Architetture fortificate lungo la Via Tiburtina - Valeria - Claudia : analisi storica e progetto di restauro e valorizzazione
Alberto D'amico
Architetture fortificate lungo la Via Tiburtina - Valeria - Claudia : analisi storica e progetto di restauro e valorizzazione.
Rel. Annalisa Dameri, Monica Naretto. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2017
Abstract
INTRODUZIONE
La Via Tiburtina Valeria è una via romana che congiunge la città di Roma a quella di Pescara. Il suo tratto copre una lunghezza di circa duecentosedici chilometri, tagliando orizzontalmente il centro della penisola italiana. La Via è l'unione di tre strade: la prima da Roma a Tivoli, da cui prende il nome (Tibur) Tiburtina, la seconda da Tivoli a Corfinio, con il nome di Valeria e l'ultima da Corfinio a Pescara, appellata Valeria-Claudia, che risulta essere il tratto più lungo. Vi è chi definisce quest' ultimo tratto dal paese di Collarmele e non Corfinio. La via è menzionata per la prima volta nel volume V del Geografia di Strabone. Il suo tracciato viene definito sia nella Tabula Peutingeriana, col nome di Tiburtina-Valeria, sia nell'Itinerarium Antonini, solamente Valeria.
Il tratto finale della via ha origini antecedenti alla popolazione romana; infatti era un percorso utilizzato per la transumanza degli animali nel periodo invernale, che dall'Appennino scendevano verso la costa adriatica. Solo nel V - IV secolo a.C. venne utilizzata come canale di penetrazione all'interno della piana del Tevere dagli Equi e dai Marsi. La Tiburtina partiva da Roma dalla fontana detta dei Trofei di Mario, una monumentale opera che trae origine dai trofei marmorei posti in due nicchie a commemorazione delle vittorie riportate da Mario sui Cimbri e i Teutoni. La sua costruzione è databile intorno al IV secolo a.C. Da qui la via passava per la Porta Esquilina, oggi nota come Arco di Gallieno, attraverso le antiche mura Serviane. Successivamente con la costruzione del secondo anello murario ad opera di Aureliano, la via usciva dalla città per Porta Tiburtina in direzione di Tivoli. Dalla città tiburtina partiva la Valeria, via consolare che alcuni reputano essere fondata dal censore Marco Valerio Massimo Potito nell'anno 286 a.C. mentre Livio affermava fosse attribuita a M. Valerio Massimo e datata 488 a.C. [C. Iunio Bubulco collegaque eius M. Valerio Maximo viae per agros pubblica impensa factae].
In seguito alle guerre sannitiche, vennero fondate le città di Carseoli (304) e Alba Fucens (303). La strada venne adeguata alla funzione di arteria commerciale e militare. Dalla piana del lago Fucino proveniva una grossa quantità di prodotti agricoli, mentre dalle cime dell’Appennino merce ricavata dall'attività della pastorizia. Inoltre da quello che è oggi il confine tra Lazio e Abruzzo arrivava la più grande quantità di tufo e travertino, richiesta da Roma, per le numerose opere architettoniche e scultoree. È quasi accertato che il prolungamento della via sino a Pescara (Ostia Atemum) sia di età augustea, cui si deve il maggiore contributo per la lastricatura all'imperatore Claudio tra il 48 e il 49 d.C. Inoltre lo stesso operò un restauro dei ponti lungo la via. La Valeria si districa all'interno della parte settentrionale della regio IV di Augusto, nel territorio che era occupato da quattro popolazioni italiche: Equi, Marsi, Marrucini e Peligni. La Tiburtina e la Valeria presentano una differenza nella larghezza della carreggiata: la prima risultava più stretta, con undici piedi (3,25 m) mentre l'altra più ampia con ben quattordici piedi (4,10 m). Tuttavia entrambe consentivano la doppia circolazione di marcia dei carri. Come si legge dalla descrizione di Carlo Promis possiamo intendere che l'antica via consolare era fondata nel tufo e formata da pietre di basalto. Questa annoverazione materica è confermata anche dal Calci che sottolinea soprattutto come questa sia pienamente incassata nel banco di pietra. Lo scopo principale dell'edificazione di vie consolari era collegare Roma con tutte le province quindi assicurare il controllo del territorio. La costruzione della via consisteva nello sbancamento del terreno di 40-60 cm, il quale veniva riempito con strati omogenei di terreno. La trincea formata veniva costipata di un letto di pietre di piccolo diametro (statumen), successivamente veniva inserito uno strato più sottile dello stesso materiale ma di volume maggiore, per consentire il drenaggio del terreno (rudus). La pavimentazione di basalto (pavimentum o summum dorsum) veniva posata su un fondo sabbioso (nucleus) bombato al centro per consentire il deflusso laterale delle acque meteoriche. L'arteria adempì alla funzione di canale commerciale e utilizzato dalle varie truppe durante gli spostamenti bellici. L'occupazione longobarda non avvenne da parte di un grosso esercito, bensì piccole orde di barbari si impadronirono di punti strategici lungo la strada (guadi dei fiumi, nodi viari e città già munite di difese). Nel 742 la Valeria venne battuta dagli eserciti contrapposti di re Liutprando e Lotario e in questo periodo si ha il primo incastellamento delle zone del Lazio e dell'Abruzzo intercorse dalla via. Mezzo secolo dopo anche Pipino passerà per questa via da Roma in direzione di Chieti. Durante il IX secolo l'asse viario garantisce gli scambi commerciali tra l'Urbe e l'Adriatico. Contrariamente nel secolo successivo le grandi strade vengono abbandonati perché soggetti a scorribande e i nuovi insediamenti fortificati vengono a collocarsi a ridosso delle vecchie strade romane (itinera) o lungo le mulattiere. Soltanto con l'avvento dei normanni la Valeria riacquisterà il compito di canale commerciale e militare. In questo stesso periodo (920 -1050) si avrà il secondo fenomeno di incastellamento, dovuto alla politica feudale normanna. Le fortificazioni di questo periodo ricadono nell'assetto geometrico della semplicità: torri quadrate e castelli composti da un mastio e un recinto. Il Duecento vedrà conformarsi un impianto cruciforme di assi viari, grazie al fiorire dei traffici commerciali; all'andamento est-ovest della Tiburtina-Valeria si contrapporrà quello nord-sud della Via degli Abruzzi, che collegava Firenze a Napoli. Gli apparati fortificati svevi, angioini e aragonesi cambieranno stilisticamente, presentando forme più eleganti e elementi di difesa più complessi.
Lo scritto, come si evince dal titolo, volge la sua attenzione alle sole architetture a carattere fortificato (porte urbiche, castelli, rocche, torri etc..), escludendo quindi la moltitudine di manufatti e reperti archeologici presenti sul sentiero. L'intento non è solo quello di catalogare le fortificazioni, ma sottolineare come l'articolazione viaria possa incidere sullo sviluppo architettonico. Nel corso dei vari secoli il potere che si esercitava sul borgo era assicurato per mezzo di una costruzione fortificata, sia che il fosse laico (feudatari, famiglie nobili, imperatori e re) che ecclesiastico (ordini religiosi, vescovi, Papa). La ricerca storico-architettonica si pone soprattutto l'obiettivo di indicare le cause che hanno portato allo sviluppo di queste architetture e raccordare i loro punti in comune. Capire come è composta una tessitura muraria, una merlatura o semplicemente la formalità dell'assetto difensivo possono evidenziare caratteri comuni e ricondurre a un aspetto compositivo unitario. Allo stesso modo si vuol comprendere come opere dello stesso periodo e geograficamente ravvicinate si presentino in maniera opposta. Il campo delle architetture fortificate presenta un vasto panorama di opere, molte volte semplici case o porte urbiche. In Italia, e soprattutto nella zona centrale della penisola, vi sono moltissimi esempi di fortificazioni; troppo spesso celate da ruderi dimenticati. I sistemi di difesa presentano caratteri differenti, basti pensare alla definizione di castello per immaginare opere in pietra squadrate o sbozzate, in legno o intonacate, con merlatura o senza. Senza dubbio la fortificazione rappresenta l'identità di una popolazione locale, l'immagine simbolo. Il controllo della via definisce i confini daziari e l'edificazione di elementi verticali assicura una migliore vista sul territorio. L'idea di munire la Valeria di fortificazioni risiede nella mente di Giulio Cesare, ma inizia a definirsi con progetti concreti sotto Claudio. Durante l'intera epoca medievale la zona da Tivoli a Corfinio venne appellata dagli storici con Valeria, ad indicare l'importanza che tale via ricopriva.
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