidenti motivi di utilizzo della chiesa attuale, ancora consacrata.
Le notizie maggiori sul complesso battesimale di epoca paleocristiana le abbiamo dal testo,
pubblicato nel 1984, riguardante i cantieri appena terminati o ancora attivi di restauro
e scavo nel novarese e comprendenti tre articoli rispettivamente degli autori D. Biancolini,
L. Pejrani Baricco e G. Romano. Nella zona sud dell'attuale chiesa di San Giovanni sono
stati ritrovati i resti di un secondo edificio triabsidato databile approssimativamente
all'epoca VII-IX. Attualmente, dopo la chiusura dei lavori di scavo, è visibile solamente
la zona absidale che conta tre absidi, di cui la maggiore è quella centrale, e che sono
conservate per un'altezza massima di 0,60 m circa.
Successivamente si analizza l'edificio romanico attualmente esistente, facendo un excursus
delle informazioni ricavate dai testi e dagli autori che in modo più o meno approfondito
hanno trattato l'argomento, per poi descrivere in maniera
più dettagliata i lavori di restauro effettuati a partire dall'estate 1970. Dei
restauri novecenteschi ci parla in modo piuttosto preciso lo scritto della
Biancolini Fea del 1984, oltre che lo scritto della stessa autrice all'interno di
"Novara e la sua terra", testo del 1980.
A questo punto si è svolto il rilievo architettonico della chiesa.
Per quanto riguarda l'edificio studiato in questa tesi, si è partiti dal verificare
disegni esistenti e depositati presso il Museo Archeologico di Mergozzo e
rappresentanti lo stato della chiesa di San Giovanni al Montorfano
precedentemente i lavori di restauro posti in atto dalla Soprintendenza a partire
dal 1970.
Prima di tutto si è effettuato il rilievo diretto delle quote parziali. Le misurazioni
esterne al contorno planimetrico della pianta sono state effettuate con una serie
di misure parziali, con il metro avvolgibile e la rotella metrica, accostando il
segno zero al primo punto da misurare e, tenendo orizzontale il nastro, leggendo
direttamente la quota in corrispondenza del secondo punto della parete.
Per il contorno interno la stessa tecnica è stata integrata con delle trilaterazioni,
componendo l'area interna in triangoli per mezzo delle diagonali; per questa
operazione è stato fatto uso anche del distanziometro laser.
In seguito con l'utilizzo di un livello a cannocchiale si è tracciata una rete base di
appoggio tutt'intorno alla chiesa e al suo interno, dai punti della quale,
attraverso delle trilaterazioni si sono andati ad individuare tutti gli spigoli
dell'edifìcio.
Per i prospetti si è utilizzato invece il raddrizzamento fotogrammetrico in
modalità geometrica, che ha permesso la rappresentazione anche della tessitura
muraria.
Sugli elaborati grafici ottenuti ci si è soffermati a riflettere sulle diverse
caratteristiche dell'edificio a partire dai materiali che lo compongono, dalle
dimensioni dei corsi e il loro andamento lungo il perimetro della chiesa, alle
buche pontaie ancora presenti. Dallo studio di questi elementi si è cercato di
ricostruire l'organizzazione di cantiere attraverso la probabile disposizione dei
ponteggi e le possibili fasi costruttive.
A questo proposito sono state molto utili le informazioni derivate a seguito degli
scavi archeologici attuati all'interno dell'edificio che hanno permesso di scoprire
la posizione delle pareti perimetrali della chiesa preesistente quella attuale.
Dalla loro posizione e dalla continuità o meno dei corsi lungo tutta la fabbrica si
è stati indotti a pensare che la chiesa venne costruita a partire dall'abside,
completamente slegata dal resto e caratterizzata da una pezzatura dei conci
molto più piccola rispetto al resto dell'edificio. Dall'abside si è passati
probabilmente a costruire il transetto, che presenta tutte le sue pareti legate tra
loro ed è posizionato esternamente rispetto al perimetro della chiesa
preesistente, non andando quindi ad intralciare, durante la sua costruzione, il
regolare funzionamento di quest'ultima.
Sempre a causa del fatto che la chiesa precedente a quella attuale doveva
comunque rimanere attiva, probabilmente si è passati a costruire la facciata,
anch'essa in posizione esterna rispetto al perimetro dell'edifìcio preesistente,
con le paraste angolari e la parte più bassa della porzione successiva del
prospetto nord della navata, per poi proseguire con la parte più alta di
quest'ultima e la parete corrispondente lungo il prospetto sud della navata. In
ultimo si è probabilmente demolito le pareti della chiesa preesistente e si è
congiunta la navata con il transetto.
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